AGI – Il processo Becciu ricomincia da capo ma davanti alla Corte di Appello. “Rinnovazione del dibattimento“: è quanto ha ordinato la Corte di Appello del Vaticano (presidente monsignor Alejandro Arellano Cedillo) che ha decretato la “nullità relativa” del primo grado del processo Becciu. L’Ufficio del Promotore di Giustizia deve depositare in Cancelleria tutti gli atti e i documenti e il Tribunale ha fissato per il 22 giugno la comparizione delle parti al fine di fissare il calendario delle prossime udienze. La Corte nell’ordinanza accoglie alcune istanze e stabilisce dunque che si ricominci dal dibattimento ma davanti alla Corte d’Appello, precisando che “non dichiara la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza. Questi infatti mantengono i propri effetti”. La questione riguarda, tra i vari rilievi, il mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio da parte del Promotore di giustizia.
Emergono elementi di forte rilievo giuridico dall’ordinanza della Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano nell’ambito del processo che vede imputato il cardinale Angelo Becciu. Dalle pagine del provvedimento si delinea una linea interpretativa netta: la tutela del diritto di difesa dell’imputato viene indicata come principio centrale e inderogabile, la cui violazione può determinare la nullità del procedimento. Il Collegio richiama esplicitamente una consolidata tradizione giuridica, sottolineando come la mancata concessione del termine di legge per l’esame della documentazione depositata in cancelleria costituisca una lesione del diritto di difesa. Un principio già affermato in diverse pronunce della giurisprudenza italiana del primo Novecento e qui ripreso come riferimento interpretativo.
Legali Becciu, avevamo ragione, violato diritto difesa
“Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto”. Lo affermano gli avvocati del cardinale Angelo Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo.
Il diritto alla conoscenza degli atti
Uno dei passaggi più significativi riguarda il diritto dell’imputato e dei suoi difensori ad avere piena conoscenza degli atti. L’ordinanza richiama il canone 1598 del Codice di diritto canonico, stabilendo che il giudice deve consentire alle parti di prendere visione della documentazione, salvo eccezioni limitate e ben definite. Secondo la Corte, questo principio è “profondamente radicato” nell’ordinamento canonico e rappresenta una condizione essenziale per garantire il contraddittorio. In assenza di tale garanzia, il procedimento rischia di essere compromesso nella sua validità.
Le conseguenze della nullità e la rinnovazione del dibattimento
L’ordinanza affronta poi un altro punto cruciale: le conseguenze della eventuale nullità. Il Collegio afferma che, in presenza di vizi che incidono sul diritto di difesa, il giudice d’appello deve procedere alla rinnovazione del dibattimento. Non si tratta di una scelta discrezionale, ma di un passaggio necessario per ristabilire condizioni processuali adeguate alla ricerca della verità. Il nuovo dibattimento viene descritto come uno strumento indispensabile quando quello precedente risulti “non idoneo” per difetti intrinseci o estrinseci.
Il riferimento alla giurisprudenza italiana
In assenza di precedenti specifici vaticani su casi analoghi, la Corte d’Appello fa riferimento alla giurisprudenza della Corte di Cassazione italiana relativa al periodo in cui era in vigore il codice Finocchiaro-Aprile. Da tali pronunce emerge un orientamento chiaro: nei casi di nullità assoluta verificatasi già nella fase istruttoria, il giudice di secondo grado deve procedere direttamente a un nuovo dibattimento, senza limitarsi a una semplice revisione degli atti.
Implicazioni per il processo Becciu
Le indicazioni contenute nell’ordinanza rappresentano un passaggio delicato per il processo Becciu. Il riconoscimento di possibili vizi legati al diritto di difesa potrebbe incidere profondamente sull’impianto del procedimento e sui suoi sviluppi futuri. Il documento, infatti, non si limita a una valutazione tecnica, ma richiama principi fondamentali del giusto processo, evidenziando come la trasparenza e l’accesso agli atti siano condizioni imprescindibili per la legittimità dell’azione giudiziaria.



