giovedì, Giugno 11, 2026
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Meloni: “Avanti con gli aiuti a Kiev e pressione su Mosca. L’Ue trovi un inviato autorevol…

AGI –  “L’Italia intende sostenere misure contro coloro che come i coloni violenti fomentano l’odio e l’estremismo. Come il ministro Ben Gvir che abbiamo chiesto di sanzionare dopo l’inaccettabile comportamento nei confronti di cittadini italiani. Approfitto per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto, inaccettabili per l’Italia e poco dignitose per Israele”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla Camera, nelle sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue. 

“Sull’Ucraina la posizione non cambia”

“A oltre 4 anni dall’avvio dell’aggressione russa all’Ucraina quell’aggressione non si è mai trasformata in una vittoria. Il fronte è praticamente fermo, deriva da qui la frustrazione di Mosca e gli ultimatum volti a Kiev“, dice Meloni. “La nostra solidarietà all’Ucraina resta piena a concreta, la nostra linea non cambia, servono condizioni per costringere Mosca” alla trattativa di pace, “per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca“, dice. 

“Individuare una figura autorevole in Ue”

“Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo”, spiega Meloni. “Obiettivo per il quale è, chiaramente, indispensabile – afferma – preservare l’unità euro-atlantica e rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti. Sfida non sempre facile, ma necessaria. Solo che coordinamento non significa delega. In qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa. Ed è l’Europa a doverle negoziare. Intendo che la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione“, afferma ancora la premier.

“Continuo a porre il tema della necessità che l’Europa avvii una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi: l’Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo. Ma per farlo – una volta stabilito in maniera univoca quale sia, dal nostro punto di vista, l’obiettivo finale del negoziato – occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale.

Perchè procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa”, spiega la presidente del Consiglio. “Per questo motivo sostengo, da tempo, la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati Membri per portare il punto di vista dell’Europa, ed è in questa direzione che continuo a lavorare”, conclude.

“In Ue meno riunioni ridondanti e più proposte concrete”

“Se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi”, aggiunge Meloni.

“Inaccettabile piegare la libertà di navigazione a logiche di ricatto”

“Voglio ribadire – continua la premier – che consideriamo inaccettabile qualsiasi tentativo di alterare unilateralmente le regole che garantiscono il libero transito attraverso lo Stretto. Perchè la libertà di navigazione è un bene comune mondiale e non puo’ essere piegato a logiche di ricatto, e perchè consentire che qualcuno selezioni chi puo’ e chi non puo’ passare da uno snodo marittimo fondamentale significherebbe aprire il varco a un mondo nel quale le grandi rotte marittime diventano tutte strumenti di pressione politica o di coercizione militare”. Quanto accade a Hormuz “non riguarda soltanto Hormuz. Per questo è necessaria una risposta ferma, coordinata e responsabile della comunità internazionale nel suo insieme. è la ragione per cui in questi mesi abbiamo lavorato in stretto coordinamento con i nostri principali partner europei e atlantici per valutare le opzioni necessarie a garantire la sicurezza della navigazione e la tutela delle rotte commerciali nell’area di Hormuz”, afferma la premier.

Ogni attacco a Unifil è inaccettabile

Per il presidente del Consiglio, “ogni attacco contro Unifil, contro il suo personale, contro le sue basi e contro la libertà di movimento della missione è inaccettabile. Lo abbiamo condannato senza ambiguità e continueremo a farlo. La sicurezza dei caschi blu deve essere garantita da tutti gli attori sul terreno. Chi colpisce o minaccia Unifil non colpisce soltanto una missione delle Nazioni Unite: colpisce la comunità internazionale e uno dei pochi presi’di che in questi anni hanno contribuito a evitare un conflitto ancora più ampio”.

“Detto questo, la priorità ora è sostenere il percorso politico avviato con il contributo decisivo degli Stati Uniti e con la scelta coraggiosa del Presidente Aoun di accogliere l’invito a svolgere negoziati diretti con Israele. Il Presidente Aoun, che è un patriota – ha assicurato la premier -, sa bene che non vi sarà futuro per il Libano senza la possibilità di vivere in pace con Israele, senza il pieno esercizio della sovranità dello Stato libanese e senza istituzioni in grado di garantire sicurezza e stabilità su tutto il territorio nazionale.è l’esatto contrario della logica di Hezbollah, che dice di combattere per il Libano, ma nei fatti espone il Paese dei cedri a una guerra che il popolo libanese non vuole e che rischia di distruggere ogni prospettiva di ripresa”.

“Le azioni israeliane tutelino i civili”

“Allo stesso modo, abbiamo assistito con grande preoccupazione ai bombardamenti su Beirut e ribadiamo che le azioni israeliane per colpire i vertici di Hezbollah devono garantire la massima tutela della popolazione civile. Crediamo che una soluzione politica non possa prescindere dal disarmo di Hezbollah, cosi’ come deve prevedere il ritiro di Israele da tutto il Sud del Libano. Sono due passaggi essenziali per costruire un’architettura di sicurezza duratura”, afferma la premier.

“In questo quadro, l’Italia continuerà a sostenere con convinzione le Forze Armate Libanesi, che rappresentano un presidio fondamentale dell’unità nazionale e della sovranità del Libano. Continueremo, inoltre, a intervenire in favore dei civili, in particolare nel Libano meridionale, dove la distruzione delle infrastrutture rende più difficile l’accesso agli aiuti e aggrava le condizioni di una popolazione già duramente provata. Abbiamo, per questo fine, recentemente approvato un nuovo pacchetto di aiuti da 15 milioni di euro”, conclude Meloni.

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