venerdì, Maggio 24, 2024
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MARIO COLAMARINO: IL PRIDE 2023 PER FARE LA DIFFERENZA

Centinaia di migliaia di persone hanno affollato il centro di Roma lo scorso sabato 10 giugno: una manifestazione che segna un punto importante nella storia dei diritti LGBT+

Il 10 giugno è stato il giorno del Pride, dei diritti civili e contro ogni forma di omofobia. E a rispondere all’appello sono state migliaia di persone, arrivate da tutta Italia: musica, balli, baci, all’insegna di un inno: “Viva il Pride, Viva l’amore!”

Noi di Equall abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Mario Colamarino, presidente del Circolo Mario Mieli.

Pride 2023. Qual è il messaggio che si è voluto e si vuole trasmettere, e quali le differenze rispetto al Pride dello scorso anno?

Il Pride dell’anno scorso portava ovviamente delle rivendicazioni molto forti ed era ancora forte la delusione per l’affondamento del Ddl Zan. Quest’anno, però, è stato molto più semplice individuare un interlocutore negativo, per così dire, ovvero il governo Meloni in carica. Ci troviamo in un vero e proprio stato di emergenza politica, e il gesto stesso di sfilare per le strade di Roma, riappropriarci degli spazi urbani e ricordare a tutt3 la nostra esistenza è stato identificato come un gesto di resistenza politica e civile. Lo slogan di quest’anno è proprio QUEERESISTENZA, ovvero la rivendicazione della nostra esistenza, agli occhi di chi vorrebbe negarla in tutte le sue componenti – in particolare quella transgender e delle famiglie arcobaleno, maggiormente sottoposte ad attacchi istituzionali in questi mesi. Quello che vogliamo sia chiaro alla politica è che non staremo a guardare ma continueremo a rivendicare i nostri diritti.

Attualmente, come si potrebbe concretamente aiutare/migliorare la situazione del bacino LGBTQ+?

Oltre alle ovvie modifiche legislative, probabilmente uno dei punti nodali al momento è il sostegno ai centri antidiscriminazione che esistono in tutta Italia e che rappresentano spesso nelle città gli unici luoghi in cui qualunque membro della nostra comunità può trovare aiuto.

Quello che è successo con la vicenda del patrocinio prima concesso e poi tolto dalla Regione Lazio ha riacceso gli animi di lotta della comunità. Come si spiega la revoca della Regione Lazio del patrocinio alla manifestazione?

Sin da subito ci è sembrato un pretesto, dato che il documento politico del Roma Pride – accusato di nascondere rivendicazioni in merito alla Gpa – era disponibile da tempo sul nostro sito. Il ritiro del patrocinio è quindi dovuto all’intervento dei ProVita, che hanno chiesto al Rocca di tornare sui propri passi, facendo pesare con forza il loro appoggio elettorale. Un atto indebito che nega il principio per cui chi fa parte delle istituzioni deve rappresentare tutta la cittadinanza, e non solo una parte.

Cosa consiglierebbe, oggi, ad un ragazzo/a gay?

Di non avere paura, di camminare a testa alta e di non vergognarsi mai della propria identità e soggettività.

Cosa farà d’ora in avanti la comunità LGBTQ+ per farsi ascoltare?

La comunità LGBTQIA+ continuerà a fare ciò che ha sempre fatto, esercitando pressione sulle forze politiche e controllando che non vengano erosi i nostri diritti faticosamente conquistati negli anni. È fondamentale l’appoggio della società civile, che abbiamo potuto ravvisare nell’intervento dei sindaci al nostro fianco per quel che riguarda la trascrizione degli atti di nascita dei figli e delle figlie delle coppie omogenitoriali, nonché della Sinistra che vorrà appoggiare le nostre battaglie con convinzione e senza tirarsi indietro.

Il Roma Pride, secondo Colamarino, «è la festa non solo della nostra comunità, ma di tutta la città, un grande evento per i diritti che noi vogliamo che cresca sempre di più e diventi sempre più internazionale». Una manifestazione, questa, per “resistere ed esistere”, per dire a voce alta: “Esisistiamo, e ne siamo orgogliosi”.

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