giovedì, Giugno 20, 2024
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La morte di Raisi influirà sul post-Khamenei in Iran?

AGI – I candidati alla presidenza della Repubblica islamica “non saranno molti, il tempo per selezionarli è poco, ma di certo tutto il processo del voto sarà gestito in modo da ridurre la possibilità che i riformisti possano entrare nella corsa elettorale e avere una chance”. È la previsione di Abdolrasool Divsallar, analista del Middle East Institute di Washington, secondo il quale “l’effetto della morte del presidente Ebrahim Raisi sulle dinamiche politiche interne in Iran non sarà cosi’ grande come si potrebbe immaginare”. “La decisione rapida di indire le presidenziali entro 39 giorni (la Costituzione dava fino a un massimo di 50 giorni, ndr) indica che la Repubblica islamica è attenta alle conseguenze di un vuoto di potere e mira a riempirlo subito con un altro candidato conservatore, evitando un’apertura del sistema politico”, spiega Divsallar in un’intervista all’AGI.

 

“Prevarrà quindi”, secondo l’analista, “una logica sistemica, che non fa pensare a molti cambiamenti nella distribuzione interna di potere: i conservatori faranno di tutto per mantenere le loro quote di controllo, perché questo è funzionale al processo di successione alla Guida Suprema”, Ali Khamenei La rapidità con cui il sistema ha reagito alla scomparsa di Raisi, fa notare l’analista iraniano, “è interessante perché ci rivela anche quale sarebbe la possibile risposta alla morte di Khamenei; la situazione attuale è anche un test sulla preparazione del sistema a gestire i processi di successione nelle emergenze e nelle crisi”.

 

 

Divsallar non è tra gli analisti che vedevano Raisi come un candidato forte per il dopo Khamenei: “Penso che il suo ruolo fosse più quello di facilitare il processo di scelta dei conservatori per arrivare al candidato giusto”. La morte del presidente, un anno prima della scadenza naturale del suo mandato, ha di nuovo acceso i riflettori sul vero nodo del futuro della Repubblica islamica: la scelta del successore della Guida Suprema. “Non penso che dalla rosa dei concorrenti alle presidenziali del 28 giugno potremo capire molto sulla successione, ma dopo l’elezione, col nome del prossimo presidente avremo sicuramente un’idea più chiara di quale fazione politica avrà l’opportunità maggiore di imporsi con un suo candidato” per il post-Khamenei, conclude l’analista: “Riformisti, conservatori o moderati, che rappresentano differenti poteri, e il blocco dei servizi di sicurezza e dei militari che non sono un attore politico unitario ma sono distribuiti nei tre gruppi precedenti”.  
 

 

 

 

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