martedì, Gennaio 6, 2026
spot_imgspot_imgspot_imgspot_img

La scelta di Raoul Bova “per rispetto” di Terence Hill

AGI – Raoul Bova torna a vestire i panni di don Massimo in ‘Don Matteo 15’ e lo fa rilanciando uno dei temi centrali della nuova stagione: l’errore come parte inevitabile e necessaria del cammino umano.

In un’intervista ad AGI, l’attore spiega perché interpretare un sacerdote che sbaglia, cade e si mette in discussione è stato uno dei motivi decisivi che lo hanno spinto ad accettare il ruolo e si apre anche sul difficile momento umano trascorso nell’ultimo anno dopo la diffusione dei suoi audio privati da parte di Fabrizio Corona.

Don Massimo è un sacerdote che sbaglia, cade, si mette in discussione e non ha mai risposte facili. Quanto è stato importante per te interpretare un personaggio che vive l’errore come parte del proprio percorso?

«Ho accettato questo personaggio e questa serie anche per questo motivo, che è stato uno dei più importanti. Don Matteo l’ho sempre amata, da quando l’ho vista per la prima volta. Ma il personaggio di Don Massimo, così come lo hai descritto, è quello che mi ha dato la spinta decisiva ad accettare questa avventura. Don Matteo era un prete molto più “arrivato”, con delle risposte, con un livello di consapevolezza ormai molto elevato. Don Massimo invece è un prete ancora alla ricerca della propria fede, che ha la possibilità di sbagliare per capire. È questo che lo rende più umano, più abbordabile: un prete, un uomo, nei confronti dello spettatore e dei fedeli».

Anche nella prima puntata vediamo Don Massimo quasi commettere un errore rispetto alla fede e al ruolo che ricopre. Quanto è importante far capire che lo sbaglio non coincide mai con la fine di una persona?

«L’errore fa parte dell’essere umano. Noi siamo uomini e, in quanto tali, siamo imperfetti. E in quanto imperfetti sbagliamo. Quando sbagliamo dobbiamo accettare di aver sbagliato: credo sia fondamentale. È importante anche accettare gli errori degli altri, senza accusare l’altro di aver sbagliato di più per scappare dalla nostra responsabilità. Dovremmo educare i giovani a una vera educazione sentimentale ed emotiva, all’accettazione del “no”. Molte tragedie oggi nascono proprio dall’incapacità di accettare un rifiuto. Cambiare idea, capire che non ci sono più le condizioni per vivere una relazione o una vita in un certo modo, non è una colpa. Accusare non risolve nulla, crea solo una società piena di odio. Don Matteo invece porta amore, pace e la voglia di combattere le guerre con l’amore».

È stato un anno in cui ti è successo di tutto, quanto il lavoro ti ha aiutato ad affrontare momenti personali difficili?

«In queste situazioni ti chiedi il perché. In Don Matteo sono centrali il perdono e la redenzione, dare una seconda possibilità a chi ha sbagliato. A un certo punto sono circolate cose assurde, come l’idea che io fossi stato licenziato dalla serie. Qualcuno ha scritto cose false. Io ho sempre detto che, per rispetto verso questa serie e verso il pubblico, se fosse stato necessario ero pronto a fare un passo indietro. Ho continuato a lavorare grazie alla fiducia della produzione e delle persone che mi sono state accanto. Quando tutto sembra crollare, ti rialzi con la fede, la famiglia, gli amici. E con l’onestà: anche quando sbagli, se sei onesto dentro, quella verità ti porta avanti».

Come cambia Don Massimo in questa nuova stagione?

«È sempre Don Massimo, come nelle stagioni precedenti, ma c’è un’evoluzione molto forte. Il tema centrale sarà quello della vocazione. Tutti i personaggi affronteranno questo tema, ognuno nel proprio percorso. Non solo la vocazione spirituale, ma anche quella quotidiana: chi siamo, che cosa rappresentiamo nel mondo, qual è il nostro posto. Una vocazione che a volte entra in crisi, viene messa in dubbio. Don Massimo resta un prete alla ricerca di sé e di Dio, un uomo che sbaglia, che si interroga, che commette errori e cerca continuamente la propria fede».

Questa vocazione verrà messa a dura prova. Perché?

«Perché Don Massimo si ritroverà ad avere comportamenti che non rientrano pienamente nel suo ruolo. Questo lo porterà a interrogarsi profondamente sulla sua vocazione spirituale, su quale sia davvero quella giusta per lui. Alla fine della stagione ci sarà una novità importante: si capirà qual è la vera vocazione di Don Massimo».

Ci saranno partecipazioni speciali in questa stagione?

«Sì, ci sono diverse partecipazioni: Diletta Leotta, Alessandro Borghese che interpreta se stesso, Carolina Benvenga. Giulio Beranek invece ha un ruolo vero e proprio, molto intenso, legato al passato di Don Massimo».

Quanto c’è di te in Don Massimo e quanto il personaggio ti ha accompagnato anche nella vita personale?

«Queste serie sono molto lunghe, si girano per dieci mesi: la tua vita e quella del personaggio finiscono per intrecciarsi. La sua imperfezione, il suo mettersi in dubbio, mi hanno fatto compagnia. C’è tanto di me, delle mie domande, del mio rapporto con Dio, delle mie debolezze. Ma anche del sostegno delle persone intorno: la canonica è una famiglia, Cecchini è diventato un amico vero. Inevitabilmente investi il tuo bagaglio di vita nel personaggio».

Dopo tre stagioni, non hai mai pensato di chiedere di cambiare il titolo da Don Matteo a Don Massimo?

«Assolutamente no. Don Matteo rimarrà sempre Don Matteo. Non l’ho mai preteso e mai lo pretenderò, per rispetto verso Terence Hill e verso l’identità di ogni personaggio. Cambiano i preti, non il titolo»

Quanto a lungo ti piacerebbe restare nei panni di Don Massimo?

«Mi piace molto questa serie e mi piace molto Don Massimo. È una serie profonda, intelligente, sofisticata nella sua semplicità. Racconta temi sociali, dà speranza, rassicura senza essere pesante. Finché sentirò di avere qualcosa da dire, di crescere come attore e come uomo, io ci sarò».

Un’ultima curiosità: tuo figlio Francesco ha debuttato sul set. Com’è andata?

«È stato un modo per stare insieme. Ha fatto una piccola parte per gioco, ma ha capito subito che è un lavoro faticoso: dodici ore sul set, attese, concentrazione. Non è così semplice come sembra.  Francesco e Alessandro hanno fatto un cameo, ed è stato bello così».

 

 ​ Read More 

​ 

VIRGO FUND

PRIMO PIANO