mercoledì, Marzo 11, 2026
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Mine iraniane nel Golfo, come funzionano gli ordigni che spaventano Trump

AGI – Nella guerra Usa-Iran spunta una nuova variabile destinata ad avere ripercussioni profonde sull’economia mondiale, se non sull’esito del conflitto: secondo i media statunitensi l’Iran sta installando mine nel Golfo persico e nello Stretto di Hormuz. La notizia è stata confermata indirettamente dallo stesso presidente Donald Trump che ha dichiarato che l’esercito americano ha distrutto “10 imbarcazioni e/o navi posamine inattive, e altre ne seguiranno!”. Su X invece l’esercito americano afferma di aver “eliminato numerose navi iraniane, tra cui 16 posamine vicino allo Stretto di Hormuz”, scrive il Comando centrale statunitense allegando un video che mostra alcuni degli attacchi.

Il nuovo fronte, che preoccupa a tal punto gli Stati Uniti da far scrivere a Trump sul suo social, nel suo solito linguaggio roboante: “Se l’Iran ha posizionato delle mine nello Stretto di Hormuz, e non abbiamo notizie in merito, vogliamo che vengano rimosse IMMEDIATAMENTE! Se per qualsiasi motivo sono state posizionate delle mine e non vengono rimosse immediatamente, le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima. Se, d’altra parte, rimuovessero ciò che potrebbe essere stato posizionato, sarebbe un passo da gigante nella giusta direzione! Inoltre, stiamo utilizzando la stessa tecnologia e le stesse capacità missilistiche impiegate contro i trafficanti di droga per eliminare definitivamente qualsiasi imbarcazione o nave che tenti di minare lo Stretto di Hormuz. Saranno affrontati rapidamente e con violenza. ATTENZIONE!”.

Le conseguenze drammatiche

In realtà, a parte le minacce di Trump, la situazione appare molto complessa e rischia di avere conseguenze drammatiche sulla navigabilità dello Stretto di Hormuz e, di conseguenza, sul commercio del petrolio. A settembre, infatti, la Marina degli Stati Uniti ha dismesso l’ultima delle sue quattro navi dragamine specializzate nel Golfo Persico e le ha spedite in America per la demolizione. Ora, secondo quanto riferito, l’Iran starebbe posizionando mine nello Stretto di Hormuz e le uniche navi disponibili per bonificarle sono le navi da combattimento costiere.

Le navi dragamine Usa LCS sono inaffidabili

Queste, LCS “Littoral Combat Ship” hanno grossi problemi di affidabilità, tanto da essere ribattezzate dai marinai “Little Crappy Ships” ovvero “piccole navi di merda”. Alcuni dei primi modelli sono già stati ritirati dal servizio dopo solo pochi anni. Sono stati definiti uno dei più grandi fallimenti nella storia della cantieristica navale statunitense.

Il fallimento della cantieristica navale Usa

La flotta LCS è stata progettata per svolgere due missioni chiave con due diversi pacchetti di hardware e software intercambiabili sulle navi. Uno è per la guerra di superficie e l’altro per le contromisure mine, secondo la Marina. Ma la flotta LCS, composta da circa 30 navi attive, ha avuto una storia di problemi di affidabilità – e alcuni analisti sostengono che siano rilevanti – fin dalla messa in servizio delle prime versioni nel 2008 e nel 2010. I critici definiscono le LCS uno dei più grandi fallimenti nella storia della cantieristica navale statunitense. Alcuni dei primi modelli sono già stati ritirati dal servizio con solo pochi anni di servizio attivo. Prima dell’inizio della guerra con l’Iran, il monitoraggio della CNN mostrava che tre LCS erano nella regione del Golfo Persico. L’analista Carl Schuster, ex capitano della Marina statunitense, ha affermato che l’impiego delle LCS nello Stretto di Hormuz sarebbe stato “più una trovata pubblicitaria che altro”. “La burocrazia della Marina le impiegherà per far sembrare il progetto utile” e “giustificarne i costi eccessivi“.

L’Iran ha 5-6000 mine antinave

Per quanto possa bastare una qualunque nave per posare le mine, la marina iraniana non avrebbe grandi mezzi per creare campi minati in mare. In ogni caso, Teheran ha negli arsenali almeno 5-6.000 mine anti nave di varie tipologie. Gli ordigni possono essere piazzati a varie profondità ancorati a catene più o meno lunghe oppure essere visibili a fior d’acqua e usate anche per ‘indirizzare’ le navi in settori ben precisi. Con una quantità di esplosivo compresa fra i 150 e i 1.000 chili, sono attivate da sensori, non per contatto.

Come funzionano le mine antinave iraniane

La mina “sente” le variazioni di campo magnetico, di pressione idrostatica, e i rumori prodotti dalle eliche, puo’ analizzare la rotta e velocità delle navi. Questi rilievi si confrontano con i dati memorizzati precedentemente e permettono all’arma di “decidere” se e cosa attaccare. Il software comprende un calendario, programmabile affinché l’ordigno sia eventualmente operativo in un determinato lasso temporale, ovvero si disattivi automaticamente dopo un certo numero di mesi/anni di attesa. Certe mine sono addirittura autopropulse, cioè una volta individuato il bersaglio riescono ad avvicinarglisi autonomamente per aumentare gli effetti d’urto dell’esplosione.

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