AGI – Nell’Inghilterra tra Seicento e Settecento, il cappello non era solo un accessorio, ma un potente simbolo sociale e politico: rifiutarsi di rimuoverlo davanti a un’autorità poteva rappresentare un atto di sfida e ribellione. A descrivere le diverse sfumature di significato che questo apparentemente semplice accessorio poteva avere uno studio, pubblicato sul The Historical Journal, condotto dagli scienziati dell’Università di Warwick. Il team, guidato da Bernard Capp, ha esaminato in che modo il gesto di levare il cappello sia passato da un segno di rispetto gerarchico a uno strumento di protesta politica.
Nell’Inghilterra del Seicento, spiegano gli esperti, togliere il cappello in presenza di un’altra persona era una norma sociale, un modo chiaro di manifestare rispetto. Durante il periodo della guerra civile inglese, però, riportano gli autori, questo gesto, o meglio, il rifiuto di osservarlo, divenne una forma di protesta contro l’autorità politica e religiosa, tanto che i radicali e i membri di alcuni movimenti religiosi scelsero di non adempiere alla norma sociale. Ad esempio, commentano gli scienziati, il re Carlo I rifiutò di rimuovere il cappello davanti al tribunale che lo giudicava.
Consenso popolare e valore culturale del cappello
In alcuni casi, sottolineano gli autori, togliere l’accessorio davanti a persone comuni divenne un modo strategico per ottenere consenso popolare. Il lavoro mostra anche il valore culturale del cappello nella vita quotidiana. Un episodio emblematico racconta di un padre che, per punire il figlio, gli confiscò tutti i cappelli: il giovane, per evitare la vergogna di uscire a capo scoperto, rimase chiuso in casa per mesi. Nel Settecento, continuano gli esperti, il cappello era associato alla rispettabilità sociale.
Aneddoti storici e rispettabilità nel settecento
Un altro aneddoto descrive il comportamento di alcune vittime di rapine che imploravano di poter tenere o recuperare almeno il cappello. “Prima delle guerre civili – scrivono gli autori – togliersi il cappello significava riconoscere il proprio posto nella società, ma divenne un gesto di sfida politica. Se ci pensiamo, anche oggi il modo in cui ci vestiamo risulta strettamente correlato al modo in cui vediamo noi stessi e il mondo”.
Dinamiche sociali e interpretazione dei simboli quotidiani
“Comprendere i cambiamenti nei significati profondi che gli oggetti di uso quotidiano assumono – concludono gli scienziati – ci aiuta a interpretare meglio le dinamiche sociali e culturali del passato, ma anche il modo in cui oggi esprimiamo identità e valori attraverso simboli apparentemente semplici, come la scelta di un vestito”.



