AGI – Ci sono “vere e proprie reti internazionali che dal subcontinente americano si sono intrecciate non solo fra di loro, ma con il trumpismo MAGA del Nord, con l’euroasiatismo a Est, con la destra israeliana di Netanyahu e con l’estremismo nero europeo”. Lo scrive Donato Di Santo, nel suo ben documentato libro “L’Internazionale reazionaria. Dall’America Latina all’Europa le reti della nuova destra” (Castelvecchi editore, 306 pagine, 25 euro).
Di Santo, ex sottosegretario Ds agli Esteri nel governo Prodi II, prosegue: “All’indomani dell’illegittimo intervento militare e del sequestro del dittatore venezuelano Maduro a opera dell’autocrate Trump, che con questo atto si è messo sotto i piedi il diritto internazionale, tra coloro che hanno gioito, insieme alla Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, che l’ha definita ‘azione legittima e difensiva’, e al suo amico neofranchista Santiago Abascal, in prima fila vi sono stati molti presidenti latinoamericani. Dall’argentino Javier Milei all’ecuadoriano Daniel Noboa, dal paraguayano Santiago Pena al salvadoregno Nayib Bukele, dal peruviano Jose’ Jeri’ al costaricense Rodrigo Chaves, dall’honduregno Nasry Asfura al cileno Jose’ Antonio Kast. Toni appena piu’ moderati dal boliviano Rodrigo Paz e dal panamense José Raul Mulino”.
Il sovranismo Maga e i nuovi nemici della destra latinoamericana
È singolare e paradossale, prosegue Di Santo, constatare come personalità politiche latinoamericane intrise di nazionalismo e militarismo pesudopatriottico, da Milei a Bolsonaro, da Bukele a Kast e a molti altri, oggi si prostrino ai piedi del sovranismo Maga. “I capi della nuova destra latinoamericana si affidano oggi supinamente all’autoproclamato monarca di Mar-a-Lago. In assenza dei comunisti, i cari vecchi nemici che per un lungo periodo hanno rappresentato egregiamente l’alibi per le peggiori nefandezze emisferiche, adesso i nemici delle nuove destre nazionalpatriottiche latinoamericane sono diventati altri. Sono le femministe, i residui popoli originari, le politiche di genere, gli ambientalisti, gli afro-discendenti, il mondo LGBT, i migranti e, in generale, i poveri”.
Le chiavi di lettura del libro, da Trump agli altri leader
Il libro di Di Santo fornisce Paese per Paese le chiavi di lettura per capire le connessioni “dell’opaca alleanza che intreccia nazionalismi e populismi reazionari dell’America Latina con il neoimperialismo di Trump e Rubio fino a Netanyahu e all’Europa di Meloni, Abascal e dei ‘remigrazionisti’. Un blocco politico, ideologico e finanziario che si nutre di oscurantismo religioso, neoliberismo sfrenato e squadrismo digitale”.
Le dittature di Cuba, Venezuela e Nicaragua
L’autore non è indulgente con “l’autoritarismo di Stato di Cuba, Venezuela e Nicaragua”. Per il Venezuela e il Nicaragua, scrive Di Santo, “le due dittature sono state il frutto non di un golpe bensi’ di una manipolazione autoritaria del percorso democratico ed elettorale iniziale”.
A Cuba Di Santo venne dichiarato “persona non gradita” ed espulso. Fu un atto di ritorsione per gli incontri e le attività che, in tutti gli anni precedenti, aveva intessuto con gli oppositori democratici cubani a L’Avana. “Era il 6 dicembre 2001 e l’allora ambasciatore d’Italia a Cuba, Elio Menzione, che ancora ricordo con immutata stima e personale riconoscenza, volle che mi trasferissi nella residenza diplomatica adducendo non peregrine ragioni di sicurezza”.
I “due embarghi” e il rischio della mafia trumpiana
Di Santo scrive: “A Cuba anche solo accennare a una critica al dittatore significa isolamento, ostracismo, repressione, prigione, morte. Un’ulteriore involuzione dall’autocrazia illiberale al totalitarismo reazionario. Tutti i dissidenti e oppositori socialisti democratici hanno sempre affermato l’esigenza di superare ‘i due embarghi’: l’embargo economico degli Stati Uniti contro il governo cubano e l’embargo democratico del regime castrista contro il popolo cubano. Purtroppo i due embarghi permangono intatti. Con il rischio che vengano sbaragliati, e nel peggiore dei modi, dalla mafia trumpiana, come il blocco totale degli approvvigionamenti petroliferi attuato dal marzo 2026 sembra far presagire. Quando ciò avverrà l’isola resterà in mano ai reazionari, agli oligarchi della casta oggi al potere, che nulla hanno a che vedere con gli ideali socialisti, e che sapranno ben allinearsi al nuovo ordine del ‘Padrino’ di Mar-a-Lago. E sapranno trovare le alleanze di potere con gli altri oligarchi, quelli di Miami”.
Il Brasile di Lula
Infine un accenno al Brasile di Lula, dove si voterà il prossimo 4 ottobre. “L’assalto a Capitol Hill del gennaio 2021 e quello alle istituzioni di Brasilia del gennaio 2023, afferma Di Santo in una presentazione del libro, si somigliano molto. La resilienza brasiliana fa ben sperare. A differenza degli Usa, i responsabili del tentato golpe brasiliano sono tuttora in carcere…”.



