domenica, Maggio 31, 2026
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L’obesità rallenta in Italia e nei Paesi più ricchi

AGI – La crescita dell’obesità sta rallentando in gran parte dei Paesi ad alto reddito e l’Italia mostra segnali di stabilizzazione con una lieve tendenza alla diminuzione. È quanto emerge da una vasta analisi internazionale pubblicata sulla rivista Nature e coordinata dai ricercatori dell’Imperial College di Londra nell’ambito della rete scientifica NCD Risk Factor Collaboration (NCD-RisC).

Lo studio ha analizzato l’andamento dell’obesità in 200 Paesi e territori tra il 1980 e il 2024 e ha visto la partecipazione, per l’Italia, anche di Luciana Zaccagni ed Emanuela Gualdi dell’Università di Ferrara. I risultati mostrano che, dopo decenni di crescita continua, diversi Paesi industrializzati stanno registrando un rallentamento dell’aumento dei casi e, in alcuni casi, una vera e propria inversione di tendenza.

Obesità come sfida globale

L’obesità continua a rappresentare una delle principali sfide per la salute pubblica mondiale, essendo associata a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, diabete, alcuni tipi di tumore e altre patologie croniche. Tuttavia, il nuovo studio suggerisce che il fenomeno non evolve in modo uniforme in tutte le aree del pianeta e che le dinamiche osservate nei diversi contesti economici e sociali sono molto differenti tra loro.

Situazione in Italia

“Anche in Italia, tra le nazioni industrializzate ad alto reddito, si osserva una stabilizzazione della prevalenza dell’obesità, con una tendenza alla diminuzione” spiega Luciana Zaccagni, docente del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione dell’Università di Ferrara. Secondo le stime riportate nello studio, la prevalenza dell’obesità nel nostro Paese è pari al 14 per cento tra le donne e al 15 per cento tra gli uomini. Tra gli adolescenti il dato si attesta all’8% nelle ragazze e al 12% nei ragazzi.

Andamento nei Paesi ad alto reddito

L’analisi mostra che il rallentamento della crescita dell’obesità è osservabile nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito. Il fenomeno appare inizialmente nei bambini e negli adolescenti e tende a riflettersi nella popolazione adulta circa un decennio più tardi.

Differenze tra i Paesi

Tra i Paesi europei che mostrano una riduzione dell’incidenza figurano Italia, Francia e Portogallo. Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono la necessità di superare una visione uniforme dell'”epidemia globale” di obesità, poiché le traiettorie osservate risultano molto diverse da un Paese all’altro.

Fattori determinanti

I ricercatori sottolineano che fattori come la disponibilità degli alimenti, la loro qualità nutrizionale, il prezzo e l’accessibilità economica giocano un ruolo determinante nell’evoluzione del fenomeno. Le differenze tra Paesi ad alto reddito e nazioni a medio e basso reddito evidenziano inoltre una crescente disuguaglianza sanitaria e nutrizionale a livello globale.

Disuguaglianze globali

“Le differenze osservate tra Paesi a medio e basso reddito e Paesi ad alto reddito evidenziano crescenti disuguaglianze nutrizionali e sanitarie a livello globale – osserva Emanuela Gualdi dell’Università di Ferrara – per questo sono necessarie politiche pubbliche capaci di ridurre il divario, favorendo l’accesso ad alimenti sani anche nei contesti in cui oggi questo accesso è più difficile”.

Aree con crescita dell’obesità

Il quadro internazionale resta infatti preoccupante. In molte aree del mondo, in particolare in Africa, Asia, America Latina e negli Stati insulari del Pacifico e dei Caraibi, l’obesità continua a crescere rapidamente. Secondo gli autori, proprio in questi contesti si concentra oggi la parte più rilevante dell’espansione globale del fenomeno.

Analisi e prevenzione

Come evidenzia Majid Ezzati, professore della School of Public Health dell’Imperial College di Londra e direttore del network NCD-RisC, analizzare la velocità con cui l’obesità cambia nel tempo consente di individuare con maggiore precisione le aree dove sono necessari interventi urgenti e politiche di prevenzione più efficaci.

Conclusioni dello studio

Lo studio sottolinea che, nonostante i segnali positivi registrati in alcuni Paesi industrializzati, l’obesità rimane una priorità sanitaria globale. Nel 2024 la velocità di crescita della prevalenza dell’obesità ha raggiunto i livelli più elevati degli ultimi 45 anni per le donne in 84 dei 200 Paesi analizzati e per gli uomini in 109 Paesi. Gli autori concludono quindi che saranno necessari interventi di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento sempre più mirati per affrontare una sfida che continua a interessare centinaia di milioni di persone nel mondo.

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