AGI – L’ Iran ha interrotto negli ultimi due giorni gli attacchi sulle basi Usa nel Golfo Persico, visto che gli Stati Uniti hanno sospeso i bombardamenti. “Le ultime due notti, gli americani hanno fermato i loro attacchi. Poiché la nostra strategia si basa essenzialmente sulla ritorsione, abbiamo fermato anche le nostre operazioni”, ha dichiarato il portavoce Mohammad Akraminia in un’intervista alla televisione statale.
“La posizione dell’Iran rimane quella di rispondere colpo su colpo: se gli attacchi cessano, anche l’Iran interrompe le sue operazioni”, ha spiegato la fonte, “questo messaggio è già stato trasmesso agli Stati Uniti”. Nonostante ciò il funzionario ha precisato che, in seguito allo stop dei raidi americani, “prevale lo scetticismo piuttosto che l’ottimismo” in quanto “l’opinione prevalente è che la cessazione sia tattica e non genuina”. Vedremo nei prossimi giorni quali sviluppi ci saranno.
L’Iran conferma: “Siamo disponibili a proseguire i negoziati”
Intanto, l’Iran ha confermato al Pakistan, Paese mediatore, la sua disponibilità a proseguire i negoziati con gli Stati Uniti a Ginevra, Doha o Islamabad in conformità con il memorandum d’intesa, ha detto ad Al Arabiya una fonte, secondo cui Teheran auspica di riprendere in primo luogo i colloqui sullo Stretto di Hormuz, poi sui suoi beni congelati e infine sul programma nucleare. L’Iran ha infine informato il Pakistan di essere contrario alla creazione di un nuovo corridoio attraverso lo Stretto.
Teheran: “Avanti con il dialogo, la priorità è la nostra difesa”
Lo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti e l’attività di mediazione continuano. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, citato da Al Jazeera, sottolineando che la priorità di Teheran rimane la difesa della propria sovranità sotto attacco.
All’emittente austriaca Orf, Baqaei ha affermato che la Repubblica islamica ha rispettato l’impegno assunto nel memorandum d’intesa di garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz entro 30 giorni, ma gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi prima della scadenza di tale termine, usando come pretesto presunti incidenti marittimi. E’ la terza volta nell’ultimo anno che la diplomazia iraniana viene “tradita” da attacchi durante i negoziati, ha puntualizzato, aggiungendo che Washington non ha sbloccato i beni iraniani congelati, come previsto dal memorandum d’intesa.
Trump pubblica una foto creata con l’IA su un attacco all’isola di Kharg
In questo (nuovo) clima di tregua armata non passa inosservato l’attivismo social di Trump. Il presidente Usa ha postato sul suo profilo Truth una serie di immagini, create con l’intelligenza artificiale, tra cui quella di un attacco all’isola di Kharg. Un’altra mostra un cargo sul quale il capo della Casa Bianca pianta una bandiera Usa e la scritta “E’ la nostra petroliera ora!”
L’Iran contro Zelensky: “Ha colpito una nostra nave, risponderemo”
Non resterà senza risposta l’attacco ucraino a una nave mercantile iraniana, costato un morto. È il monito affidato a X dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che punta il dito direttamente sul leader di Kiev. “Zelensky ha attaccato una nave mercantile iraniana, uccidendo un marinaio. Una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite, compiuta su istigazione di Israele per trascinare l’Europa nella sua guerra”, ha affermato Araghchi, “durante le conversazioni con l’Alto rappresentante europeo Kallas e il ministro degli Esteri Lavrov, è stato chiarito che ciò che ha fatto questo scroccone di Kiev non può rimanere senza risposta”.
NYT, perchè Trump si è fermato
Secondo Il New York Times, il presidente Donald Trump per il momento ha sospeso i piani volti a intensificare in modo significativo gli attacchi statunitensi contro l’Iran, dopo che alti vertici militari hanno avvertito che tale mossa potrebbe esaurire pericolosamente le scorte di missili intercettori Patriot e di altri missili di difesa aerea necessari a proteggere le forze statunitensi in Medio Oriente.
