AGI – “Dopo lo scoppio della guerra in Iran, le tariffe per circumnavigare l’Africa, e dunque esportare il nostro prodotto, sono schizzate nel giro di 24 ore. Le compagnie, che già in precedenza per motivi di sicurezza non attraversavano il Canale di Suez e lo Stretto di Hormuz, ci applicano le cosiddette tariffe di guerra. Se prima un carico per Sidney lo pagavo 2.000 euro, adesso costa 4.500-5.000. Questo in un prodotto ‘povero’ come la pasta, che non ha grande valore aggiunto, si ripercuote sul prezzo finale pagato dal cliente”. Lo ha detto all’AGI, Marina Mastromauro, amministratrice delegata del pastificio Granoro, colosso del settore con 120 dipendenti e base a Corato, attivo dal 1967.
L’azienda sta già pensando alle soluzioni da adottare qualora la guerra dovesse prolungarsi. “In tal caso non resterà che cercare sempre più le compagnie che fanno il periplo dell’Africa, dato che non tutte lo effettuano. Mi faccia aggiungere – prosegue – anche la questione del porto di Dubai, una struttura molto importante per lo smistamento. Penso a un cliente della Siria che riceveva la merce nel Golfo Persico e poi via terra la portava nel suo Paese. Proprio qualche giorno fa l’ho sentito e mi ha chiesto la cortesia di richiamare il container”. Ma c’è anche il Libano “dove le navi, a causa del conflitto con Israele, non vogliono attraccare”. Un quadro al momento non semplice per un’azienda che esporta pasta pugliese “in 180 nazioni del mondo: tra questi, Giappone, Sudafrica, Brasile, Germania, Francia e Seychelles. Recentemente ho ricevuto una foto da una cucina di un villaggio dell’arcipelago, dove c’era un nostro pacchetto. Sicuramente una soddisfazione in un contesto geopolitico così difficile“.
Guerra commerciale e dazi
Se adesso la maggior preoccupazione degli imprenditori votati all’export è rappresentata dalla guerra combattuta, fino a poche settimane fa lo spettro del settore era la guerra commerciale. “I dazi non pesano alla stessa maniera della guerra perché negli Stati Uniti vengono colpiti praticamente tutti i prodotti del mondo e non il trasporto. È vero che all’inizio Donald Trump aveva minacciato un più 30-40% nelle tariffe, ma alla fine sono rimaste al 15″.
L’arte della diplomazia e la forza di volontà
“Il mio augurio da persona e imprenditrice è che si possa tornare all’arte della diplomazia, così come è stato fino alla fine degli anni Novanta. Di sicuro viviamo in tempi difficili – conclude Mastromauro -. Spesso penso a mio padre che ha dato vita a tutto questo, lui apparteneva alla generazione che usciva dalla Seconda Guerra Mondiale. Loro hanno trovato delle condizioni economiche e culturali dell’Italia del tempo che sono state in parte la spinta per realizzare il miracolo che ha fatto dimenticare il conflitto. Certo poi hanno avuto una forza di volontà, che secondo me, noi non abbiamo”.



