martedì, Aprile 28, 2026
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Qual è il ruolo del fruttosio nelle malattie metaboliche

AGI – Il fruttosio potrebbe svolgere un ruolo chiave e finora sottovalutato nello sviluppo di obesità, sindrome metabolica e altre malattie croniche. Lo evidenzia un report guidato da Richard Johnson della University of Colorado Anschutz, pubblicato su Nature Metabolism. Lo studio analizza l’impatto dei principali dolcificanti alimentari, come il saccarosio e lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, evidenziando come questo zucchero abbia effetti metabolici distinti rispetto al glucosio. In particolare, il fruttosio agisce come un segnale metabolico capace di promuovere la produzione e l’accumulo di grasso in modo diverso rispetto ad altre fonti caloriche.

Cos’è il fruttosio

“Il fruttosio non è solo un’altra caloria – premette Johnson -. Funziona come un segnale che stimola la sintesi e lo stoccaggio dei lipidi attraverso meccanismi specifici”. Secondo i ricercatori, il metabolismo del fruttosio bypassa alcuni passaggi regolatori fondamentali dei processi energetici cellulari, favorendo un aumento della sintesi lipidica, una riduzione delle riserve energetiche e la produzione di composti associati a disfunzioni metaboliche.

Le patologie associate

Nel tempo, questi effetti possono contribuire allo sviluppo della sindrome metabolica, che include obesità, insulino-resistenza e rischio cardiovascolare. Un elemento rilevante riguarda anche la produzione endogena di fruttosio: l’organismo umano è infatti in grado di generarlo a partire dal glucosio, suggerendo che il suo ruolo nelle malattie metaboliche possa essere più ampio rispetto al solo apporto dietetico.

I risultati si inseriscono in un contesto di crescente preoccupazione per l’aumento globale di obesità e diabete. Nonostante in alcune aree si registri una riduzione del consumo di bevande zuccherate, l’assunzione complessiva di zuccheri liberi rimane elevata e in crescita in diverse regioni del mondo. Gli autori sottolineano inoltre che il fruttosio potrebbe aver avuto in passato una funzione evolutiva utile, favorendo l’accumulo di energia in condizioni di scarsità alimentare. Tuttavia, nell’attuale contesto di abbondanza, questi stessi meccanismi contribuiscono allo sviluppo di patologie croniche. 

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