AGI – Quaranta anni per disegnare il futuro di una struttura affascinante che viene dal passato. Era una colonia marina per bambini degli Anni ’30, era stata intitolata a Rosa Maltoni Mussolini, la maestra madre del Duce, poi venne ribattezzata Stella Maris e quindi conobbe un lungo periodo di appannamento, di declino e di patetico abbandono. Il suo destino appariva segnato, tra progetti abortiti e una marcata quanto incomprensibile avversione ideologica che lo voleva far scomparire per quello che rappresentava e non per quello che era e voleva continuare a essere. Infine è stata l’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, a trasformare l’ex colonia in un polo culturale di primissimo livello e a dare un sicuro approdo a uno degli edifici più suggestivi del Ventennio.
L’omaggio agli idrovolanti degli eroi dell’aria di Italo Balbo
Le linee architettoniche, infatti, richiamano apertamente gli idrovolanti Savoia Marchetti S55, uno dei simboli dell’aeronautica italiana e protagonisti delle mirabolanti crociere di Carlo De Pinedo, Carlo Del Prete e Vitale Zacchetti, e soprattutto dei voli in formazione del 1933 da Orbetello a Chicago per la Crociera aerea del decennale (del fascismo, e da qui la denominazione della versione X). Di questo idrovolante esiste un solo esemplare, attualmente conservato in un museo di San Paolo del Brasile. Ma quelle forme futuriste che esaltarono il mondo e portarono all’apice la popolarità e la stessa fama di Italo Balbo, ispirarono gli architetti affinché fosse la pietra a conservare le linee e a tramandare le imprese dell’Arma Azzurra.
Di fronte al mare l’ospitalità per duecento bambini nella città della velocità
Correva il 1937 quando si avviò il progetto su un simbolo che doveva essere eternato dalla forma stessa di un edificio di edilizia pubblica. Furono l’architetto Francesco Leoni e l’ingegner Carlo Liguori a dare respiro stilistico alla Colonia marina della federazione dei fasci di combattimento di Rieti, nella provincia di una città come Pescara che aveva ospitato una delle prime manifestazioni aeronautiche della storia (1910), dove si era levato in volo il primo elicottero della storia con la firma dell’ingegner Corradino D’Ascanio (1925) e che ospitava una delle gare automobilistiche più prestigiose e impegnative come la Coppa Acerbo, la cui prima edizione era stata vinta nel 1924 da Enzo Ferrari. E poi Pescara era la città di Gabriele d’Annunzio, l’eroe del volo su Vienna e della Beffa di Buccari, cultore degli aerei (c’era salito a bordo per la prima volta nel 1909), dei motori e dell’ardimento. L’idea della struttura risaliva al 1935, con la richiesta appunto della Federazione del Partito nazionale fascista di Rieti di uno spazio per realizzare una colonia marina idonea a ospitare almeno 200 bambini. Il Comune di Montesilvano donava quindi 12.000 mq di fronte al mare alla Federazione del Pnf di Pescara che a sua volta la cedeva a titolo gratuito a quella reatina. I lavori erano partiti in ritardo ma il 28 novembre 1938 c’era stata la cerimonia di inaugurazione, con tanto di benedizione. Ancora oggi su una colonna è chiara la scritta «Il duce costruisce la marina della Federazione dei fasci di combattimento per la salute dei figli”, mentre il fascio littorio in bassorilievo è stato scalpellato nel dopoguerra.
Ombra di giorno, luce lunare di notte, e tutti i servizi per la colonia marina
L’edificio è stato definito come «una delle più riuscite metafore realizzate dall’architettura del periodo. La sagoma dell’aereo appare evidentissima in pianta, ma offre un’immagine di minore suggestione in elevato» (Raffaele Giannantonio, La costruzione del regime. Urbanistica, architettura e politica nell’Abruzzo del fascismo, Rocco Carabba, Lanciano 2006). All’epoca si lodò che le parti dell’edificio rappresentavano il velivolo, le ali telate erano divenute i dormitori, la parte centrale sede del motore era stata adibita a refettorio, la carlinga a spogliatoio e corridoi e la parte posteriore, il timone di coda, a infermeria e servizi. Le camerate erano capaci di ospitare più di 200 bambini, con servizi di gabinetti e lavatoi ben divisi dai posti in cui si riposava, e gli alloggi per il personale istruttore e sorvegliante. Al piano terra si trovavano gli uffici della direzione e una scala elicoidale conduceva all’alloggio del comandante e alla torretta di comando. Non mancavano né una palestra per la cura del fisico né una cappella per quella dell’anima, e tanto meno refettorio, magazzini, spogliatoi, gabinetto medico. Era tutto studiato per avere ombra di giorno e illuminazione lunare di notte.
La decadenza, l’abbandono e la rinascita come polo dell’ateneo di Chieti-Pescara
Dopo circa quaranta anni di iniziative fallite, restauri parziali e destinazioni d’uso avventurose e irrealizzabili (o comunque irrealizzate), l’ex Stella Maris col passaggio dalla Provincia di Pescara all’Università “Gabriele d’Annunzio” è stata interessata da profondi lavori appena conclusi per farne un centro per lo studio del clima e della sostenibilità e un centro di supercalcolo e raccolta di big data. Il rettore Liborio Stuppia, nella cerimonia di inaugurazione, ha illustrato le linee direttive che saranno seguite dall’ateneo nei 29 anni della convenzione, e che faranno decollare L’Aeroplano, come lo chiamano tutti, verso il futuro e la sfida della conoscenza. Affascinante come poche sedi universitarie, sicuramente unico nella sua seducente forma, snella e affilata nonostante la muscolarità del cemento armato.



