mercoledì, Novembre 4, 2026
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Per Meloni non cambia il rapporto con gli Usa dopo le midterm

AGI – La sconfitta dei repubblicani alle elezioni di midterm negli Stati Uniti preoccupa anche il centrodestra italiano. A pesare sul risultato, secondo Donald Trump e il vicepresidente JD Vance, è stata la guerra in Iran. Una lettura condivisa anche da Giorgia Meloni, che però, secondo fonti parlamentari di Fratelli d’Italia, individua soprattutto nel carovita e nell’aumento dell’inflazione le ragioni del voto americano. Da qui i timori per le prossime elezioni politiche italiane, anche se il partito della premier respinge qualsiasi parallelismo tra la situazione statunitense e quella nazionale.

“Niente parallelismi”, è il messaggio contenuto in un dossier interno di Fratelli d’Italia, recapitato ai parlamentari e visionato dall’AGI. Il documento respinge i tentativi definiti “patetici” della sinistra italiana di “mettere il cappello” sulla vittoria dei democratici e rivendica la tenuta del consenso del partito. FdI, si legge, “cresce nei sondaggi: i più recenti ci danno al 27,8% (con il Pd fermo da settimane attorno al 20%), un valore più alto di quello delle elezioni del 2022 (26%)”.

La linea di Meloni: nessun cambiamento nei rapporti con Washington

La presidente del Consiglio non ha commentato pubblicamente la sconfitta di Trump e intende mantenersi fuori dal dibattito politico americano. La posizione ufficiale del governo è che la linea italiana nei confronti degli Stati Uniti non cambia: Roma resta alleata di Washington e i rapporti tra i due Paesi rimangono ottimi.

Un concetto ribadito anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha tuttavia precisato come “non siamo mai stati trumpiani” e come Meloni “non è una maga, è una destra diversa”.

“Fratelli d’Italia non si lascia andare a tifoserie quando si tratta di elezioni in altri Stati”, si legge nel dossier dell’ufficio studi del partito. “Riteniamo che anche questa sia una forma di ingerenza e, non volendo alcuna ingerenza straniera in Italia, a nostra volta coerentemente evitiamo di essere i primi a farlo. Non si può dire lo stesso della sinistra”.

Secondo FdI, le opposizioni italiane si sarebbero “addirittura lanciate a leggere nelle midterm una presunta sconfitta di Giorgia Meloni. Un dato non solo palesemente inventato ma veramente ridicolo”. Il documento ricorda inoltre le recenti tensioni tra la premier e Trump sulla guerra in Iran, “la stessa guerra che ha molto impattato sugli esiti elettorali delle midterm”.

Il timore del centrodestra per inflazione e caro energia

Fratelli d’Italia rivendica la scelta di affrontare i rapporti con gli Stati Uniti seguendo “sempre il faro dell’interesse nazionale italiano”, mantenendo una prospettiva di collaborazione strategica nell’interesse delle imprese e dei cittadini.

Il dossier sottolinea però come la guerra e le sue conseguenze economiche, dal caro energia all’aumento dei carburanti e dell’inflazione, abbiano determinato un calo dei consensi per i governi occidentali, favorendo le opposizioni che, secondo FdI, sfruttano la difficile congiuntura internazionale per “fare populismo facile e raccattare voti”.

L’unica eccezione a questa tendenza, sostiene il partito, sarebbe proprio il governo Meloni. La premier è convinta che la legge di bilancio abbia cercato di rispondere alle esigenze dei cittadini. Resta però la preoccupazione per il costo della vita. Anche un esponente di primo piano di FdI sottolinea come il carovita rischi di diventare determinante “anche per le Politiche se la situazione non cambia”.

Il dossier FdI: Trump può governare anche con un Congresso ostile

Nel documento interno viene analizzato anche il futuro della presidenza americana dopo la vittoria dei democratici. Trump, che Meloni incontrerà al summit mondiale di Miami a dicembre, potrà continuare a guidare il Paese “nonostante un Congresso avverso”, facendo “largo uso degli ordini esecutivi” e utilizzando il potere di veto per bloccare le iniziative legislative del Congresso.

“Quali sono le implicazioni per l’Italia? Il presidente resta Donald Trump, quindi a livello di rapporti tra esecutivi non ci sono cambiamenti”, sottolinea Fratelli d’Italia.

Il dossier ricorda inoltre che le relazioni tra Italia e Stati Uniti rappresentano storicamente un pilastro della politica estera nazionale, indipendentemente dal colore politico delle rispettive amministrazioni. “Le relazioni transatlantiche rappresentano un fondamentale strategico per entrambe le parti” e vengono rafforzate costantemente, al di là delle posizioni politiche interne.

Una lettura del voto americano condivisa anche dal vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. “Il tema della guerra scatenata con l’Iran, della guerra non chiusa fra Russia e Ucraina, che significa aumento della benzina, della luce, del carrello della spesa, del costo della vita, negli Stati Uniti ha portato tanti repubblicani a votare per i democratici”, ha osservato. “L’Italia ha un’altra storia e noi stiamo affrontando in maniera diretta l’aumento dei costi”, ha aggiunto Salvini, auspicando che il risultato elettorale spinga Trump ad accelerare la conclusione dei conflitti, che provocano morti e aumentano il costo della vita. Nel centrodestra, tuttavia, resta il timore per quello che viene definito “effetto imprevedibilità”: la possibilità che il presidente americano torni a sostenere una linea di maggiore pressione nei confronti di Teheran, con nuove ripercussioni sulla situazione internazionale e sui prezzi dell’energia.

Schlein: “Un segnale di speranza”. Conte: “Protesta contro le guerre”

Di segno opposto la lettura delle opposizioni, convinte che l’onda democratica americana possa avere conseguenze anche sul quadro politico italiano. La vittoria dei democratici alle elezioni di midterm negli Stati Uniti “è un segnale di speranza”, ha affermato la segretaria del Pd, Elly Schlein. “Ora sta a noi lavorare per battere queste destre che nel mondo stanno portando guerre, recessione, inflazione, caos e ingiustizie”.

Per il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, “dalle piazze italiane ed europee fino al voto negli Stati Uniti si leva forte la protesta contro le guerre, contro il riarmo, contro i rincari”. Anche il leader di Azione, Carlo Calenda, parla di un segnale di speranza. Per il presidente di Italia Viva, Matteo Renzi, “in Italia il discrimine sarà chi sta con i dem e chi con i Maga”. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, attaccano invece Tajani, accusandolo di prendere le distanze da Trump per convenienza politica, dopo aver mostrato in passato un atteggiamento di subordinazione nei confronti di Washington.

“La sinistra esulta perché non vince in Italia”, replica il capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza. Il ministro Francesco Lollobrigida sottolinea invece che “ogni popolo è libero di scegliere i suoi rappresentanti e gli Usa sono una grande nazione democratica”. Sulla stessa linea Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: “Il voto conferma la forza e il valore della democrazia americana”.

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