domenica, Febbraio 25, 2024
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Indonesia al voto mercoledì. I giovani sono l’ago della bilancia

AGI – Il 14 febbraio in Indonesia, più grande paese a maggioranza musulmana al mondo, quasi 205 milioni di cittadini andranno alle urne per eleggere il nuovo presidente e 20 mila rappresentanti a vari livelli, segnando la fine del decennio della presidenza di Joko Widodo, chiamato Jokowi in patria. In testa nei sondaggi, col 51,8% dei consensi, il ministro della Difesa, il 72enne Prabowo Subianto, candidato per la terza volta, in lizza col figlio maggiore del presidente uscente, Gibran Rakabuming Raka, aspirante vicepresidente. Le presidenziali si giocano con altri due contendenti maggiormente accreditati: l’ex governatore di Giacarta, Anies Baswedan, al 24,1% nelle intenzioni di voto e l’ex governatore di Giava Central, Ganjar Pranowo, al terzo posto con il 19,6%. Tuttavia la vittoria finale di Prabowo non è assicurata: se mercoledì nessuno dei candidati dovesse ottenere più del 50% del totale dei voti espressi e almeno il 20% dei voti in più della metà delle province del Paese, si andrà al ballottaggio, in agenda per il 26 giugno.

 

Lo scenario di un secondo turno, che non si verifica dal 2004, potrebbe provocare un cambio di opinione da parte di alcuni partiti, che si schiererebbero a favore del candidato arrivato secondo per cercare di contrastare Prabowo. Ma tutto dipenderà dal candidato che arriverà al secondo posto. I sostenitori di Ganjar probabilmente si rivolgerebbero ad Anies prima del ballottaggio, ma non è chiaro se i partiti che sostengono Anies si radunerebbero attorno a Ganjar se arrivasse secondo. Diversi analisti concordano sul fatto che in Indonesia, quarto Paese più popoloso al mondo, la democrazia è in pericolo a causa dell’ingerenza politica del presidente uscente.

 

Jokowi sostiene tacitamente il suo ministro della Difesa Prabowo, noto per il suo stile autoritario e il suo sanguinoso passato nell’esercito. Inoltre Jokowi, che per legge non poteva presentarsi dopo due mandati consecutivi, è indirettamente candidato: in caso di vittoria suo figlio maggiore diventerebbe vicepresidente, segnando una trasmissione dinastica del potere nell’arcipelago di 17mila isole. In effetti, a sorpresa, lo scorso ottobre un tribunale superiore presieduto dal cognato di Jokowi ha tardivamente cambiato le regole di ammissibilità al voto, consentendo al figlio del presidente, Gibran Rakabuming Raka, di diventare il candidato vice di Prabowo. Il timore è che questo sviluppo eroda i valori democratici in Indonesia, liberatosi da un regime autoritario solo 25 anni fa. Il decennio di presidenza Jikowi è generalmente considerato come un periodo di stabilità e prosperità per la più grande economia del Sud-Est asiatico, motivo per cui rimane estremamente popolare ed è in buona parte grazie a lui che il tandem Prabowo- Gibran è in testa nei sondaggi.

 

Un dato centrale in quanto a fare la differenza alle presidenziali indonesiane è sempre stato è il consenso sulle singole personalità politiche piuttosto che i programmi di governo, molto simili tra i tre candidati, dominati da promesse di crescita inclusiva e benessere. Determinante per l’esito del voto i risultati sull’isola di Java, dove vive più della metà dei 277 milioni di abitanti. Altrettanto cruciale è il consenso di cui gode Prabowo sui social, in un Paese tra i massimi fruitori al mondo di TikTok. Con i suoi brevi video l’aspirante presidente è diventato popolare non per i suoi discorsi elettorali ma per i suoi passi di destra goffi, diventati virali e commentati con affetto dagli utenti. Questo trend è dovuto al fatto che più della metà degli elettori ha meno di 40 anni, quindi è meno sensibile alle critiche sul passato intransigente di Prabowo, accusato del rapimento di militanti e altre violazioni dei diritti umani quando era un comandante militare sotto la dittatura di Suharto, suo suocero. Accuse sempre respinte dal diretto interessato, congedato dall’esercito con tutti gli onori e vietato di soggiorno negli Stati Uniti fino ad un periodo recente.

