AGI – Il presidente deposto del Venezuela, Nicolás Maduro, è negli Stati Uniti. Dopo l’operazione lampo delle forze Usa della scorsa notte, Maduro e la moglie Cilia Flores, entrambi incriminati dalla giustizia americana per narcoterrorismo, traffico di droga e uso di armi da guerra sono arrivati in serata a New York.
L’ex presidente venezuelano e la moglie sono atterrati alla base della Guardia Nazionale Aerea Stewart a Newburgh. Maduro è stato scortato fuori dall’aereo circondato da agenti dell’FBI, la coppia è stata poi trasportata in elicottero all’eliporto Westside di Manhattan.
L’arrivo nel carcere di Brooklyn
Il deposto presidente venezuelano, sottoposto a rigide misure di sicurezza, è stato portato prima negli uffici della DEA, poi al Metropolitan Detention Center, la stessa struttura federale a Brooklyn in cui sono stati detenuti il rapper Sean “Diddy” Combs durante il processo dello scorso anno, così come altri prigionieri di alto profilo, tra cui Ghislaine Maxwell, la ex compagna di Jeffrey Epstein. Una folla di persone si è radunata all’esterno della struttura, applaudendo e sventolando bandiere venezuelane. La prossima settimana Maduro dovrà rispondere delle accuse presso un tribunale federale di Manhattan.
Mentre iniziano a delinearsi i dettagli del raid Usa, il New York Times scrive che almeno 40 persone, tra civili e soldati, sono rimaste uccise nell’attacco in Venezuela. Più di 150 aerei statunitensi sono stati inviati per mettere fuori uso le difese aeree venezuelane, in modo che gli elicotteri militari potessero trasportare le forze delle Operazioni Speciali che hanno assaltato il complesso di Maduro alle 2 del mattino ora locale, hanno affermato funzionari statunitensi. L’intera operazione è durata due ore e 20 minuti. Le forze speciali americane hanno catturato Maduro con l’aiuto di una fonte della CIA all’interno del governo venezuelano che aveva monitorato la sua posizione nei giorni scorsi, secondo fonti informate sull’operazione e citate dai media americani.
La visione di Trump per il Venezuela
Donald Trump ha dichiarato in una conferenza stampa che gli Stati Uniti “governeranno il Paese” fino a quando non si sarà organizzata una “transizione di potere sicura, appropriata e giudiziosa”. “Governeremo il Paese nel modo giusto”, ha detto. “Faremo un sacco di soldi”, ha aggiunto riferendosi alle vaste riserve petrolifere statali del Venezuela e alla ricostruzione delle infrastrutture energetiche del Paese da parte delle compagnie petrolifere americane e, presumibilmente, della riconquista dei diritti che un tempo detenevano sulle vaste riserve petrolifere venezuelane. I precedenti governi venezuelani “ci hanno rubato il petrolio”, ha aggiunto riferendosi alla nazionalizzazione dell’industria petrolifera del paese caraibico. Il futuro del Paese rimane un’incognita. Secondo testimoni diretti, al momento non ci sono ancora segni evidenti di una presenza militare statunitense in Venezuela.
Il futuro politico del Venezuela
Nel frattempo la Corte suprema di giustizia venezuelana ha ordinato che la vicepresidente esecutiva Delcy Rodriguez assuma la carica di presidente ad interim del Paese. La principale leader dell’opposizione, María Corina Machado, chiede che il suo alleato politico, Edmundo González, venga immediatamente riconosciuto come presidente del Venezuela. “Oggi siamo pronti a far rispettare il nostro mandato e a prendere il potere”, ha dichiarato la Machado, che lo scorso anno ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Ma Trump ha frenato decisamente su questa ipotesi e ha detto che il segretario di Stato, Marco Rubio, ha parlato già con “la signora Rodriguez che è sostanzialmente disposta a fare ciò che riteniamo necessario per rendere il Venezuela di nuovo grande”. Secondo Trump, Machado non ha il sostegno o il rispetto necessari per guidare il Paese.
Reazioni alla cattura di Maduro
Poche ore dopo la cattura di Maduro e di sua moglie, la televisione di stato venezuelana ha trasmesso raduni e proteste in diverse città, tra cui la capitale Caracas. I sostenitori di Maduro hanno giurato di difendere il loro Paese da quello che hanno descritto come un attacco illegale e dal rapimento del loro leader “legittimo”. Manifestazioni di gioia e di giubilo per la cacciata del ‘dittatore’ invece, da parte di molte comunità di venezuelani fuori dal Paese.



