AGI – Israele ha lanciato nuovi attacchi contro Iran e Libano. Al quinto giorno di un conflitto che sta riscrivendo gli equilibri geopolitici e mandando in shock i mercati energetici globali, lo scenario si fa sempre più complesso: le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato il “controllo totale” dello Stretto di Hormuz, minacciando di bloccare una delle rotte petrolifere più vitali del pianeta, attraverso la quale transita un quinto del greggio mondiale. La risposta di Washington non si è fatta attendere; il Presidente Donald Trump ha rivendicato la sistematica neutralizzazione della marina e dell’aeronautica di Teheran, assicurando che le unità della Marina USA sono pronte a scortare le petroliere per garantire la continuità dei flussi energetici.
Il bilancio delle operazioni militari è imponente. L’esercito statunitense ha confermato di aver colpito quasi 2.000 obiettivi sensibili in territorio iraniano a partire dal raid inaugurale di sabato scorso, che ha portato all’uccisione della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei. Da allora, Israele ha mantenuto una pressione costante, lanciando ondate di attacchi aerei su vasta scala subito dopo la mezzanotte di mercoledì, in risposta a tre massicci bombardamenti missilistici iraniani diretti verso lo Stato ebraico. La tensione ha travolto anche i paesi limitrofi: l’Arabia Saudita ha intercettato missili da crociera nei propri cieli, mentre droni d’attacco hanno colpito le vicinanze del consolato americano a Dubai e la base militare di Al-Udeid in Qatar, innescando incendi e costringendo le cancellerie internazionali a una corsa contro il tempo per evacuare i propri cittadini.
Il Libano, nuovo fronte di guerra
Il Libano è diventato il secondo fronte critico di questa guerra totale. Hezbollah, sostenuto da Teheran, ha intensificato il lancio di razzi e droni contro Israele per vendicare la morte di Khamenei. La reazione delle forze di difesa israeliane è stata immediata e perentoria, con “avvisi urgenti” di evacuazione estesi a 16 località nel sud del Paese. Tuttavia, le bombe hanno colpito anche aree precedentemente risparmiate dal conflitto, inclusi edifici residenziali a Baalbek, Aramoun e Saadiyat, oltre a un hotel nel cuore di Beirut. Il ministero della salute libanese ha riportato la morte di decine di civili, tra cui tre paramedici dell’OMS, mentre l’ONU stima che oltre 30.000 persone siano già state costrette ad abbandonare le proprie case.
La strategia di Trump e la disarticolazione iraniana
Sul piano politico, Donald Trump, in un incontro alla Casa Bianca con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha dipinto un quadro di totale disarticolazione del comando iraniano. Secondo il Presidente americano, due ondate di attacchi congiunti avrebbero eliminato non solo la leadership attuale, ma anche i potenziali successori riuniti per nominare i nuovi vertici. “La maggior parte delle persone a cui pensavamo è morta”, ha dichiarato Trump, sottolineando che, sebbene il cambio di regime non sia l’obiettivo ufficiale, l’operazione mira a eradicare ogni capacità offensiva di Teheran. L’ammiraglio Brad Cooper ha descritto questa mobilitazione come il più grande dispiegamento di potenza di fuoco statunitense in Medio Oriente da una generazione, superando per intensità persino l’operazione “shock and awe” del 2003 contro l’Iraq.
Teheran città fantasma e minacce di ritorsione
Mentre la Mezzaluna Rossa iraniana parla di almeno 787 vittime sul proprio suolo, Teheran appare oggi come una città fantasma. Nella capitale, un tempo vibrante metropoli da 10 milioni di abitanti, regna un silenzio irreale rotto solo dai controlli dei veicoli blindati agli incroci. Chi è rimasto vive nel terrore, barricato in casa sotto la minaccia costante dei bombardamenti, mentre le testimonianze descrivono quartieri residenziali un tempo trafficati ora deserti. Nonostante la devastazione e la perdita dei propri leader, i vertici superstiti delle Guardie Rivoluzionarie continuano a promettere ritorsioni contro i centri economici dell’intera regione, in un braccio di ferro che rischia di incendiare definitivamente l’intero scacchiere mediorientale.



