AGI – C’è una ‘Cappella Sistina‘ nascosta in un oratorio della Val Cavallina, a est di Bergamo: fu commissionata dal Conte Giovan Battista Suardi a Lorenzo Lotto per proteggersi dall’alluvione che gli astrologi avevano previsto per l’imminente febbraio 1524 ma anche per istruire gli abitanti sulla minaccia rappresentata da un’altra ‘ondata’, quella dell’eresia di Martin Lutero. A Trescore Balneario, graziosa località termale poco distante dal lago di Endine, è possibile ammirare questo capolavoro immerso in uno splendido parco e affiancato dal palazzo della nobile famiglia bergamasca che ne permette visite guidate su prenotazione.
Storia dell’oratorio
L’oratorio era stato costruito nel 1502 e affrescato nella zona absidale da un pittore locale. Lotto lo completa con un ciclo di affreschi pieno di riferimenti sacri, esoterici e alchemici molto cari all’artista veneto, autore anche di preziose pale d’altare e delle tarsie del coro di Santa Maria Maggiore a Bergamo.
Chi transitava per Trescore diretto al lago d’Iseo, incontrava questa cappella che era come un grande manifesto della vera fede in cui i personaggi provengono dalle classi più popolari.
Gli affreschi
La cappella è dedicata a Santa Barbara, di cui lotta racconta il martirio ordinato dal padre per essersi opposta a u matrimonio combinato sulla parete sinistra, e a Santa Brigida protettrice degli agricoltori e della vita nei campi sul lato destro. Nella parete di fondo sono raffigurati episodi della vita delle sante Caterina e Maddalena. Sull’opera aleggia il vento del protestantesimo, considerato una minaccia anche per il possibile arrivo dei Lanzichenecchi.
All’ingresso della cappella si incontra Lorenzo Lotto, in un autoritratto vestito da cacciatore di uccelli che porta sulle spalle una civetta e un fascio di asticelle: la metafora rimanda al pericolo di farsi ingannare dal richiamo dell’eresia che può rivelarsi una trappola. Sulla parete destra colpisce per spiritualità e simbolismo il capolavoro dell’oratorio: la raffigurazione di Cristo come vite con i tralci che partono dalle sue mani e avvolgono in alto dieci girali con le immagini dei Santi, mentre ai tralci più esterni sono appoggiate due scale dalle quali precipitano vendemmiatori che portano in mano roncole e falcetti.
Al centro la scritta “Io sono la vite, voi i tralci”, dal vangelo di san Giovanni. Sulla parete opposta, bellissima la scena dedicata alla vestizione di Brigida in cui la santa, deposta la veste mondana, appoggia la testa sulla predella dell’altare che, per miracolo, si cosparge di erba e fiori. Il miracolo è notato da un bambino che lo indica con veemenza, tenuto per la mano da un astante riconoscibile in Maffeo Suardi, cugino di Battista e comproprietario dell’oratorio. Il soffitto a capanna è ricoperto di rami di vigna intrecciati, una specie di pergolato su cui arrampicano i tralci di vite, mentre numerosi putti si adoperano nella vendemmia dei grappoli.
Il passaggio coperto
Nel Settecento viene costruito un passaggio coperto per collegare l’Oratorio alla villa dei Suardi e si aggiungono un campanile e una piccola Sacrestia. La cappella è rimasta nei secoli un luogo sacro e contemplativo che è anche un autentico scrigno di arte e storia. Le visite guidate sono organizzate dalla Pro Loco di Trescore Balneario, secondo le indicazioni riportate sul sito internet www.prolocotrescore.it.
E’ possibile proseguire un itinerario dedicato a Lorenzo Lotto a Bergamo, dove l’artista veneziano ha lasciato il progetto delle straordinarie tarsie del coro della Basilica di Santa Maria Maggiore, realizzate da Capoferri, che raccontano episodi biblici con oltre 100 essenze lignee. Sempre in Città Alta, nella chiesa di San Michele al Pozzo Bianco si ammirano affreschi dedicati alla Vergine, mentre in Borgo Pignolo si trovano due pale con la Madonna e i Santi, rispettivamente nelle chiese di San Bernardino e di Santo Spirito. In Città Bassa spiccano le opere presso SS Lorenzo e Bartolomeo e Sant’Alessandro in Colonna. L’itinerario si completa con i capolavori custoditi presso nella splendida Accademia Carrara.



