AGI – È stato un compromesso difficile, ma alla fine gli ambasciatori dei 27 Paesi dell’Unione Europea hanno trovato l’accordo sul rinnovo del regime di sanzioni individuali contro la Russia e superato l’impasse che durava da settimane. Per “mantenere il regime”, hanno spiegato fonti della presidenza irlandese, alla fine è stato necessario accettare il delisting dei due oligarchi Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, come richiesto prima dalla Slovacchia e poi dalla Francia.
L’intesa prevede una proroga di 36 mesi, fino al 22 settembre 2029. Una decisione, sottolinea un portavoce della presidenza, che “rafforza la durata e la prevedibilità del quadro sanzionatorio dell’UE”. Le misure restrittive continueranno ad applicarsi a quasi 3.000 persone ed entità ritenute responsabili o sostenitrici dell’invasione dell’Ucraina, e altri nomi entreranno in lista nelle prossime settimane. Finora il regime veniva rinnovato ogni sei mesi.
“L’Unione Europea resta determinata ad aumentare ulteriormente la pressione sulla Russia e a continuare a indebolirne l’economia affinché ponga fine alla sua brutale guerra di aggressione contro l’Ucraina e si impegni in negoziati di pace significativi”, si legge nel comunicato finale del Consiglio.
Tuttavia qualcosa è inevitabilmente cambiato. “È un accordo piuttosto sgradevole, ma meglio questo che perdere quasi 3.000 designazioni”, ha spiegato una fonte diplomatica all’AGI. Secondo un’altra fonte, la discussione tra gli ambasciatori è stata “positiva”. E nessuno ha violato la procedura scritta per l’adozione formale.
Trattative serrate e la posizione della Lettonia
Il via libera arriva dopo giorni di trattative serrate, con la scadenza del regime già superata il 15 settembre e una proroga tecnica di una settimana per evitare il vuoto giuridico. A bloccare l’intesa erano state le resistenze di alcuni Stati membri, in particolare la Lettonia, contraria alla rimozione dei due oligarchi considerati vicini al presidente russo Vladimir Putin.
Pur di arrivare al rinnovo delle sanzioni, alla fine Riga si è astenuta e ha annunciato che adotterà sue misure mirate sui due oligarchi. Anche l’Alto Rappresentante Kaja Kallas aveva insistito da New York, dove si trova per l’Assemblea Generale dell’ONU, per un rinnovo “rapido e completo” delle misure. L’Italia, dal canto suo, non è stata tra i Paesi che avevano chiesto di cancellare dalla lista l’oligarca Usmanov, ma si era detta pronta ad accettarlo come compromesso per mantenere l’impianto delle sanzioni.
La reazione di Kiev e i timori europei
Inevitabile la delusione ucraina. Poco prima dell’arrivo della fumata bianca sulle sanzioni, il presidente Volodymyr Zelensky era tornato a esortare l’UE a un rinnovo “tempestivo e incondizionato” delle sanzioni, finché la Russia non avvierà negoziati di pace seri. Poi la doccia fredda e una reazione durissima di Kiev.
“La decisione di depennare Usmanov e Fridman è vergognosa e ingiustificabile”, ha scritto su X il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha. “Mosca sta festeggiando perché ha ottenuto ciò che voleva: un senso di impunità, l’umiliazione dell’UE e la divisione tra europei”, ha insistito. Sybiha ha chiesto che gli Stati membri adottino ora misure nazionali contro i due. Se a livello diplomatico è stato portato a casa il risultato, anche a Bruxelles in molti sono rimasti scontenti per un delisting che potrebbe costituire un “pericoloso precedente”.



