martedì, Gennaio 13, 2026
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Iran, fact-checking contro l’autoritarismo digitale

AGI – Se proteste e repressione non sono nuove all’Iran, alcuni elementi differenziano l’attuale crisi sul piano della manipolazione delle informazioni e dei contenuti online. “Le campagne di informazione del regime sembrano meno organizzate e meno sistematiche in questa fase e circolano meno contenuti generati dall’Intelligenza artificiale (IA) rispetto a eventi come la guerra dei 12 giorni di giugno”. A parlare con AGI è Rosa Mohtaseb, attivista e fact-checker iraniana all’estero che usa questo pseudonimo per motivi di sicurezza. Rosa fa parte della piattaforma Factnameh, lanciata nel 2017 e che oggi opera come “media in esilio” certificato dall’International Factchecking Network.

Abituata a districarsi tra restrizioni, propaganda e censura, anche nell’attuale blocco informativo e di comunicazioni che avvolge l’Iran da oltre quattro giorni, Factnameh continua a lavorare per contrastare quello che Mohtaseb definisce “il crescente autoritarismo digitale” della Repubblica islamica e si occupa di smontare “le manipolazioni guidate dallo Stato e le campagne di interferenza straniera dell’Iran”.

Factnameh: metodi alternativi contro il blocco di internet

Non è la prima volta che Factnameh lavora in condizioni di forti restrizioni. “Il governo ha già bloccato Internet negli ultimi anni durante le proteste e, più recentemente, durante la guerra di giugno scorso”, ricorda Mohtaseb. “In passato, abbiamo utilizzato metodi alternativi per raggiungere il pubblico, tra cui l’utilizzo di una piattaforma di trasmissione dati satellitare e la collaborazione con canali televisivi satellitari in lingua persiana”, continua la fact-checker.

Verifica delle fonti e geolocalizzazione

Factnameh lavora esclusivamente con informazioni open source e con il blocco di Internet ha perso l’accesso a molte fonti nazionali: “Abbiamo così spostato la nostra attenzione principalmente sulla verifica di immagini e video che raggiungono piattaforme globali da tutto il Paese”, spiega l’attivista. Ora la piattaforma si affida “il più possibile alla geolocalizzazione e alle prove visive“.

Disinformazione e nuove tattiche del regime

E ci sono degli elementi, in questo momento, che secondo gli attivisti di Factnameh differenziano i contenuti in Rete e le notizie dall’Iran rispetto al passato. “Durante i primi giorni delle proteste”, sottolinea Mohtaseb, “i media statali sono stati sorprendentemente meno attivi. Nelle proteste precedenti o durante eventi come la di giugno, i media affiliati allo Stato hanno spesso condotto campagne di disinformazione coordinate per negare la violenza, spostare le colpe o controllare e modellare la narrazione. Attualmente, gran parte della disinformazione che vediamo riguarda vecchi video falsamente collegati alle proteste o filmati provenienti da altri Paesi presentati come se provenissero dall’Iran”.

Un’altra tattica comune è quella di “minimizzare il numero dei manifestanti”, spesso attraverso canali ufficiali o semi-ufficiali. Non si sta osservando tutto questo, continua, “sembra che in questa fase le campagne di informazione del regime siano meno organizzate e meno sistematiche“.

Riduzione del volume di informazioni e IA

Un’altra differenza è “il volume di informazioni“. Molti meno contenuti raggiungono il mondo esterno rispetto alle proteste del 2022-23 del movimento ‘Donna, Vita, Libertà’, continua la fact-checker. “La quasi totale chiusura di Internet e il blocco della maggior parte degli indirizzi IP iraniani rendono molto più difficile l’accesso a filmati e resoconti tempestivi. Questo rende anche più difficile la verifica, poiché spesso non disponiamo del contesto o delle fonti parallele necessarie per verificare gli eventi sul campo”.

A Factnameh osservano anche “molte meno immagini e video generati dall’intelligenza artificiale rispetto a eventi come la guerra dei 12 giorni, quando erano diffusi dati sintetici” (dati artificiali creati tramite algoritmi di intelligenza artificiale per imitare le proprietà statistiche dei dati reali).

La situazione è “in continua evoluzione”, conclude Mohtaseb, per capire i motivi di questi elementi di ‘novità’ che si stanno osservando ora e confrontarli con altri eventi “dobbiamo aspettare che le proteste raggiungano un punto di stabilità“.

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