sabato, Febbraio 24, 2024
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Israele prepara l’attacco a Rafah, cresce la pressione internazionale perché si fermi

AGI – Cresce la pressione internazionale su Israele affinchè desista dal lanciare una massiccia operazione militare a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Dopo la presa di posizione di ieri del Regno Unito e del capo della diplomazia europea, Josep Borrell, anche gli Usa invitano apertamente il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a fermare i piani di attacco e si oppongono a un’operazione su larga scala senza uscita per i civili che si trovano nella città al confine chiuso con l’Egitto.

Biden riceve alla Casa Bianca il re di Giordania

Il presidente Usa Joe Biden, durante un incontro alla Casa Bianca con il re di Giordania, Abdullah II, ha detto che una operazione a Rafah sarebbe inaccettabile senza un piano “credibile” per proteggere la popolazione palestinese come precondizione per qualsiasi offensiva. “Non possiamo permettere un attacco israeliano a Rafah”, dove la situazione umanitaria è già “insopportabile”, ha detto lo stesso Abdullah II, che ha sollecitato “un cessate il fuoco duraturo e immediato” nella Striscia di Gaza.

 

Anche la Cina ha esortato Israele a fermare l’operazione militare a Rafah “il piu’ presto possibile” e ha avvertito che c’è il rischio di un “grave disastro umanitario” se i combattimenti non si fermeranno. 

Le trattative sugli ostaggi

Intanto si continua a lavorare a un accordo di tregua tra Israele e Hamas, che includa un nuovo rilascio di ostaggi: il capo del Mossad David Barnea, il direttore dello Shin Bet Ronan Bar e il tenente generale dell’IDF, Nitzan Alon sono attesi oggi al Cairo per un incontro con il direttore della CIA William J. Burns, il direttore dell’intelligence egiziana Abbas Kamel e il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdul Rahman Al-Thani, fanno sapere fonti israeliane. Durante l’incontro si discuterà degli sforzi per liberare altri ostaggi dalla prigionia di Hamas.

 

Al momento Netanyahu rimane fermo sulla sua posizione espressa già diversi giorni fa: il primo ministro israeliano ha ordinato all’esercito di preparare un’offensiva su Rafah dove secondo l’ONU è attualmente concentrata più della metà della popolazione di Gaza. “Dobbiamo mantenere la pressione militare fino alla vittoria totale” contro Hamas, di cui Rafah è “l’ultimo bastione”, per liberare “tutti gli ostaggi, ha detto Netanyahu.

Un immenso capo profughi

Di fronte al timore internazionale di un’offensiva militare su larga scala, Netanyahu ha affermato che Israele aprirà “un passaggio sicuro” affinchè la popolazione possa lasciare Rafah, senza specificare dove si fermerà. “Dove li evacueranno? Sulla Luna?”, ha risposto da Bruxelles il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell. Anche l’ONU è contraria a “uno spostamento forzato della popolazione” a Rafah, ha avvertito il portavoce del segretario generale dell’organizzazione. La prospettiva di un’offensiva è “terrificante”, ha detto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, mentre il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan si è detto “profondamente preoccupato” per la sorte dei civili. Domenica Hamas ha avvertito che un’offensiva a Rafah avrebbe fatto saltare qualsiasi accordo sugli ostaggi.

 

Rafah, trasformata in un immenso campo profughi dopo l’esodo della popolazione palestinese dal nord della Striscia, è il principale punto di ingresso degli aiuti umanitari a Gaza: aiuti considerati comunque insufficienti a coprire i bisogni della popolazione che vive “in condizioni prossime alla carestia”, secondo il Programma alimentare mondiale.

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