venerdì, Luglio 19, 2024
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La prova vera per la Francia sarà la legge di bilancio

AGI – Gli analisti sono rimasti sorpresi dal risultato elettorale francese e non temono una coalizione “arcobaleno”, quanto piuttosto vedono alcuni rischi quando Bercy presenterà la legge di bilancio in autunno. Per Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, il barometro della situazione è lo spread oat-bund che “è in leggero calo rispetto ai 66 punti base della chiusura di venerdì”. Per l’analista, “prima dello scioglimento dell’Assemblea nazionale, era leggermente inferiore a 50 punti, per arrivare a 85 punti base poco prima del primo turno e ora si attesta a 62 punti base. La piccola sorpresa di questo secondo turno, tuttavia, deriva dal numero di seggi ottenuti dal NFP, che solleva automaticamente interrogativi sulle discussioni fiscali e di bilancio che si terranno in Assemblea”. L’analista evidenzia che “con un deficit pubblico superiore al 5% del Pil lo scorso anno e con l’apertura della procedura per deficit eccessivo contro la Francia (e altri paesi) da parte di Bruxelles, il risultato elettorale del blocco di sinistra potrebbe sollevare qualche timore. Ma a questi timori non necessariamente seguiranno effetti, in quanto la maggioranza presidenziale (e questa è anche la sorpresa di questo secondo turno) non è crollata ed è al secondo posto per numero di seggi. L’ipotesi di una coalizione “arcobaleno” che vada dalla sinistra moderata alla destra moderata passando per il centro non è morta, anche se la sfida sarà significativa e difficile”. A ogni modo, “rimaniamo lievemente positivi nel breve periodo. Crediamo che i problemi maggiori per la Francia (e per l’Europa) possano arrivare in autunno quando l’Assemblea dovrà approvare la legge di bilancio”.

 

Per Kaspar Hense, BlueBay Senior Portfolio Manager, Investment Grade, RBC BlueBay, “il mercato azionario potrebbe concentrarsi sull’attuale situazione di paralisi politica, sull’immobilismo e sull’aumento delle tasse da parte della sinistra. Per gli spread della periferia europea, invece, la situazione non è cosi’ netta. Il mercato tornerà a concentrarsi sulla spesa europea per la difesa, mentre il deficit eccessivo sara’ probabilmente gestito meglio da un governo più europeista”. Secondo Peter Goves, Head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS Investment Management, una “coalizione arcobaleno” o un “governo ad interim” sono possibili. Questo non è sicuramente il risultato più appetibile dal punto di vista politico – aggiunge – ma non è nemmeno il più sfavorevole per il mercato. Quanto allo spread OAT-Bund “manteniamo il nostro intervallo di 70-90 pb nel breve termine” nonostante il contesto potenzialmente instabile dal punto di vista politico nel medio termine.

 

Frederic Leroux, membro del Comitato di Investimento Strategico di Carmignac si dice sorpreso non solo dall’esito elettorale quanto piuttosto dalla “portata della sconfitta del Rassemblement National”. Ciò che è evidente, a suo giudizio, è il fatto che la nuova Assemblea Nazionale “non ha una maggioranza”. “Le maggioranze si formeranno quindi in base ai provvedimenti da votare, in un contesto in cui i temi di consenso saranno particolarmente rari. Lo scenario più probabile è quello di uno stallo che impedisca qualsiasi iniziativa legislativa di rilievo. La Francia gestirà quindi i propri affari quotidiani, fino al prossimo scioglimento (tra più di un anno) o alle dimissioni del Presidente della Repubblica, in un contesto di ulteriore deterioramento dei conti pubblici”. Per quanto riguarda i mercati, l’analista ritiene che lo spread Oat/Bund sia “destinato a salire gradualmente, aumentando il costo del debito francese e contribuendo all’indebolimento dell’economia nazionale”.  Sui mercati azionari, “nonostante meno del 20% degli utili del CAC40 sia generato in Francia, è possibile che le allocazioni di asset in Francia vengano ridotte in modo permanente”. La notizia dello scioglimento dell’Assemblea nazionale francese “aveva provocato un calo uniforme di tutti i titoli francesi, mostrando una riduzione indiscriminata dell’allocazione alla Francia. Ora che l’apparente ‘worst-case scenario’ del mercato è stato scongiurato, le migliori società esportatrici dovrebbero tornare a sovraperformare il mercato azionario francese, che risentirà di una chiara e duratura mancanza di dinamismo interno. La situazione francese sembra inoltre destinata a contribuire all’indebolimento dell’euro, dato lo stallo del motore politico franco-tedesco”. 

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