AGI – Le strade sono piene di negozi e luci, disseminate di camioncini che offrono sandwich a tre dollari, ma che possono diventare otto se chi chiede ha l’accento straniero. Venticinque anni fa Lower Manhattan era il cuore devastato di una delle più grandi tragedie del mondo occidentale: l’attacco terroristico alle Torri Gemelle. Quasi tremila persone erano morte negli attentati al World Trade Center.
Il crollo delle Twin Towers aveva lasciato una ferita così profonda da far dubitare che il Financial District potesse tornare a vivere. Oggi, invece, il quartiere è tornato uno dei luoghi più dinamici della città. La popolazione è quasi triplicata rispetto e oltre 230mila persone lavorano nella zona, un numero vicino a quello precedente agli attentati.
La ricostruzione del World Trade Center
La trasformazione, come ricorda il Wall Street Journal, è stata guidata innanzitutto dalla ricostruzione del World Trade Center. Oltre 20 miliardi di dollari, tra fondi pubblici e privati, sono stati investiti nel progetto. Al posto delle macerie sono sorti quasi un milione di metri quadrati di uffici, centinaia di migliaia di metri quadrati di negozi, un grande nodo dei trasporti, il Memoriale e Museo dell’11 settembre e il Perelman Performing Arts Center. Con l’avvio, a luglio, dei lavori per il nuovo quartier generale di American Express, un grattacielo di 55 piani, è partito l’ultimo grande progetto previsto nell’area di sei ettari del World Trade Center. La rinascita non può essere spiegata soltanto con la costruzione di nuovi grattacieli. Uno degli elementi decisivi è stato il cambiamento nella destinazione degli edifici più vecchi.
Decine di palazzi per uffici ormai obsoleti sono stati trasformati in abitazioni, contribuendo alla nascita di un quartiere nel quale migliaia di persone possono vivere a pochi minuti dal posto di lavoro. All’inizio di quest’anno Lower Manhattan contava oltre 37mila appartamenti, quasi il triplo rispetto ai 13mila del 2000. Anche oggi sono 23 i progetti di conversione di uffici in abitazioni già programmati o in costruzione. Il risultato è un quartiere che non si svuota più alla fine della giornata lavorativa. Un esempio è Stone Street, una stretta strada acciottolata che risale all’epoca olandese di Manhattan. Nel weekend i tavoli all’aperto sono pieni di giovani. Il Financial District, un tempo associato alla finanza, è diventato luogo dove trascorrere il tempo libero.
Meno finanza, più tecnologia e cultura
La trasformazione è evidente nella composizione del mondo del lavoro. Venticinque anni fa i servizi finanziari e il settore immobiliare rappresentavano circa i due terzi dell’occupazione nella zona. Oggi costituiscono all’incirca un terzo. Al loro posto sono arrivate aziende tecnologiche, società dei media, pubblicità e altri settori. Chi temeva la fuga del mondo finanziario da New York con l’elezione del primo sindaco musulmano, Zohran Mamdani, deve ricredersi: da mesi stanno arrivando società per piazzare qui la loro sede operativa e di rappresentanza.
Anche la cultura e l’intrattenimento hanno avuto un ruolo crescente. Nel 2018 Pier 17, uno dei moli dell’isola, ha inaugurato uno spazio musicale sul tetto capace di accogliere circa 3.400 persone. Il waterfront, quasi inesistente come destinazione per concerti una generazione fa, è diventato un punto di riferimento per grandi spettacoli. Il turismo, ovviamente, è ormai una componente essenziale dell’economia locale. Il giorno dell’11 settembre 2001 Lower Manhattan aveva appena sei alberghi. Oggi sono 42.
La devastazione dell’11 settembre
La strada per la normalità, tuttavia, non è stata semplice. Gli attentati distrussero o danneggiarono circa tre milioni di metri quadrati di spazi commerciali. Il complesso del World Trade Center, formato da sette edifici, venne completamente distrutto. Anche la rete dei trasporti subì danni gravissimi: il terminal ferroviario Path, che collega New York al New Jersey, sotto il Trade Center scomparve, il servizio della metropolitana venne interrotto e le infrastrutture elettriche e di comunicazione gravemente colpite. Decine di migliaia di lavoratori vennero costretti a spostarsi altrove.
I fondi che hanno reso possibile la rinascita
A rendere possibile la trasformazione contribuì un elemento che molte altre città americane non hanno avuto: un enorme afflusso di risorse finanziarie. Miliardi di dollari arrivarono attraverso aiuti federali, risarcimenti assicurativi e investimenti della Port Authority. Il primo grande segnale di ritorno alla normalità arrivò nel 2006, quando Silverstein Properties completò il 7 World Trade Center, il primo grattacielo per uffici ricostruito dopo gli attentati. Il governo offrì incentivi fiscali alle aziende disposte a trasferirsi nel quartiere. Non un’impresa facile: per anni, raccontano, molti potenziali inquilini avevano paura persino di visitare gli edifici. Vennero creati incentivi per favorire il ritorno dei residenti. Un programma finanziato dal governo federale offriva contributi fino a 14.500 dollari alle famiglie che fossero rimaste a vivere o si fossero trasferite nel quartiere.
Uno degli esempi più significativi è 90 West Street. L’edificio, gravemente danneggiato dall’attacco alla Torre Sud, venne restaurato e trasformato in circa 410 appartamenti. I suoi sviluppatori temevano che i lunghi lavori al World Trade Center avrebbero scoraggiato gli affittuari. Accadde invece il contrario: alcuni degli appartamenti più richiesti erano proprio quelli che permettevano di osservare dalla finestra la ricostruzione.
Il nuovo quartiere ha inoltre modificato la struttura fisica della zona. Le strade eliminate decenni prima per realizzare il grande isolato del World Trade Center sono state ripristinate. Oggi è possibile attraversare l’area a piedi e il Memoriale dell’11 settembre è integrato nel tessuto urbano. Certo, ci sono newyorkesi che non ricordano direttamente gli attentati o che non erano ancora nati. La ferita non è scomparsa, ma il quartiere non è più definito da ciò che accadde quel giorno.



