AGI – “Non gioiamo dei dati forniti dall’Istat – premette il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia commentando il fatto che l’Italia non chiuderà in anticipo la procedura Ue per deficit eccessivo, aperta nel 2024 -. Non si gioisce mai quando il proprio Paese è in difficoltà, perchè dietro ogni numero ci sono famiglie, lavoratori e imprese che quelle difficoltà le vivono ogni giorno sulla propria pelle. Ma una cosa ormai è evidente: il percorso di rientro scelto da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti non ha funzionato”.
“Con l’aggravante – aggiunge Boccia – che, nel frattempo, la pressione fiscale nel 2025 è ulteriormente salita dello 0,7%. Dopo quello sulle riforme, siamo di fronte anche al fallimento economico del governo delle destre: deficit ancora alto, tasse che aumentano, salari fermi, bollette alle stelle e costo dei carburanti cresciuto in maniera spropositata e ormai fuori controllo. Fare il pieno, pagare le bollette, riempire il carrello della spesa sono diventati ogni giorno più pesanti per milioni di italiani. Questo è il Paese reale, molto lontano dalla propaganda di Palazzo Chigi. Penso che, per il bene dell’Italia, prima si vada a votare e si mandi a casa il governo Meloni, meglio è”.
Patuanelli: «Serve puntare sulla crescita»
Parole condivise anche dal vicepresidente M5S, Stefano Patuanelli, che sui social scrive: “Il deficit al 3,1% non è una notizia da festeggiare. Speravamo che l’Italia riuscisse a uscire dalla procedura d’infrazione e che almeno i sacrifici imposti agli italiani servissero a raggiungere questo obiettivo. Ma con la ricetta economica di questo governo il fallimento è doppio: si sacrifica la crescita e si manca anche il traguardo sui conti pubblici. La differenza tra noi e loro è nella ricetta”.
“Il governo – spiega ancora Patuanelli – punta su tagli, tasse e avanzi primari, facendo pagare il conto a famiglie e imprese. Noi crediamo che il risanamento debba poggiare sulla crescita: investimenti pubblici, sostegno ai redditi e al potere d’acquisto, strumenti per accompagnare le imprese nell’innovazione e nella transizione energetica. Così si rafforza l’economia e si rendono più solidi anche i conti dello Stato. Non significa ignorare il debito. Significa affrontarlo con una politica economica che permetta al Paese di produrre, lavorare e crescere. I rapporti deficit/PIL e debito/PIL non si migliorano pensando soltanto a tagliare: conta anche il PIL. Se lo si soffoca, il risanamento diventa più difficile e i sacrifici rischiano di alimentare altri sacrifici”.
“Dopo quattro anni di austerità – sottolinea l’esponente pentastellato -, il governo presenta questo bilancio: crescita azzerata, debito esploso, obiettivo sul deficit mancato e un costo della vita che continua a pesare sulle famiglie. La peggiore gestione del MEF nella storia della Repubblica, opera del governo più longevo della storia della Repubblica. Non c’è alcuna soddisfazione nel denunciare questo risultato. C’è il rammarico per i sacrifici degli italiani e per le occasioni sprecate. E la convinzione che serva cambiare ricetta: senza crescita e senza investimenti non si costruisce un risanamento duraturo”.
Bonelli critica deficit e pressione fiscale
“I numeri dell’Istat smontano la propaganda del governo Meloni: deficit/Pil al 3,1% e pressione fiscale che sale al 42,9%, 0,7 punti in più in un solo anno. Altro che ‘meno tasse per tutti’: gli italiani pagano sempre di più per finanziare un governo che continua a scegliere le armi invece del welfare”. Parole di Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde.
“Persino il ministro Giorgetti è costretto ad ammettere che l’Italia non uscirà anticipatamente dalla procedura per deficit eccessivo e che, se tutto va bene, l’uscita arriverà nel 2027. E’ la conferma che la propaganda del governo non basta a cambiare la realtà dei conti pubblici. Meloni – spiega Bonelli – prepara una campagna elettorale a debito: più armi, più promesse e nuove spese. E’ la politica di Cetto La Qualunque, con una differenza: il conto lo pagano gli italiani. Mentre la pressione fiscale aumenta di 0,7 punti, il governo promette di tutto senza spiegare come finanzierà queste misure. Il rischio è lasciare alle prossime generazioni più debito e meno servizi pubblici. Gli italiani hanno diritto al cambiamento per fermare le politiche economiche guerrafondaie e socialmente ingiuste di questa destra che li ha resi più poveri e ha messo un’ipoteca sul futuro dei giovani”.
Magi parla di fallimento economico
“Non si sa cosa sia peggio – si domanda il segretario di Più Europa, Riccardo Magi -: i dati sui conti pubblici italiani o l’ammissione del fallimento da parte del Ministro Giorgetti che oggi, prendendo atto che il nostro Paese non uscirà dalla procedura di infrazione, alza bandiera bianca e si arrende al disastro totale del governo. La realtà è quella di un esecutivo che usa le risorse pubbliche per finanziare la propria propaganda, lasciando il conto da pagare agli italiani. Dopo la sicurezza, la sanità, il posizionamento estero, quello sull’economia è l’ennesimo flop di Giorgia Meloni”, conclude Magi. .
Renzi attacca sulla pressione fiscale
Anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, interviene sul tema. “Gli ultimi dati Istat registrano che la pressione fiscale nel 2025 è aumentata di un altro 0,7%, arrivando al 42.9%. Giorgia Meloni, la Lady tax, non si smentisce: mentre noi proponiamo di cancellare gli anticipi alle partite Iva, lei alza le tasse. Mandare a casa la premier e il suo governo di esattori è un dovere morale e politico”, scrive il leader di Italia viva, nella sua Enews.



