martedì, Marzo 17, 2026
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L’uomo è un animale musicale. La conferma da uno studio

AGI – Gli esseri umani potrebbero essere “animali musicali” per natura: la capacità di percepire e apprezzare la musica sarebbe radicata nella biologia più che nella sola cultura. È quanto emerge da uno studio guidato da Henkjan Honing, esperto di cognizione musicale dell’Università di Amsterdam, pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology. Il lavoro riassume oltre vent’anni di ricerche interdisciplinari che coinvolgono psicologia, neuroscienze, biologia, genetica e studi comparativi sugli animali.

Secondo l’autore, invece di considerare la musica esclusivamente come un prodotto culturale, gli scienziati dovrebbero concentrarsi sulla “musicalità“, cioè l’insieme delle capacità biologiche che permettono agli esseri umani di percepire, produrre e apprezzare suoni strutturati. Una delle prove principali di questa predisposizione emerge dagli studi sull’infanzia. I neonati sono in grado di riconoscere schemi ritmici, preferire determinati contorni melodici e sviluppare aspettative sul tempo e sull’altezza dei suoni molto prima di acquisire il linguaggio. Secondo Honing, queste capacità emergono spontaneamente senza insegnamento e indicano l’esistenza di predisposizioni cognitive innate nel modo in cui il cervello umano organizza i suoni.

Le radici evolutive della musicalità

Per comprendere le radici evolutive della musicalità, i ricercatori studiano anche altre specie. Il confronto tra animali consente di distinguere i tratti musicali più antichi da quelli che potrebbero essere esclusivamente umani. In molte culture diverse tra loro, i bambini mostrano una comprensione intuitiva delle strutture musicali di base. Nonostante la grande varietà di tradizioni musicali nel mondo, alcune caratteristiche ricorrono con costanza, come determinate relazioni tra le altezze dei suoni e specifiche strutture ritmiche. Secondo l’ipotesi proposta nello studio, la musicalità non è una singola abilità ma un insieme di componenti – tra cui percezione del ritmo, elaborazione dell’altezza e risposta emotiva – che potrebbero avere storie evolutive differenti.

Musica e linguaggio

Per decenni molti scienziati hanno ritenuto che la musica fosse soltanto un sottoprodotto del linguaggio. Tuttavia, studi di neuroimaging indicano che musica e linguaggio utilizzano circuiti cerebrali solo in parte sovrapposti. Alcuni pazienti con gravi deficit linguistici mantengono capacità musicali, mentre altri con linguaggio normale possono presentare amusia congenita. Secondo Honing, questo suggerisce che la musicalità possa essere una capacità biologica antica, forse addirittura precedente al linguaggio.

Implicazioni e la nostra natura musicale

Comprendere le basi biologiche della musicalità potrebbe avere implicazioni anche in campo medico e educativo, ad esempio nello sviluppo di terapie per disturbi del linguaggio, problemi motori o difficoltà nella regolazione emotiva. “Riconoscere che la musicalità è una capacità biologica fondamentale cambia il modo in cui vediamo noi stessi”, conclude Honing. “Siamo, per natura, esseri musicali“.

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