martedì, Gennaio 13, 2026
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In Iran Mosca studia l’arte della repressione

AGI – Lungi dal mobilitarsi in difesa di Teheran, Mosca sta alla finestra e osserva. Come si reprimono le proteste di piazza, innanzitutto, ma anche come isolare completamente un Paese dal resto del mondo – niente Internet, niente telefoni, niente di niente – per evitare che l’orrore delle violenze diventi strumento nelle mani dell’Occidente. A spiegarlo, in un’intervista all’AGI da Baku, è l’analista indipendente russo Nikita Smagin, esperto di Iran e di relazioni tra Russia e Medio Oriente. “La leadership russa è sicuramente spaventata dall’idea del possibile crollo di un regime alleato sotto la spinta delle piazze e dalla possibilità che questo diventi esempio per altri Paesi”, commenta Smagin, autore del libro ‘Vsem Iran’. Per questo, Mosca sta studiando attentamente l’esperienza dell’Iran, sia sul piano della chiusura di Internet, che della gestione delle piazze.

Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, sul fronte del controllo della Rete la Russia ha imboccato velocemente una strada che l’Iran ha elaborato in diversi decenni di esperienza. Restrizioni e blocchi delle app straniere più popolari, accesso a Internet consentito solo sulla base di liste speciali, le cosiddette ‘white list‘ che prevedono siti autorizzati e in funzione durante i blocchi, servizi bancari, taxi, consegne a domicilio, media ufficiali: queste e altre misure di censura digitale sono state sperimentate nella Repubblica islamica molto prima che il Cremlino le adottasse in casa. “Per molti versi, l’allievo aveva già superato il maestro”, ha scritto di recente Smagin in un articolo su Meduza, “le autorità russe sono diventate più efficaci nel costruire un sistema unificato per combattere la libertà online“.

Mosca studia l’esperienza iraniana

Ora, cinicamente parlando, quanto sta accadendo nella Repubblica islamica offre di nuovo un ‘caso da manuale’ di grande valore per Mosca. “La Russia“, analizza Smagin, “sta studiando da vicino l’esperienza iraniana su due fronti: quello del jamming dei segnali Starlink e quello dell’organizzazione e della conseguente repressione delle manifestazioni“. “Per il Cremlino“, prosegue l’analista, “lo scenario più pericoloso è il crollo dell’attuale regime iraniano: la Russia non vuole perdere il suo partner, perché un altro tipo di governo che vada al potere in netta contrapposizione con la Repubblica islamica vedrebbe l’Iran cambiare le sue linee di politica estera; allo stesso modo, Mosca teme che la caduta di un regime così autoritario possa diventare un esempio per altri Paesi, Russia in primis“.

Jamming di Starlink e guerra elettronica

“Nel primo giorno di chiusura di internet in Iran sono stati usati in modo attivo i terminal Starlink per far uscire diversi video e notizie”, racconta Smagin, “poi il regime ha iniziato a usare jammer militari per interrompere l’accesso anche a Starlink e questo è un aspetto che sicuramente Mosca sta studiando o su cui addirittura sta collaborando”. Difficile dire se in questo caso sia la Russia a insegnare all’Iran o viceversa, ammette l’analista: “Di certo, Mosca ha consegnato all’Iran mezzi di guerra elettronica, ma allo stesso tempo anche l’Iran ha cercato in modo attivo di sviluppare sui mezzi simili”.

Tattiche di protesta e supporto russo

L’altro aspetto su cui si concentra l’attenzione russa, sono “le tattiche dei manifestanti e quelle del regime per contrastare le proteste e restringere le informazioni: con quali modalità e attraverso quali canali le persone vanno in piazza, il controllo e le identificazioni dei manifestanti con le telecamere di sorveglianza“. Il Cremlino è interessato a che il suo alleato, Ali Khamenei, rimanga al potere a Teheran ma è disposto a difenderlo “fino a un certo punto”, conclude poi Smagin. “Se per il regime iraniano si concretizzerà una seria minaccia di sopravvivenza, Mosca molto probabilmente si farà da parte come ha fatto in Siria, non interferirà in modo militare come ha fatto a giugno nella guerra con Israele”. In questo momento in cui il regime non sembra vacillare, “la Russia è sicuramente pronta a inviare consiglieri, condividere intelligence e fornire armi al Paese. Ha già consegnato una serie di armamenti come elicotteri d’attacco e i blindati corazzati Spartak Mrap, progettati per resistere alle mine rudimentali; sono armamenti che non serviranno all’Iran in caso di un attacco israeliano, ma che risulteranno utili se iniziasse una vera rivoluzione, una sorta di guerra civile“.

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