domenica, Giugno 16, 2024
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Le mani della cosca Araniti sul voto in Calabria nel 2020 e 2021. Indagato il sindaco di R…

AGI – Le mani delle ‘ndrine sugli appalti e sulla politica in Calabria. I carabinieri del Ros – assieme ai militari del Comando provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone eliportato “Cacciatori” Calabria – hanno eseguito un’ordinanza emessa dal gip di Reggio Calabria, su richiesta della procura, nei confronti di 14 persone (di cui 7 in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 3 con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), indagati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, reati elettorali, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. L’indagine, diretta dalla Dda reggina, ha documentato l’esistenza di “gravi e concordanti elementi” relativi alla operatività e alle attività criminalit della cosca Araniti. 

 

Il sindaco di Reggio Calabria del centrosinistra, Giuseppe Falcomatà, figura tra gli indagati a piede libero. Gli stessi inquirenti hanno reso noto che il primo cittadino è sotto inchiesta “per il reato ex art. 416 ter del codice penale”,  voto di scambio politico-mafioso, sebbene nei suoi confronti “non sia stata avanzata richiesta cautelare non avendo ritenuto compiutamente integrati per lo stesso tutti i presupposti legittimanti”. L’indagine ha fatto luce anche su episodi di “ipotizzato condizionamento delle competizioni elettorali”.

 

Avviata nel 2019, avrebbe peraltro permesso di “acquisire elementi sintomatici del condizionamento delle elezioni – presso alcuni seggi elettorali – per il rinnovo del Consiglio regionale della Calabria (nel 2020 e nel 2021) e del Consiglio Comunale di Reggio Calabria (nel 2020)”. L’inchiesta contesta, a vario titolo, ai 14 destinatari delle misure cautelari (e tra questi non c’è il primo cittadino) i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, reati elettorali, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. 

 

Oltre al sindaco di Reggio Calabria, tra gli indagati per voto di scambio politico-mafioso durante le elezioni del 2020 e 2021 per il rinnovo del Consiglio regionale e del Consiglio comunale, ci sono altri due politici coinvolti nell’operazione del Ros “Ducale” della procura distrettuale antimafia guidata da Giovanni Bombardieri: il capogruppo al Consiglio regionale di Fratelli d’Italia, Giuseppe Neri, e il consigliere comunale in carica, Giuseppe Sera (Pd). Mentre per il primo cittadino non era stata avanzata richiesta cautelare, la procura aveva chiesto per i due consiglieri l’applicazione della misura cautelare, ma il gip di Reggio Calabria ha respinto la richiesta; la procura impugnerà la decisione. 

 

Le indagini si sono concentrate sulla cosca Araniti, egemone nel territorio di Sambatello, e avrebbero consentito di delinearne gli assetti, le attività estorsive ai danni di appalti pubblici, l’ingerenza nella conduzione della discarica di Sambatello attraverso l’imposizione, alle ditte di volta in volta impegnate nella gestione dell’impianto, del personale da assumere e le relazioni con le cosche criminali attive nei territori confinanti di Diminniti e Calanna. E’ stato inoltre documentato lo stringente controllo esercitato sul territorio che ha portato persino alla limitazione dell’attività venatoria nell’area della frazione.

 

Dagli accertamenti è emerso che uno degli indagati, raggiunto da un provvedimento restrittivo, per falsità elettorale e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio non aggravati dal metodo mafioso, legato da vincoli di parentela ad esponente di vertice della cosca Araniti, allo scopo di sostenere alcuni candidati avrebbe alterato – con la complicità di scrutatori compiacenti – le operazioni di voto, procurandosi le schede elettorali di cittadini impossibilitati a votare ed esprimendo, al posto di questi, la preferenza. L’indagato, dopo il buon esito elettorale, avrebbe ottenuto dai politici eletti nomine in enti pubblici o come professionista esterno.

 

Falcomatà, “continuo a operare nell’interesse della città e chiarirò tutto”

 

“Come sempre fatto chiarirò nelle sedi opportune, continuerò ad operare con serenità nell’interesse della città”, ha commentato il sindaco di Reggio Calabria. “Questa mattina ho appreso di essere indagato in un’inchiesta della procura di Reggio Calabria. E’ una vicenda che, come sempre è accaduto in tutte le situazioni giudiziarie che ho dovuto affrontare in questi anni, chiarirò nelle sedi opportune, pienamente rispettoso dell’attività della magistratura, per la quale nutro piena fiducia. Chi mi conosce – afferma Giuseppe Falcomatà – sa che ho sempre svolto il mio ruolo in piena onestà, tenendo fede al principio della legalità come bussola del mio agire politico ed amministrativo. E in questo senso intendo continuare ad operare con serenità nell’interesse della città, nella piena consapevolezza di quanto importante sia l’attività repressiva nei confronti delle cosche di ‘ndrangheta, portata avanti dalla magistratura, che vedrà sempre nelle istituzioni territoriali che mi onoro di rappresentare uno strenuo ed integerrimo alleato”. 

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