lunedì, Febbraio 23, 2026
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Nick Reiner si dichiara “non colpevole” del massacro dei genitori

AGI – Colpo di scena al processo per l’omicidio di Rob Reiner e della moglie Il figlio più giovane del regista Rob Reiner e della moglie Michele Singer trovati senza vita, uccisi a coltellate, nella loro casa di Brentwood, al numero 200 di Chadbourne Avenue lo sc orso 15 dicembre si è dichiarato non colpevole per l’omicidio di entrambi i genitori. 

Nick Reiner – 32 anni apparso oggi in aula a Los Angeles – deve rispondere di due capi d’accusa per omicidio di primo grado per il duplice assassinio che ha sconvolto Hollywood. Se ritenuto colpevole l’uomo rischia la pena di morte.

Nick, problematico “figlio di mezzo” di Bob Reiner

Nato a Los Angeles nel 1993, Nick viene descritto dal New Yorker come il “figlio di mezzo” di Rob Reiner: quello che, da ragazzino, arriva persino a far naufragare (con un voto familiare) l’idea del padre di candidarsi a governatore della California, per paura che la vita blindata dalla scorta gli impedisca una vita normale. È un dettaglio minuscolo ma rivelatore: in quella famiglia molto esposta, Nick rivendica presto il bisogno di quotidianità, poi arriva la frattura.

L’escalation e la vita da senzatetto

Nelle interviste rilasciate dopo l’uscita del ‘film di famiglia‘, Nick racconta un’escalation iniziata nell’adolescenza con ripetuti ricoveri in strutture di recupero (fino a 17 volte, secondo alcune fonti) e periodi di vita da senzatetto sulle strade di diversi Stati. A People aveva descritto in modo asciutto dove l’aveva portato l’ostinazione a “fare a modo suo”: notti e settimane in strada, rifugi, la sensazione di scivolare fuori dal proprio stesso cognome.

La scrittura come punto di svolta

Il punto di svolta è la scrittura. In riabilitazione Nick conosce Matt Elisofon: insieme prendono appunti, raccolgono storie, provano a trasformare quell’esperienza in racconto. Per Nick non è un’autobiografia trasposta sullo schermo, ma un collage di situazioni viste e vissute in quel mondo. È l’idea che regge il film: mostrare la dipendenza come quotidianità (test antidroga, ricadute, compromessi), non come parabola edificante.

Il film e il rapporto padre-figlio

Quando il film arriva al Toronto Film Festival nel 2015, il Los Angeles Times racconta la famiglia riunita a cena dopo la premiere, nel giorno del 22esimo compleanno di Nick: sul tavolo non c’è una “storia di rinascita” da vendere, ma una vulnerabilità esibita quasi contro le regole non scritte dell’industria. Reiner padre ammette che girare il film ha riaperto ferite. Nick dice, senza pose, che non era sicuro di volerlo fare. Il New Yorker mette a fuoco la dinamica più interessante: Nick come “caso clinico” che costringe il padre, regista abituato a dirigere attori diversi in modi diversi, ad ammettere un errore di metodo con il figlio. Nick, dal canto suo, sintetizza così l’effetto del lavoro insieme: vedere il padre “nel suo elemento”, mentre fa ciò che ama, glielo ha fatto comprendere meglio.

La dipendenza come biografia parallela

Oggi il suo nome è tornato sulle cronache per le ragioni più drammatiche. Un passaggio che, per ora, appartiene alla sfera giudiziaria e non chiude, né spiega, la persona. Ma rende ancora più centrale l’unica cosa che Nick ha davvero consegnato al pubblico in modo diretto: la testimonianza, ripetuta in interviste diverse, di quanto la dipendenza possa diventare una biografia parallela, e di quanto sia fragile il confine tra “starci dentro” e “finire fuori strada“.

La fortuna di Rob Reiner

Rob Reiner ha lasciato una fortuna di circa 200 milioni di dollari. Secondo il sito web Celebrity Net Worth, dopo decenni di lavoro a Hollywood, il regista ha accumulato una considerevole ricchezza grazie a successi come “Harry ti presento Sally” del 1989, “Stand by Me” del 1986 e “La storia fantastica” del 1987.

Castle Rock Entertainment e il successo

Oltre al successo come registaReiner è stato anche uno dei fondatori della Castle Rock Entertainment, uno degli studi indipendenti più influenti di Hollywood, creato nel 1987 con i produttori Martin Shafer, Andrew Scheinman, Glenn Padnick e Alan Horn, l’attuale presidente dei Walt Disney Studios.

La vendita di Castle Rock Entertainment

Nel 1993, dopo aver prodotto serie come l’iconica serie “Seinfeld“, vendettero la società a Turner Broadcasting, che si fuse con WarnerMedia (ex Time Warner). Sebbene l’importo totale sia sconosciuto, la vendita aumentò significativamente la loro fortuna.

 

 

 

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