AGI – Una recente ricerca dice che nell’80% dei femminicidi i giornali pubblicano le foto delle vittime, e la percentuale sale se le vittime hanno un’età compresa tra i 14 e i 35 anni (si arriva al 97% dei casi…), per poi scendere al 74% quando le vittime hanno più di 36 anni e arriva a dimezzarsi, 39 per cento, se le stesse sono over 65. Quasi fosse una legge di mercato, tra domanda e offerta di immagini, ovvero di curiosità o addirittura pruderie.
Il pesante dato di quell’80% è nel rapporto presentato oggi dall’Osservatorio STEP nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la sala Walter Tobagi nella sede della Fnsi e dal titolo “I media raccontano la violenza sulle donne, parole immagini contro stereotipi e pregiudizi” in occasione della settimana contro le violenze sulle donne, o contro la violenza di genere.
Cos’è l’Osservatorio STEP
L’Osservatorio STEP è una struttura nazionale e indipendente sulla rappresentazione sociale della violenza maschile sulle donne nel racconto dei media e sul Manifesto di Venezia e nasce da un accordo di collaborazione scientifica tra il Dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione dell’Università La Sapienza e le Commissioni Pari Opportunità (CPO) della Fnsi, del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, dell’Usigrai, di GIULiA (Giornaliste Unite Libere Autonome) e il Dipartimento di Economia, Ingegneria, Società e Imprese dell’Università della Tuscia.
La narrazione stereotipata nei media
La pubblicazione delle foto in quella successione anagrafica (delle vittime) porta – è stato rilevato – al rischio concreto negli organi di informazione di “cadere ancora una volta in una narrazione stereotipata che attribuisce la causa della morte (ovvero lo scatenarsi dell’omicida, ndr) alla giovinezza e alla bellezza delle vittime, ed anche al loro potere seduttivo o erotico visto in base alle pose fotografiche. Spesso è capitato di sentire infatti anche in persone ‘normalmente’ razionali commenti – vedendo le foto delle vittime – del tipo “ma hai visto com’era vestita, come si atteggiava?”, e ingenerando così un circolo vizioso anche nei media.
Il “no” delle donne e il cambiamento culturale
L’Osservatorio STEP sottolinea nella sua ricerca che sui “no” delle donne, anche quelle che sono poco più che bambine, viene messa spesso una pietra tombale da giovani uomini che non sanno riconoscere la libertà dell’altra. E questo – dice l’Osservatorio STEP – “fatica ad emergere nei media, nella scelta delle parole e delle immagini, e, invece, è la svolta indispensabile per attivare cambiamenti culturali, tanto più necessari quando la violenza, nelle sue diverse forme, ha per vittime giovani donne e minori.”



