AGI – Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha rilanciato da Monaco un messaggio di risposta alle “critiche” e alle “caricature” sull’Europa – da prendere invece come modello – ma soprattutto ha provato a spostare la discussione dalla cronaca del conflitto alla strategia del “day after” ucraino: un’architettura di sicurezza europea da riscrivere, regole di coesistenza da definire con una Russia che resterà aggressiva, e un’Europa chiamata a diventare – finalmente – una potenza geopolitica, anche sul terreno della deterrenza e del controllo degli armamenti, grazie anche alla condivisione della deterrenza nucleare francese. E nel frattempo stabilire “un contatto diretto con la Russia” in piena trasparenza e confrontandosi con gli ucraini e gli alleati americani.
Nel quadro dell’annuale Conferenza sulla sicurezza, Macron ha voluto mettere in chiaro un punto politico: l’Europa “farà parte della soluzione” per la fine della guerra in Ucraina e dunque “deve far parte della discussione”, oggi dominata dal formato diretto tra russi, ucraini e americani. “Nessuna pace senza gli europei”, ha insistito, rivendicando che qualsiasi eventuale accordo non potrà prescindere dal ruolo europeo su garanzie di sicurezza, pacchetto di prosperità, sollievo sulle sanzioni e scelte sul futuro europeo di Kiev.
La Russia post-conflitto: debolezza e pericolo
Sullo sfondo, il capo dell’Eliseo ha descritto una Russia indebolita ma ancora pericolosa: logorata da una guerra costosa, in recessione, isolata economicamente e sempre più dipendente dalla Cina, ma allo stesso tempo dotata – nel dopoguerra – di un’industria della difesa “iperpotenziata” e di un esercito “ipertrofico”, che renderebbero Mosca un fattore di instabilità permanente ai confini europei. Da qui la necessità di preparare subito il terreno della coesistenza, oltre la gestione immediata del conflitto.
Aumentare la pressione e preparare la trattativa
Pur dichiarando di sostenere la spinta del presidente Donald Trump verso una pace negoziata, Macron ha avvertito che mentre le discussioni prendono forma la Russia continua a colpire civili e infrastrutture energetiche con l’obiettivo di “congelare” gli ucraini fino alla resa: la risposta non può essere “cedere” alle richieste russe, ma aumentare la pressione. L’Europa però non può limitarsi a “sostenere” l’Ucraina, deve preparare una trattativa più ampia sul futuro equilibrio sul continente. Macron ha posto una serie di questioni: dal dispiegamento di missili a lungo raggio vicino ai confini europei alle interferenze russe nel vicinato, dal controllo degli armamenti nell’era dei droni fino al capitolo nucleare, con la fine del trattato New Start indicata come elemento di ulteriore instabilità.
Riscrivere l’architettura di sicurezza europea
Per Macron la deterrenza nucleare francese ha da sempre una “ispirazione europea” e che, dal 2019 e dal ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato Inf, è necessario “rimescolare” l’architettura di sicurezza europea, pensata per la Guerra fredda e oggi non più adatta. Ha rivelato che Parigi ha avviato un dialogo strategico – con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e con altri leader europei – per articolare dottrina nazionale, cooperazioni, esercitazioni comuni e interessi di sicurezza condivisi, dentro un approccio “olistico” alla difesa. In questo rientra anche un dialogo specifico con il Regno Unito, altra potenza nucleare, e contatti con altri Paesi, tra cui la Svezia.
Strumenti credibili e accelerazione del progetto europeo
Per discutere con la Russia, ha sostenuto, l’Europa deve dotarsi di strumenti credibili, incluse capacità di “attacchi di precisione in profondità” e missili a lungo raggio, in modo da poter negoziare anche eventuali limiti dopo aver costruito deterrenza e leva. È la logica – esplicitata – del “fare di più per poter fare di meno” in una trattativa. Per il capo dell’Eliseo l’Europa deve “accelerare”, non come somma di potenze nazionali ma come progetto europeo: difesa, tecnologia, riduzione delle dipendenze e ‘preferenza europea’ lungo le catene del valore, dall’IA al cloud, dai minerali critici allo spazio, fino all’industria della difesa. Macron ha difeso i grandi programmi comuni, presentandoli come indispensabili per evitare dispersione di risorse e frammentazione: il sistema di combattimento aereo del futuro (Scaf) con Germania e Spagna, progetti su difesa aerea con Italia e Regno Unito, un sistema di allerta precoce con Berlino. In questo quadro, ha messo in guardia contro l’uso dei fondi europei per soluzioni solo nazionali o per favorire attori domestici senza standard e approccio comuni. Sarebbe, secondo lui, “uno spreco di soldi e di tempo”.
Sicurezza interna e protezione delle democrazie
Infine, Macron ha legato sicurezza esterna e resilienza interna, inserendo nel pacchetto anche la protezione delle democrazie europee da manipolazione informativa e interferenze straniere amplificate da social e piattaforme online. Ha difeso il regolamento europeo del digitale, citando il DSA come passo fondamentale, e ha sostenuto la necessità di andare oltre su responsabilità delle piattaforme, trasparenza degli algoritmi e contrasto a reti organizzate e account non autentici. In questo schema, la difesa del dibattito pubblico diventa parte integrante della sicurezza europea.



