AGI – A più di 40 anni dalla fine della caccia commerciale alle balene, nell’Atlantico sudorientale si registra un significativo aumento degli avvistamenti delle specie di balene più grandi al mondo.
È quanto emerge da uno studio pubblicato sull’African Journal of Marine Science e condotto dagli scienziati del Centro di statistica per l’ecologia, l’ambiente e la conservazione della University of Cape Town e della Stellenbosch University. Il team, guidato da Bridget James e Simon Elwen, ha analizzato oltre 60 anni di dati relativi ad avvistamenti e spiaggiamenti confermati al largo delle coste occidentali di Namibia e Sudafrica.
Le specie analizzate
Il gruppo di ricerca si è concentrato sulle balenottere azzurre antartiche, scientificamente Balaenoptera musculus intermedia, e sulle balenottere comuni, o Balaenoptera physalus quoyi. Questi cetacei furono tra le principali vittime della caccia industriale alle balene.
L’impatto della caccia industriale
Tra il 1913 e il 1978, stimano gli studiosi, furono uccise circa 350 mila balenottere azzurre e 725 mila balenottere comuni, con conseguenze devastanti per le popolazioni. Sebbene questi mammiferi marini siano ancora considerati a rischio, le loro popolazioni mostrano oggi un lento incremento annuale.
Specie difficili da monitorare
Gli autori sottolineano inoltre che si tratta di animali difficili da studiare, perché percorrono grandi distanze e trascorrono gran parte della loro vita nelle acque antartiche.
L’area di studio
Nell’ambito dell’indagine, i ricercatori hanno raccolto dati relativi ad avvistamenti e spiaggiamenti registrati tra il 1964 e il 2025, concentrandosi sull’ecosistema di risalita delle acque di Benguela, una regione ricca di nutrienti al largo della Namibia e della costa occidentale del Sudafrica, per comprendere meglio le tendenze di presenza e la stagionalità delle specie.
I numeri degli avvistamenti
Per le balenottere azzurre, riportano gli studiosi, sono stati registrati 12 avvistamenti, uno spiaggiamento e cinque segnalazioni aggiuntive. Per le balenottere comuni, invece, i ricercatori riferiscono 76 avvistamenti e sei spiaggiamenti.
Un aumento recente
Sebbene il numero complessivo di esemplari osservati resti basso, precisano gli autori, gli avvistamenti di entrambe le specie sono aumentati notevolmente negli ultimi anni e il 95 per cento delle osservazioni è stato registrato a partire dal 2012.
Segnali di ripresa
“I nostri risultati – afferma James – forniscono prove importanti del fatto che questi giganti dell’oceano si stanno lentamente riprendendo dal devastante impatto della caccia commerciale alle balene del XX secolo, che li aveva spinti sull’orlo dell’estinzione”.
Espansione dell’areale
“Con la lenta ricostruzione delle popolazioni – aggiunge Elwen – ci aspettiamo che queste balene tornino gradualmente a occupare parti del loro areale storico. L’aumento degli avvistamenti e degli spiaggiamenti è coerente con questa ripresa, anche se un contributo potrebbe derivare dall’intensificazione delle attività di osservazione in mare”.
Le prospettive future
Nel complesso, osservano gli esperti, il lavoro evidenzia una certa resilienza delle specie, che restano comunque vulnerabili alle moderne pressioni antropiche. Nei prossimi anni, concludono gli autori, sarà importante ampliare il monitoraggio acustico passivo, aumentare il numero di osservatori addestrati nei settori commerciali e integrare i dati sulla distribuzione delle balene nella pianificazione spaziale marina, così da sostenere questa lenta ma significativa ripresa.



