lunedì, Marzo 30, 2026
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Legge elettorale, Meloni tira dritto sulla riforma

AGI – L’input è arrivato direttamente dalla premier: nessun ripensamento sulla riforma della legge elettorale, si va avanti. E così le modifiche al sistema di voto iniziano domani l’iter in commissione Affari costituzionali della Camera. Ma la strada è tutta in salita.

Non solo perché all’interno della stessa maggioranza non si escludono modifiche al testo già presentato, il cosiddetto Stabilicum, ma anche perché tra gli alleati non c’è al momento unanimità di vedute su alcuni punti, dal ballottaggio al premio fino alle preferenze. Anche se, fanno sapere sia dalla Lega che da FI, non c’è l’intenzione di mettere i bastoni tra le ruote, nonostante – si osserva – la riforma elettorale non sia in questo momento avvertita come una priorità.

La posizione di FdI sulla governabilità

FdI è pronta a ‘bullonare’ e mettere in sicurezza il percorso, come da linea dettata dai piani alti. Ma fonti ben informate del partito negano ci sia un’accelerazione: una volta presentato il testo, è il ragionamento, è nelle cose che parta l’iter in commissione. “Vediamo, sono tanti i tavoli su cui si lavora, la priorità per gli italiani non è la legge elettorale“, afferma il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli. Su un punto, però, FdI (e Meloni in testa) non è disposta a ‘trattare’: la nuova legge elettorale deve garantire la governabilità. O meglio: deve assicurare un vincitore certo alle elezioni. No al rischio di pareggio, a pantani o peggio governi tecnici. E su questo in FdI sono convinti di trovare, quando si andrà al dunque, la sponda del Pd (anche Schlein ha tutto l’interesse a giocarsela alle urne sapendo di avere una chance di vittoria, è il ragionamento).

Il sostegno degli alleati di governo

Dunque, la scelta di dare l’avvio all’iter in commissione, viene spiegato, risponde alla volontà di dare un segnale chiaro. A cui gli alleati di governo non si sottrarranno, è la convinzione. Convinzione avvalorata dalla Lega che assicura lealtà alla premier, quindi nessuna impuntatura sulla legge elettorale, nonostante il tema non appassioni e non trovi tutti d’accordo sulla necessità di archiviare i collegi uninominali. Insomma, si spiega, la legge elettorale è un tema richiesto da Meloni sul quale è stato stretto un accordo e quindi si andrà avanti. Anche Forza Italia, pur con qualche perplessità sia sulle tempistiche che su alcuni aspetti del testo depositato, non farà da contraltare. Almeno in questa fase, viene sottolineato. Non senza un accenno di diffidenza su quelle che, nel clou del confronto, saranno le reali mosse degli alleati. Ma si condivide la necessità di aprire al confronto.

Il dialogo con le opposizioni per la riforma

Al momento non sono stati avviati veri contatti tra i due schieramenti. Nella maggioranza non si esclude l’ipotesi di proporre un tavolo, ma il confronto non può diventare la scusa per non cambiare nulla. Tanto che in caso di rifiuto del centrosinistra, la maggioranza mette anche in conto di andare comunque avanti.

Le reazioni delle opposizioni

Le opposizioni temono la ‘trappola’ e innalzano un muro. Il Pd lo mette in chiaro senza giri di parole: “È un terreno su cui non sono accettabili forzature né tantomeno interventi calati dall’alto. Serve responsabilità, non prove di forza a colpi di maggioranza”, scandisce Simona Bonafè. Fonti del centrosinistra osservano: perché fare un ‘favore’ alla maggioranza appena sconfitta al referendum e sederci al tavolo? Tanto più viste le premesse, con il centrodestra che intende andare avanti come una testuggine. Si liberi il campo dallo Stabilicum e si riparta da zero, è la precondizione per ipotizzare un confronto. In realtà anche nel centrodestra c’è chi sostiene la necessità di non andare allo scontro e aprire a modifiche condivise. Lo ha detto giorni fa Alberto Balboni di FdI (“sulla legge elettorale bisogna coinvolgere tutte le forze politiche“) e lo ribadisce oggi Donzelli: “In qualsiasi momento noi siamo pronti a dialogare con chiunque dell’opposizione per migliorare la legge elettorale“. Parole che però non sembrano scalfire il niet delle opposizioni: “Hanno scritto una legge con un premio di maggioranza che è una supertruffa, non scherziamo”, scandisce Giuseppe Conte. “Non hanno imparato nulla dal recente voto al referendum“, dice Filiberto Zaratti di Avs. “Faccio fatica a immaginare che Lega e Forza Italia desiderino consegnare le chiavi di casa a Giorgia Meloni” e poi “non si dice ‘prendere o lasciare’, come invece mi pare che la presidente del Consiglio voglia fare”, osserva il vicepresidente di Italia Viva Enrico Borghi. “No a una legge schifezza“, sentenzia il segretario di Più Europa Riccardo Magi.

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