venerdì, Ottobre 23, 2026
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“Patriots”, la Milano underground raccontata dalle foto di Stefano Righi

AGI – Flash diretti, volti tagliati dalla luce, corpi in movimento, abbracci e solitudini quando la musica si spegne. Per oltre vent’anni Stefano Righi ha fotografato la scena underground milanese, entrando nei club, nei concerti e negli spazi privati in cui una comunità ha costruito la propria identità. Le sue immagini restituiscono la realtà di una cultura notturna spesso raccontata dall’esterno, ma raramente documentata da così vicino.

È questo il mondo di “Stefano Righi. Patriots”, il volume fotografico edito da Skira che sarà presentato il 24 e 25 ottobre alla Fondazione Sozzani di Milano, con due serate dedicate a fotografia, cultura e musica, tra talk, performance dal vivo e dj set. Il libro, curato da Claudia Carretti, raccoglie 180 immagini a colori realizzate nell’ultimo decennio e si apre con un testo di Sara Sozzani Maino, direttrice creativa della Fondazione Sozzani, e un’introduzione dello stesso Righi. Il fotografo sarà protagonista di una conversazione con Sozzani Maino dedicata al progetto e alla cultura del clubbing, mentre la musica sarà affidata a Manduria, in un dialogo tra immagini e suono.

Stefano Righi e la scena underground di Milano

Dal Plastic ai Magazzini Generali, dal Botox al Just Cavalli e al Don’t Tell Mama, Righi ha attraversato i luoghi in cui Milano ha espresso una delle sue anime più radicali e marginali.

Nato a Johannesburg, in Sudafrica, nel 1980, dopo una prima esperienza nella musica punk-rock come produttore ha iniziato a dedicarsi alla fotografia, utilizzandola per esplorare i paesaggi emotivi e fisici dell’esperienza vissuta.

Il suo sguardo si muove dentro gli ambienti che racconta: club, concerti, appartamenti privati, bagni. Non cerca una distanza rassicurante, ma resta accanto alle persone, nei momenti di eccesso e in quelli di vulnerabilità, tra amore, fragilità e desiderio di esprimersi.

180 fotografie tra clubbing, musica e vita notturna

Lavorando soprattutto con pellicola 35 millimetri e fotocamere analogiche, Righi costruisce un linguaggio visivo crudo, immediato, attraversato da contrasti forti. Il flash diretto, le sfocature e le inquadrature instabili non cancellano la realtà, ma ne conservano la materia.

La teatralità della notte si alterna all’intimità dell’alba, quando i volti e i corpi sembrano liberarsi della scena e lasciare emergere qualcosa di più personale.

Ne risulta un reportage che trasforma la cultura del clubbing in una testimonianza artistica e sociale, restituendo visibilità a una comunità raramente rappresentata dall’interno.

Il significato di Patriots: l’identità oltre i confini

Il titolo “Patriots” racchiude il senso del progetto. “È una parola carica. Sa di bandiere, di confini, di ideologie. L’ho scelta apposta. Per svuotarla e riempirla di altro. Qui non si parla di nazioni. Si parla di identità”, scrive Righi nell’introduzione. La parola patria viene così spostata dal territorio alla persona, dalla comunità nazionale alla fedeltà a sé stessi. Le figure ritratte non sono simboli né categorie, ma individui con storie e verità proprie, che appartengono a una comunità, a un’estetica o a una visione del mondo senza rinunciare alla propria singolarità.

Il progetto nasce dalla domanda su cosa significhi oggi essere fedeli a sé stessi e guarda a chi ha scelto, o ha dovuto lottare, per affermare la propria identità.

“Essere sé stessi, oggi, è un atto radicale”, scrive ancora il fotografo.

La provocazione, in queste immagini, convive con una normalità che non chiede giudizi. In un tempo che tende a dividere, semplificare ed etichettare, le fotografie di Righi scelgono di mantenere aperta la complessità, lasciando al centro le persone e le loro storie.

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