sabato, Settembre 12, 2026
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Israele si prepara alle feste guardando a elezioni cruciali

AGI – Gli ebrei in Israele e nel mondo si preparano a entrare in un lungo periodo di festività, a cominciare dal Capodanno che ha preso avvio al tramonto, mentre si avvicina il terzo anniversario del massacro di Hamas del 7 ottobre e le elezioni del 27 ottobre.

Un appuntamento cruciale quest’ultimo, al quale il Paese si presenta diviso e polarizzato come mai prima d’ora, con forti tensioni interne, difficoltà con alleati sul piano internazionale e un’immagine nel mondo non invidiabile.

Israele diviso tra festività e voto

Lo Stato ebraico celebra l’arrivo dell’anno 5787 in una condizione di guerra permanente che dura ormai da quasi tre anni, la più lunga mai combattuta dall’indipendenza, in palese contrasto con la dottrina di difesa indicata dal padre della patria, David Ben-Gurion.

I fronti aperti, uno dopo l’altro, non sono ancora stati chiusi e restano in una impasse più o meno profonda, con un pesante costo – militare e strategico – per le forze armate e conseguenze per la politica interna e l’immagine del Paese all’estero.

La mappa dei conflitti regionali

A Gaza il cessate il fuoco dello scorso ottobre ha permesso il ritorno degli ultimi ostaggi, con le truppe che si sono attestate lungo una Linea Gialla che comprende il 60% della Striscia. I bombardamenti e combattimenti incessanti sono terminati ma quotidianamente i militari conducono raid mirati contro Hamas, con un costo anche per i civili. Il piano di pace promosso dal presidente Usa Donald Trump langue, le annunciate iniziative per un disarmo di Hamas e il ritiro dell’esercito israeliano non si sono concretizzate e la popolazione palestinese continua a vivere tra le macerie.

In Libano, il cessate il fuoco e l’apertura di negoziati diretti con Beirut non hanno fermato le operazioni dell’Idf, che continua a compiere raid quotidiani contro Hezbollah insieme alla demolizione di case, mentre non sembra procedere il dispiegamento dell’esercito libanese nel sud. In Siria, preoccupa l’attivismo della Turchia di Recep Tayyip Erdogan alla quale Israele ha lanciato avvertimenti, corredati da raid.

E si moltiplicano le visite dei vertici del governo nella ‘fascia di sicurezza’ occupata nel sud del Paese dopo la caduta di Bashar al-Assad e l’avvento della nuova autorità di Ahmad al-Sharaa. Il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ribadito anche di recente che non ci sarà ritiro delle truppe fino a quando ci sarà una minaccia per lo Stato ebraico.

Quanto all’Iran, il conflitto aperto dalla campagna militare Usa-Israele alla fine di febbraio resta ‘congelato’, con tentativi di negoziati, a cui fanno da contraltare misure di ritorsione e sanzioni. La pressione economica di Washington sta mettendo a dura prova il regime di Teheran e il cruciale Stretto di Hormuz resta un nodo da sciogliere. In questo scenario, i ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi la settimana scorsa hanno lanciato una vasta offensiva per prendere il controllo di Bab el-Mandeb, snodo strategico sul Mar Rosso, colpendo anche in territorio saudita, alleato del governo internazionalmente riconosciuto.

Un periodo dell’anno complesso

Incognite che pesano pure su Israele per il quale il periodo delle festività autunnali – Rosh Hashanah, Yom Kippur, Sukkot e Simchat Torah, tra le più sacre – è da sempre un ‘sorvegliato speciale’: prova ne sono la guerra dello Yom Kippur nel 1973, l’attacco del 7 ottobre 2023, avvenuto durante Simchat Torah, l’avvio della seconda Intifada alla vigilia del Capodanno ebraico nel 2000 e l’ondata di attacchi terroristici che presero il via all’inizio dell’ottobre 2015 e proseguirono per oltre sei mesi. Non stupisce  quindi che nella notte tre il 10 e l’11 settembre il capo di Stato maggiore Eyal Zamir abbia lanciato una vasta esercitazione a sorpresa per testare la reattività delle truppe in Cisgiordania.

Intanto prosegue senza sosta la campagna elettorale, segnata da tour tra i militari a Gaza e in Siria di membri del governo e visite nei mercati delle principali città di quasi tutti i contendenti, a dimostrazione che anche l’economia gioca un ruolo in questo voto. Nonostante i tentativi di compattare i blocchi per evitare la dispersione di voti a causa dell’alta soglia di sbarramento (3,25%), la presentazione di 38 liste ufficiali di candidati, insieme ai risultati dei sondaggi che non indicano una chiara maggioranza per nessuno dei due raggruppamenti principali, non lascia presagire un futuro chiaro. 
 

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