AGI – Dietro le temperature roventi di questi mesi c’è anche la perdita di albedo da parte della Terra, ovvero la riduzione della sua capacità di riflettere la radiazione solare.
È l’allarme rilanciato dall’Economist e basato su una serie di recenti studi, ultimo quello dell’anno scorso promosso dalla Nasa.
Sempre più caldo? Colpa del albedo
L’albedo (dalla parola latina per bianchezza da ‘albus’, bianco) indica il potere riflettente di una superficie. La riduzione del potere riflettente della Terra è causata da diversi fattori per lo più legati all’inquinamento e al riscaldamento globale, come ha spiegato lo studio basato sulle osservazioni dei satelliti della Nasa pubblicato sulla rivista scientifica Pnas.
L’impatto della perdita di ghiacciai
Con lo scioglimento del ghiaccio e della neve, le superfici brillanti che riflettono la luce solare nello spazio scompaiono. Al di sotto di esse si trovano oceani scuri e terreni che assorbono calore.
Mari e aria più caldi portano a una maggiore quantità di vapore acqueo, che a sua volta intrappola ancora più luce solare.
Il “problema” dell’aria pulita
C’è poi un paradosso legato al miglioramento della qualità dell’aria nell’emisfero settentrionale grazie all’attuazione di misure volte a ridurre l’inquinamento. Sebbene un’aria più pulita apporti benefici alla salute pubblica, infatti, può anche rendere il pianeta leggermente più scuro e aumentare il riscaldamento globale.
Nell’aria fluttuano minuscole particelle chiamate aerosol che provengono da fonti naturali come polline, incendi boschivi e vulcani, ma anche da attività umane come il traffico stradale, l’industria e l’agricoltura. Ne esistono di diversi tipi: alcuni riscaldano il pianeta, ma la maggior parte riflette la luce solare e quindi ha un effetto di raffreddamento sul pianeta. Quando si rimuovono gli aerosol nocivi dall’aria, come ad esempio l’anidride solforosa, si eliminano anche molte particelle che riflettono la luce solare e svolgono un ruolo chiave nella formazione delle nuvole. Ecco perché la riduzione dell’albedo non risulta uniforme, con maggiori ‘danni’ nell’emisfero settentrionale della Terra.
L’altro lato del globo
I ricercatori dello studio Pnas lo hanno spiegato proprio con le misure di protezione ambientale attuate in Europa, Stati Uniti e in Cina. Al contrario, nell’emisfero australe, gli incendi boschivi in Australia e l’eruzione del vulcano Hunga Tonga nel Pacifico meridionale nel 2021 e nel 2022, hanno portato a una maggiore quantità di aerosol. L’aumento del riscaldamento, inoltre, rende la Terra ancora meno capace di riflettere la luce solare, il che a sua volta porta a un riscaldamento ancora maggiore. Questo innesca un ciclo che si autoalimenta. I ricercatori lo chiamano ‘circuito di feedback positivo’ e ora si interrogano su quanto riscaldamento dovremmo effettivamente aspettarci dalle emissioni di gas serra.
Un riscaldamento più intenso del previsto
Gunnar Myhre, direttore della ricerca presso il Cicero Center for International Climate Research e uno dei coautori dello studio Pnas, ha osservato che i modelli che prevedono un riscaldamento globale inferiore a 2,5 gradi a seguito del raddoppio delle emissioni di anidride carbonica sono altamente improbabili. “Esiste – afferma – un rischio concreto che il riscaldamento in arrivo sia più intenso di quanto abbiamo previsto”. Myhre e i suoi colleghi sono giunti a questa conclusione dopo aver confrontato diversi modelli climatici con i dati satellitari sul bilancio energetico della Terra, su cui le variazioni dell’albedo svolgono un ruolo chiave.



