venerdì, Agosto 29, 2025
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La Flotilla per Gaza pronta a salpare dalla Sicilia. “Temiamo sabotaggi”

AGI – Venti barche con 15 tonnellate di aiuti umanitari, e gli occhi aperti verso eventuali “tentativi di sabotaggio”: la Global Sumud Flotilla si appresta a partire dalla Sicilia alla volta di Gaza, dove tenterà di aprire un corridoio umanitario.

“Partiremo dalla Sicilia – spiega all’AGI Maria Elena Delia, portavoce italiana della missione – ma non vogliamo per ora indicare i luoghi di partenza. Non lo diciamo per questioni di sicurezza, poiché temiamo sabotaggi, che ci sono sempre stati, anche nel caso ultimo della Handala, dove nei contenitori dell’acqua c’era acido. Utilizziamo anche dei sub per controllare che non vengano a sabotare le parti meccaniche: non è una preoccupazione maniacale, è che negli ultimi 15 anni questi sabotaggi sono avvenuti”. Sabotaggi israeliani? “Non posso dirlo – risponde – perché non ho mai visto chi li faceva. Posso solo dire che abbiamo avuto barche sabotate”.

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— Global Sumud Flotilla (@GlobalSumudF) August 29, 2025

Il 4 settembre la Flotilla parte dalla Sicilia, una volta che da Genova arriveranno quattro barche con gli aiuti umanitari. “Dalla Sicilia – prosegue Delia – partirà una ventina di barche. Il carico di aiuti arriva in Sicilia, e viene distribuito nelle barche siciliane, mentre quelle svuotate saranno riempite da passeggeri”.

Quante persone partiranno?

“Da Genova partiranno solo gli skipper, dalla Sicilia, equipaggi inclusi, saranno circa 200, che hanno seguito un training obbligatorio. Le barche dalla Sicilia si incontreranno con quelle che saranno partite da Barcellona il 31, mentre il 4 si uniscono a quelle dalla Tunisia”.

Quando contate di arrivare a destinazione?

“Non andremo veloci, saremo molto lenti, circa quattro nodi in media: contiamo di arrivare entro una decina di giorni. Le barche sono tante e di diversa velocità, ci adattiamo alla velocità di quella più bassa. In tutto saranno circa 500 persone”.

La missione ha un duplice segno umanitario e politico

“Gli aiuti a bordo – sottolinea all’AGI Delia – sono veri, l’organizzazione Music for Peace a Genova ne ha raccolti 80 tonnellate, che viaggeranno stoccati in casse adeguate a questo tipo di carico. Ne porteremo 15 tonnellate al massimo, perché le barche sono piccole. Certo, sappiamo che non risolveremo la crisi umanitaria a Gaza”, ma sarebbe un segnale per “la riapertura di un corridoio umanitario via mare e di quelli istituzionali delle Nazioni Unite. È un’iniziativa che ha anche una valenza politica, portata avanti da persone che arrivano da 80 Paesi del mondo con un messaggio politico molto forte verso governi e istituzioni, verso l’Unione Europea, per dire che tutto ciò che accade non va bene”.

“Noi – aggiunge – ci aspettiamo che Israele provi a fermarci, come ha fatto in precedenza, ma questa volta le barche sono tante, e il protocollo questa volta potrebbe essere un altro. Magari potrebbe loro far comodo farci passare. Noi non navigheremo mai, sottolineo, in acque israeliane, ma in quelle internazionali, dove Israele non ha alcuna legittimità nel fermarci”.

Avete contatti con le organizzazioni che manifestano in Israele contro il governo?

“A livello internazionale sì, e all’interno di queste missioni ci sono le reti degli ebrei contro l’occupazione: se questi movimenti, oggi una piccola percentuale, dovessero crescere, farebbero la differenza”.

Per questa missione ci sono stati contatti con loro?

“Personalmente no, so che nella parte internazionale ci sono stati contatti. Il movimento di cui facciamo parte è enorme, ed è in rete, ad esempio con i veterani israeliani di Breaking the Silence: siamo tutti dalla stessa parte”.

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