lunedì, Giugno 15, 2026
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Libri con patentino antifascista? Nordio ricorda: “Il nostro Codice penale è firmato da Mussolini”

AGI – E’ ancora polemica attorno all’istituzione del ‘patentino antifascista’, così è stato ribattezzato, proposto dagli organizzatori della Fiera nazionale della piccola e media editoria ‘Più Libri Più Liberi’, in programma ogni anno a dicembre alla Nuvola dell’Eur a Roma. Oggi ha detto la sua il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che in una nota ha affermato: “Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini”. E’ il noto ‘codice Rocco’ che prende il nome da Alfredo Rocco, ministro di Grazia e Giustizia durante il governo Mussolini, che ne curò principalmente l’estensione e la promulgazione. Il testo entrò in vigore l’1 luglio 1931 con il Regio Decreto 19 ottobre 1930, n. 1398, firmato dal Re Vittorio Emanuele III, dal Capo del Governo Benito Mussolini e dallo stesso Rocco. “E’ proprio un paradosso che si pretendano attestazioni di antifascismo da chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini”, ha poi sottolineato Nordio.

L’intervento della premier

Ieri, a stigmatizzare l’iniziativa era stata la premier Giorgia Meloni che sui social aveva denunciato: “Per partecipare alla Fiera della piccola e media editoria ‘Più libri più liberi’, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il ‘patentino antifascista’, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. E’ così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”.

 

 

La risposta degli editori

Parole dure che hanno provocato una replica dell’Aie (Associazione italiana editori), e una riflessione: “La decisione di chiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili, non è affatto censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in Fiera. E’ un documento basato su riferimenti istituzionali e universali privo di visioni di parte, senza accenni politici e tantomeno legami partitici. E’ evidente che così non è stato interpretato”.

“Siamo rammaricati – hanno aggiunto gli organizzatori – di quanto sta accadendo: l’intervento della Presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito ci inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale”.

 

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