venerdì, Maggio 24, 2024
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GIUSEPPE BRANCATO: “BE YOURSELF” – L’IMPORTANZA DI ESSERE SE STESSI

Approda sul palcoscenico del Teatro Lo Spazio di Roma, il 26 e il 27 maggio, ore 21:00, ‘Velvet Motel’, musical diretto da Giuseppe Brancato con le coreografie di Mark Biocca. 5 i performer che sono protagonisti di quello che il regista descrive come: Un mix fra una cena con delitto, un escape Room e un Musical di Broadway.

All’ingresso ci accoglie Ambrogio, un insolito concierge in giacca rossa, quasi un domatore di leoni, pronto ad aprire per noi le porte del Velvet Motel dove, in penombra, ci conduce alla nostra “stanza”, affittata per 2 ore: questa la durata dello spettacolo.

Uno show che definirei in un certo senso “disturbante” ma, sicuramente, coinvolgente, un faccia-a-faccia col pubblico, con citazioni dai maggiori Musical del West End.

Pur essendo leggero e divertente, il testo tocca anche temi molto seri ed attuali quali l’omosessualità, la solitudine, la violenza di genere. Volete saperne di più? Ebbene, noi abbiamo intervistato per voi il regista.

Giuseppe, si potrebbe definire Velvet Motel uno show LGBTQ+?

Non saprei…nel senso che sicuramente all’interno abbiamo varie inclusioni… quindi diciamo che lo scopo, il messaggio che vuole dare lo spettacolo è quello di raccontare tutte le minoranze, quella di genere in primis,  maschile o femminile o a non definire cosa è davvero un trans, ovvero una persona che non ha o non vuole avere genere… per arrivare alla cosa più semplice: “semplicemente essere gay”; insomma, è uno show che vuole “normalizzare” qualunque tipo di realtà.

Quale tematiche propone il testo e come le hai affrontate a livello autoriale e registico?

Come dicevo, la tematica principale è quella di normalizzare, con un linguaggio abbastanza comune, e da questo focus iniziale abbiamo sviluppato le varie tematiche che affrontiamo: abbiamo, ad es., Gallo -travestito? Eterosessuale?-, Micheal -un ragazzo che come tutti i gay affronta in modo diverso il suo fare outing, abbiamo Angelica, che invece è una donna affranta, tradita, una di quelle donne forti che sono diventate forti dal passato, abbiamo Terenzia che risulta comica ma che è poi forse quella che ha il passato più difficile, quella che fa un lavoro che non vorrebbe fare (come probabilmente metà della popolazione di tutto il mondo!), fino a che scopre -appunto- che può dire chi è, può essere chi vuole essere. E infine c’è Ambrogio, che ha una sessualità indefinita, innamorato della luna… mostrandoci che possiamo amare veramente chiunque. Ecco i temi affrontati nello spettacolo, ma il più forte di tutti è proprio l’essere se stessi, cioè il normalizzare il fatto che si possa essere chi veramente si vuole essere e che non è sempre necessario doversi giustificare, doversi mettere una maschera per stare in questa società… a volte è solo una questione di coraggio, avere un po’ di coraggio per essere sicuri del dire “vado bene, sono io e sono così” e qualcuno che ti ami lo trovi, proprio come accade ai nostri ospiti residenti del Velvet, che nonostante siano molto complicati e diversi… alla fine sono una famiglia.

Come mai la scelta di proporre un jukebox musical?

Beh, tra le varie “missioni” che ho nella vita, una è quella di portare e di far conoscere il musical a varie realtà, dalle più giovani alle più vecchie, perché come sappiamo il musical in Italia, nonostante sia un genere che piano piano si è stabilito in qualche modo, è ancora non ai livelli di West End spesso per disinformazione… ecco, dunque, la “missione” è quella di portare dei numeri (alcuni tradotti appositamente per lo spettacolo anche se siamo stati molto fedeli al testo originale) di fronte a qualsiasi tipo di pubblico per far ‘sì che si possa magari appassionare in modo diverso al musical e andare a teatro…perché è quello di cui abbiamo bisogno in questo momento.

Il “motto” con cui ci congedano gli attori sul palco è un invito al pubblico: “Be Yourself”. In che modo e perché proponi agli spettatori di essere se stessi?

Credo che sia piuttosto una sfida personale che mi ri-propongo ogni giorno della mia vita dal momento in cui mi sveglio… perché, un po’ per il lavoro che facciamo, un po’ per la società in cui viviamo… non è facile essere se stessi: spesso ti mette a rischio, ti crea disagi, pensi magari di non essere giusto o di dire la cosa sbagliata, pensi che forse essere in un altro modo è sempre meglio, e allora questa sfida personale mi fa chiedere: “perché un altro modo è meglio del mio?”, “perché essere come quell’altra persona è meglio di come sono realmente io?”; “perché seguire questa linea social deve assolutamente portarmi ad una parte più bella e migliore di quella che vivo e che ho?”, Perché c’è questa rincorsa, sempre, quando probabilmente -appunto- l’essere noi stessi è bello ugualmente, e ha lo stesso anzi ha anche più valore? Quindi ecco perché vorrei che il pubblico quantomeno riflettesse su questa cosa, perché abbiamo pochi spunti per riflettere su questa cosa… abbiamo molti più spunti che ci portano ad essere come altre persone che ci fanno credere siano migliori; ecco, io ho voluto dare un messaggio che fosse contro-corrente, perché anche una Terenzia va bene, pur avendo questo personaggio molto particolare, anche un Ambrogio va bene, accettiamolo! Accettiamo tutti e accettiamoci. Ecco. 

Ringraziamo dunque Giuseppe per averci raccontato questa realtà fatta di persone tutte, in modo diverso, peculiari e uniche, che convivono e s’incontrano e si scontrano in un non-luogo dove non esiste l’obbligo, ma soltanto la verità.

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