venerdì, Aprile 10, 2026
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Le nuove frontiere della sicurezza e dell’identità europea al centro della seconda giornat…

AGI – La seconda giornata della sesta edizione del Festival Internazionale della Geopolitica Europea, ospitata presso il Museo del ‘900 di Mestre, ha aperto i lavori con una riflessione profonda sulla prontezza operativa dell’Unione europea di fronte a un panorama globale drasticamente mutato dall’inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Durante il panel mattutino, esperti del calibro di Paolo Casardi, Stefano Cont, Claudio D’Angelo, Alessandro Politi, Raffaele Speranzon e Francesco Zampieri hanno delineato i contorni di una crisi totale che non è solo bellica ma anche energetica ed economica, evidenziando come l’attuale riconfigurazione della politica estera statunitense metta a nudo le fragilità di una NATO privata del suo storico baricentro tecnologico e militare.

Difesa e snodi strategici nel Mediterraneo

In questo scenario di incertezza, la proposta di un ritorno alla leva obbligatoria e alla standardizzazione degli armamenti emerge come una possibile contromossa per evitare che il Mediterraneo si trasformi in un bacino isolato a causa della chiusura di snodi strategici come lo stretto di Bab El-Mandeb, imponendo all’Europa una necessaria rinegoziazione delle proprie certezze e un rapido spirito d’adattamento.

La crisi umanitaria e la testimonianza dal Libano

Successivamente, la testimonianza diretta da Beirut di Francesca Lazzari, responsabile della Libano AVSI Foundation, ha spostato l’attenzione sulla drammatica dimensione umana del conflitto, descrivendo un Paese in cui un terzo della popolazione è ormai sfollato a causa di un’escalation che sta mettendo a dura prova la leggendaria resilienza del popolo libanese e rischiando di innescare pericolose tensioni sociali interne.

L’identità dell’Occidente e il futuro delle democrazie

Oltre agli aspetti tattici e umanitari, il dibattito si è esteso alla questione ontologica dell’Occidente con l’intervento di Adriano Benedetti, Massimo Donà, Eugenio Capozzi e Giuseppe Limone, i quali hanno analizzato la crisi d’identità di un’Europa che sembra vivere di luce riflessa e che fatica ancora a elaborare le conseguenze storiche della caduta del muro di Berlino. Il confronto si è concluso con una provocazione sulla tenuta delle democrazie moderne, chiamate a decidere se sacrificare gli interessi individuali per obiettivi collettivi a lungo termine, come la creazione di un esercito comune, ricordando che la comprensione del futuro europeo non può prescindere da una definizione chiara e condivisa della propria identità culturale e politica.

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