mercoledì, Marzo 11, 2026
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L’Europa rompe il tabù: si torna al nucleare

AGI – L’Europa rompe un tabù e torna al nucleare. A premere sull’acceleratore è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ieri al Summit mondiale sul nucleare di Parigi ha annunciato un piano da 200 milioni di euro per sostenere gli investimenti privati nelle tecnologie nucleari innovative, nell’ambito di una nuova strategia europea volta ad accelerare lo sviluppo dei piccoli reattori modulari (SMR), da rendere operativi entro il 2030.

“La corsa alla tecnologia nucleare è iniziata. L’Europa ha tutto ciò che serve per essere leader. Abbiamo mezzo milione di lavoratori altamente qualificati nel settore nucleare. Abbiamo l’ambizione di muoverci rapidamente e su larga scala, affinché l’Europa diventi un polo mondiale dell’energia nucleare di prossima generazione”, ha dichiarato alla platea di Parigi.

L’annuncio arriva a poche ore dalla pubblicazione del pacchetto energia della Commissione europea, che oltre allo sviluppo dei micro-reattori negli Stati membri prevede una serie di iniziative per rafforzare le reti, tutelare i consumatori e garantire un mercato più aperto (tra cui l’invito ai governi a facilitare il passaggio da un fornitore all’altro)

Le misure per i consumatori

Con il “Citizens Energy Package”, Bruxelles propone un insieme di misure mirate a ridurre le bollette, aumentare la trasparenza dei contratti energetici e consentire ai cittadini di produrre e condividere la propria energia pulita. Tra le iniziative figurano cambi di fornitore più rapidi, riduzione di tasse e oneri sulle bollette elettriche e nuovi strumenti per contrastare la povertà energetica, con particolare attenzione ai consumatori più vulnerabili.

L’iniziativa arriva in un contesto geopolitico ancora segnato da tensioni e instabilità, che continuano a mettere in evidenza la vulnerabilità dell’Europa rispetto alle importazioni di combustibili fossili e alla volatilità dei prezzi, anche alla luce delle recenti tensioni nelle aree del Golfo.

Quali paesi europei investono già nel nucleare

Se in paesi come l’Italia un referendum ha sancito il no al nucleare, molti altri guardano con interesse alla svolta della Commissione.

In Europa sono attivi circa 100 reattori: la maggior parte si trova in Francia, che da sola produce circa il 45% dell’energia nucleare europea e ha in programma nuovi investimenti per ulteriori impianti.

La Polonia è quella con il piano più ambizioso: ha pianificato investimenti per circa 150 miliardi di euro entro il 2040 per la sua transizione energetica, con una forte accelerazione prevista tra il 2025 e il 2026. Per ridurre la dipendenza dal carbone, Varsavia ha avviato la costruzione della sua prima centrale nucleare (tre reattori AP1000) a Lubiatowo‑Kopalino, con entrata in funzione prevista nel 2033, e sta valutando anche lo sviluppo di SMR.

Il Belgio, pur avendo programmato la dismissione dei suoi sette reattori — che coprono circa il 40% del fabbisogno energetico nazionale — ha esteso la vita operativa di alcuni impianti fino al 2045 per garantire la sicurezza energetica.

Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria e Romania restano fortemente orientate al nucleare e stanno pianificando nuovi reattori o l’estensione della vita di quelli già attivi.

In Finlandia, Olkiluoto 3 è un reattore EPR di terza generazione da 1.600 MW, il più potente d’Europa, e uno dei cinque reattori attivi nel Paese.

Svezia, Slovenia, Paesi Bassi e Romania operano centrali nucleari e stanno valutando nuove costruzioni o l’adozione di SMR.

La posizione italiana

Il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, Gilberto Pichetto Fratin, presente al vertice di Parigi, ha aggiornato la posizione dell’Italia: “Nel 2023 abbiamo istituito la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile, che ha riunito le migliori competenze tecnico‑scientifiche del Paese, consentendo di integrare per la prima volta lo scenario nucleare nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Le ipotesi elaborate prevedono, entro il 2050, una capacità installata tra 8 e 16 GW, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%”.

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