AGI – Stati Uniti e Iran restano distanti sul nodo centrale dei negoziati sul nucleare, con un confronto che si concentra sulla durata della sospensione delle attività atomiche. Sul tavolo negoziale pesano anche altri dossier, come la riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz e la fine del sostegno iraniano a gruppi come Hamas e Hezbollah, ma il programma nucleare resta il punto decisivo.
Moratoria di 20 anni
Washington propone una moratoria di 20 anni, mentre Teheran rilancia con una pausa limitata fino a cinque anni. Secondo quanto emerso dai colloqui tenuti a Islamabad, l’amministrazione Trump non punta a un divieto permanente dell’arricchimento dell’uranio, ma a una sospensione totale delle attività nucleari per due decenni, soluzione che permetterebbe all’Iran di non rinunciare formalmente al diritto di produrre combustibile nucleare previsto dal Trattato di non proliferazione, garantendo al tempo stesso agli Stati Uniti un lungo periodo senza attività atomiche. Di segno opposto la posizione iraniana, che ripropone uno schema già avanzato nei negoziati falliti di Ginevra, con una sospensione temporanea fino a cinque anni, mantenendo quindi aperta la prospettiva di ripresa del programma.
Uranio arricchito
Al centro del confronto resta anche la gestione delle scorte di uranio arricchito: Washington chiede la rimozione dal Paese di circa 450 chilogrammi di materiale vicino al livello necessario per uso militare, mentre Teheran rifiuta e propone invece di diluirlo per renderlo inutilizzabile a fini bellici, pur mantenendone il controllo. Una soluzione che allungherebbe i tempi per arrivare a una bomba senza però eliminare del tutto il rischio. Nonostante le distanze, emergono segnali di possibile apertura: il vicepresidente americano JD Vance ha parlato di “buone conversazioni” in Pakistan, pur sottolineando che l’Iran “non si è mosso abbastanza”, e nuovi incontri potrebbero tenersi nei prossimi giorni anche se non ancora formalizzati.
L’accordo del 2015
Sul negoziato incombe il precedente dell’accordo sul nucleare del 2015, il Jcpoa, abbandonato da Donald Trump nel 2018 perché ritenuto squilibrato, soprattutto per la presenza delle cosiddette “sunset clauses” che prevedevano un progressivo allentamento delle restrizioni fino alla loro scadenza nel 2030. In parallelo, Washington continua a fare leva sulla pressione economica e militare, incluso il blocco navale che limita le esportazioni di petrolio iraniano, mentre Teheran chiede lo sblocco di circa 6 miliardi di dollari di fondi derivanti dalla vendita di petrolio, congelati in Qatar a causa delle sanzioni.



