AGI – Sta provocando non poco dibattito, e polemiche, in Germania il caso di un neonazista condannato due anni fa quando era uomo e da oggi in un carcere femminile dopo aver cambiato legalmente sesso. Sven Liebich, 54 anni, era stato riconosciuto nel 2023 colpevole di diversi reati, tra cui incitamento all’odio razziale, e i giudici avevano stabilito una pena di 18 mesi che ora sconterà nel penitenziario femminile di Chemnitz.
Nel frattempo infatti Sven è diventato Marla-Svenja, grazie alla nuova legge sull’identità sessuale approvata nel 2024, ha iniziato a mettere rossetto, orecchini d’oro e top leopardati. Ma per molti è solo uno stratagemma per ottenere condizioni carcerarie meno dure. “Magistratura, opinione pubblica e politici vengono presi in giro perché la legge sull’autodeterminazione offre l’opportunità di farlo”, ha commentato il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt. Per il ministro conservatore, la Germania ha bisogno di “un dibattito su come stabilire regole chiare contro l’abuso del cambio di genere”.
Liebich è stato per decenni una figura di alto profilo nella scena dell’estrema destra nella Germania orientale, componente del gruppo Sangue e Onore. Vendeva online prodotti popolari tra i gruppi xenofobi, tra cui una mazza da baseball con lo slogan “assistente alla deportazione”. Nel 2022 ha interrotto una parata dell’orgoglio Lgbtq nella città di Halle, definendo i partecipanti “parassiti della società”. Legittimi dunque i dubbi sul cambio di sesso. Liebich ha anche fatto sapere di essersi convertito all’ebraismo e di aver chiesto pasti kosher e la supervisione rabbinica in carcere. Il commissario tedesco per l’antisemitismo, Felix Klein, ha condannato la mossa come “una presa in giro non solo degli ebrei, ma di tutte le persone religiose, indipendentemente dalla loro fede”.
Una legge rivoluzionaria
C’è chi teme che lo scontro politico serva soprattutto a colpire la legge sull’autodeterminazione, introdotta sotto il cancelliere di centrosinistra Olaf Scholz e salutata come “storica” dalla comunità Lgbtq. La normativa consente a qualsiasi adulto di cambiare nome e sesso facendo una semplice domanda all’ufficio anagrafe locale, senza dover fornire un motivo o alcuna informazione medica. Prima, i tedeschi che volevano cambiare il genere legalmente dovevano presentare due rapporti psicologici e attendere una decisione del tribunale.
Il gruppo di difesa Bundesverband Trans ha definito il cambiamento “un passo significativo e fondamentale verso il riconoscimento delle persone trans e non binarie come parte naturale e paritaria della società”. I conservatori invece denunciano il rischio di abusi. Il nuovo governo di coalizione, a guida Cdu/Csu, si è impegnato a rivedere la legge. La legge nella sua forma attuale “contiene debolezze che potrebbero incoraggiare abusi”, ha spiegato il ministro della Famiglia, Karin Prien.
Per gli attivisti Lgbtq, l’abrogazione della legge porterebbe a una maggiore discriminazione. “C’è il pericolo che si torni indietro di 15 anni”, ha commentato l’associazione Queer Nations. Quanto a Liebich, ha spiegato il portavoce della pubblica accusa Benedikt Bernzen, la decisione di destinarla al carcere femminile di Chemnitz si è basata sul “sesso registrato e sul luogo di residenza”. Tuttavia, una volta che il prigioniero o la prigioniera vengono rinchiusi c’è una valutazione individuale. Determinante sarà il tema del rapporto con le altre detenute, ha sottolineato una portavoce del carcere. “La protezione degli altri, in particolare dei più deboli, dalle aggressioni di altri prigionieri è un fattore importante” nella decisione della destinazione finale, ha spiegato. Secondo il commissario per i diritti queer Sophie Koch, non c’era alcun obbligo legale di rinchiudere Liebich in un carcere femminile: “Non bisogna cadere nei trucchi degli agitatori di destra”, ha ammonito.