 

Il 14 febbraio si capirà se il seguito di Prabowo sui social si tradurrà effettivamente in una partecipazione elettorale significativa della generazione Z, che nel 2019 è stata di gran lunga inferiore rispetto al tasso nazionale. Un’altra categoria determinante è rappresentata dai due più grandi gruppi musulmani moderati dell’Indonesia, Nahdlatul Ulama (NU) e Muhammadiyah, 80 milioni di iscritti, i cui leader sono pero’ spaccati sul candidato da sostenere, con solo alcuni che appoggiano Anies. I candidati hanno posto obiettivi ambiziosi di crescita fino al 7% e la creazione di milioni di posti di lavoro, ma le loro promesse elettorali sono scarse nei dettagli. Propongo di estendere l’estrazione mineraria downstream per estrarre valore dalle sue abbondanti risorse naturali, ridurre il consumo di carbone e promuovere l’energia rinnovabile, ampliare la protezione sociale e continuare la costruzione di una nuova capitale, un progetto da 32 miliardi di dollari.

 

Mercoledì gli elettori sceglieranno anche quasi 20 mila rappresentanti a livello nazionale, provinciale e distrettuale. Un’altra elezione provinciale è prevista per novembre di quest’anno, anche se in Parlamento sono in corso discussioni per anticiparle a settembre. Il calendario proposto ha suscitato preoccupazioni circa possibili interferenze dell’attuale amministrazione, che cosi’ rimarrebbe in qualche modo operativa fino a ottobre. Le elezioni generali in Indonesia hanno inoltre una certa importanza a livello geopolitico e diplomatico, per tre motivi: i rapporti con l’Occidente e la Russia, gli equilibri regionali nel contesto dell’influenza cinese e le guerre in Medio Oriente e Ucraina. È quanto emerge da una recente intervista a Edwin Ramedhan, docente ed ex consigliere del governo indonesiano, pubblicata sul sito ‘Asialyst’. Sul piano militare, Prabowo, attuale ministro della Difesa, ha organizzato un riavvicinamento con l’Occidente.

 

Nel 2021 l’aeronautica indonesiana voleva dotarsi di Sukhoi russi, ma gli americani hanno esercitato pressioni sull’Indonesia, minacciando il paese di sanzioni economiche. Alla fine Prabowo opto’ per l’acquisto di Rafale francesi e F-15 americani. Tuttavia, la dottrina militare del Paese non è stata oggetto di un vero aggiornamento e la campagna elettorale non ne parla, pertanto saranno decisive le decisioni che prenderà il futuro presidente. Invece per quanto riguarda i rapporti con la Cina, Prabowo ha un approccio pragmatico. Tiene conto del suo peso economico in Asia e del ruolo che può svolgere per lo sviluppo dell’Indonesia. Una forma di ostilità verso i cinesi non colpisce quindi direttamente Pechino quanto la diaspora cinese in Indonesia. Un esempio emblematico riguarda gli investimenti nel settore della lavorazione del nichel che coinvolgono aziende pubbliche cinesi e indonesiane, ma ignorano le aziende private della diaspora cinese.

 

Infine l’Indonesia – più grande paese a maggioranza musulmana al mondo – è particolarmente interessata alla guerra tra Israele e Hamas. Quando si tratta della Palestina, inizialmente è stata la solidarietà religiosa ad avere avuto la precedenza, ma oggi si tratta più di solidarietà anticoloniale. Del resto la stessa Autorità Palestinese chiede solidarietà nazionale piuttosto che religiosa, spingendo l’Indonesia a impegnarsi maggiormente nella risoluzione politica del conflitto. Invece nel conflitto in corso da due anni in Ucraina, molti indonesiani sono maggiormente filo-russi.

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