Secondo l’articolo, l’amministrazione sta valutando tali vincoli militari insieme ai rischi di un’escalation regionale più ampia, pur continuando a esercitare pressioni economiche e lasciando aperta la porta alla diplomazia. Se confermata, la decisione evidenzia come le scorte limitate di munizioni fondamentali per la difesa aerea stiano influenzando sempre più le opzioni militari degli Stati Uniti man mano che il conflitto prosegue.
Potrebbero essere stati il vicepresidente americano JD Vance e il capo di Stato maggiore interforze, il generale Dan Caine, a frenare sull’ipotesi di un’escalation nella guerra in Iran. A quanto raccontato dalla Cnn, che conferma le indiscrezioni del New York Times, entrambi hanno espresso preoccupazione per una possibile nuova massiccia operazione durante la riunione convocata venerdì alla Casa Bianca dal presidente Donald Trump. Caine ha prima chiarito che avrebbe potuto avere successo in caso di offensiva, ma ha poi lanciato l’allarme per le scorte statunitensi di munizioni e per un rischio di effetto domino nella regione. Non è chiaro se siano stati il vicepresidente e il generale con le loro parole a convincere Trump a sospendere i raid – da due notti il Centcom non attacca – nè se e quanto la pausa durerà.
Avvertimento dell’esercito iraniano
Intanto, l’esercito iraniano – sempre tramite il portavoce Akraminia – ha avvertito che il conflitto in Medio Oriente si allargherebbe se gli Stati Uniti si facessero convincere dal premier israeliano Benjamin Netanyahu a continuare i bombardamenti. “Ritengo che, se gli americani dovessero ancora una volta cadere nell’inganno dei sionisti, o agire in linea con loro, e insistere nel proseguire la guerra, in particolare attraverso attacchi aerei, il conflitto si espanderà ulteriormente dal punto di vista geografico”, ha dichiarato alla televisione di Stato.
Martedì l’incontro Trump-Netanyahu
Trump discuterà della guerra con l’Iran con Netanyahu durante un incontro alla Casa Bianca martedì prossimo, mentre entrambi i leader valutano la diplomazia rispetto alla possibilità di una ripresa delle ostilità militari. In un’intervista a Fox News il premier israeliano ha affermato che le agenzie di intelligence statunitensi e israeliane stanno coordinando strettamente il programma nucleare iraniano e che si aspetta di conoscere i piani di Trump durante il loro incontro. “Per molti versi, la decisione spetta a lui”, ha detto a Maria Bartiromo durante la trasmissione “Sunday Morning Futures”. Il leader israeliano ha affermato che il programma nucleare iraniano deve essere fermato “con o senza accordo”, avvertendo che qualsiasi attacco diretto o indiretto contro Israele provocherebbe una risposta “molto, molto energica”. Netanyahu ha affermato che i precedenti attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele hanno fatto regredire l’Iran di diversi anni, ma ha avvertito che Teheran potrebbe tentare di ricostruire il proprio programma nucleare.
Le condizioni di Mojtaba Khamenei
Intanto, il suocero dell’Ayatollah, Gholam Ali Haddad Adel, membro del Consiglio per il Discernimento iraniano, ha detto all’agenzia Ilna che la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, è “in buona salute”. “Al momento, a causa di determinate circostanze, non è in contatto con nessuno o con alcuna entità, ma è in buona salute”, ha affermato il funzionario, la cui defunta figlia Zahra aveva sposato Mojtaba Khamenei. L’attuale Guida Suprema non si vede in pubblico dal 28 febbraio scorso, giorno dell’attacco israelo-statunitense in cui perse, oltre alla stessa consorte, il padre e predecessore Ali Khamenei, la sorella e il marito e la figlia di quest’ultima.
Secondo numerose fonti, Mojtaba Khamenei sarebbe rimasto ferito in modo grave nel raid che, secondo alcune ricostruzioni, lo avrebbe lasciato sfigurato e mutilato. Eletto nuova Guida Suprema lo scorso 8 marzo, il cinquantaseienne ha da allora comunicato solo tramite messaggi scritti diffusi dai media statali o dai profili social a lui attribuiti. Il mistero sulla sua sorte ha dato la stura alle ipotesi più disparate, tra chi ritiene che l’ayatollah sia ricoverato in Russia e chi assicura che abbia partecipato, mascherato, alle esequie del genitore.



