martedì, Aprile 21, 2026
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Psicoterapia e IA, le sette regole per l’uso

AGI – L’Intelligenza Artificiale (IA) non è un nuovo terapeuta. È uno strumento che può rafforzare l’ecosistema della cura, a condizione di restare sotto responsabilità professionale umana, al servizio della relazione terapeutica e della dignità della persona.

Il ruolo dell’IA nella psicoterapia

In psicoterapia, la tecnologia è eticamente e deontologicamente legittima solo nella misura in cui resta al servizio della relazione, della responsabilità e della dignità della persona. Questa la tesi centrale del “Manifesto sulla salute mentale e l’Intelligenza Artificiale” a cura del Comitato Direttivo della Consulta delle Scuole Italiane di Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, che si presenta oggi a Roma nell’ambito del Convegno nazionale “Intelligenza Artificiale e Psicoterapia, organizzato dalla stessa Consulta in collaborazione con l’Universita’ Pontificia Salesiana.

Evidenze scientifiche e limiti

Il Manifesto individua limiti e possibilità dell’IA nell’ambito terapeutico soffermandosi in particolare sulle evidenze empiriche. A tal proposito la letteratura scientifica mostra che chatbot e agenti conversazionali producono riduzioni dei sintomi ansiosi e depressivi nel breve periodo, soprattutto in contesti sub-clinici. Gli effetti pero’ tendono a non mantenersi nel tempo: i tassi di abbandono sono elevati, i follow-up brevi, i benefici profondi rari.

Chi beneficia maggiormente

I profili di pazienti che traggono maggiore beneficio dall’IA sono quelli con disagio lieve-moderato o con barriere all’accesso ai servizi tradizionali. Per pazienti con bisogni clinici complessi, la psicoterapia relazionale rimane superiore.

I sette principi del Manifesto

Sulla base di questi risultati e sulla base di un’analisi anche delle questioni giuridiche in campo – come quelle legate alla privacy – il Manifesto indica sette assi operativi fondamentali:

  • 1) supervisione clinica continua, specialmente con adolescenti e anziani;
  • 2) trasparenza e spiegabilita’ degli strumenti utilizzati;
  • 3) protezione rigorosa dei dati di salute mentale
  • 4) monitoraggio degli esiti a lungo termine;
  • 5) contrasto ai bias algoritmici per garantire equita’ nell’accesso
  • 6) formazione critica dei professionisti
  • 7) consenso informato autentico, continuo e revocabile

“Nel loro insieme – si legge nel Manifesto – questi principi delineano una direzione chiara: l’Intelligenza artificiale non deve essere pensata come un nuovo terapeuta, ma come un possibile strumento all’interno di ecosistemi di cura umani, responsabili e regolati”. 

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