AGI – Resta al centro delle polemiche il futuro di Report e del suo conduttore Sigfrido Ranucci.
A margine del suo spettacolo “Diario di un trapezista” a Cerveteri, il giornalista è intervenuto con fermezza sulle ultime indiscrezioni che lo darebbero a rischio rimozione dalla guida dello storico programma d’inchiesta della Rai.
Il futuro di Ranucci e di Report
Il professionista non sembra avere dubbi “Un eventuale ridimensionamento o uno spostamento ad altre testate della Rai per me sarebbe un tornare indietro”, ha chiarito Ranucci. “Se sposti Sigfrido Ranucci perché non lo ritieni consono per una trasmissione d’inchiesta lo mandi a formare altri 100 Sigfrido Ranucci per poi spostarli? Non ha senso”.
A chi gli chiede se sia pronto a rassegnare le dimissioni in caso di un allontanamento forzato dalla trasmissione, il giornalista non nasconde le sue riserve: “Vediamo quali sono le offerte che faranno e farò le mie valutazioni. Certo non torno indietro dopo la mia storia, lo devo alla mia famiglia e a tutto quello che ha dovuto subire, compresa la bomba sotto casa”. E con amara ironia aggiunge: “C’è qualcosa di meglio di Report? Tu accetteresti qualcosa? È la trasmissione migliore della storia. Cosa c’è di meglio? Forse uno spazio informativo dentro Sanremo? La vedo dura”.
Sul margine di una sua permanenza alla conduzione del programma,infatti, Ranucci appare pessimista: “No, non credo che sia questa l’intenzione”.
E commentando il post social pubblicato nel pomeriggio contro la Rai, ha aggiunto: “Mi sembra che sono decisi a spostarmi. Non è la prima volta che tentano. Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l’intervista di Borsellino. Hanno tentato di farlo con l’inchiesta su Fallujah nel 2005, poi quando c’è stata la storia dell’Autogrill e adesso ci riprovano”.
Sigfrido Ranucci a Cerveteri, video di Thomas Cardinali
La redazione e il suo percorso
Nonostante le tensioni, rivendica il valore della sua redazione e la stabilità del proprio percorso professionale: “La squadra di Report, non vi voglio sconvolgere dicendo questo, è sempre stata una redazione molto vivace e dai tempi di Milena Gabanelli. Però è una squadra composta da persone che hanno mostrato la loro lealtà nei pezzi e nelle inchieste. Non è importante la lealtà nei miei confronti, è importante la lealtà nei confronti del pubblico e della trasmissione. Io non voglio essere un puro, non ci tengo neanche”.
Ranucci e “la coscienza a posto”
Il giornaliste, inoltre, ha difeso con orgoglio il lavoro svolto durante la sua carriera in viale Mazzini: “Io sono tranquillissimo perché ho la coscienza a posto, sono 35 anni che sono in Rai, sono nato come assistente al programma, non ho avuto sponsor politici né di sindacato, ho fatto il mio percorso grazie a delle persone che ho incontrato sulla mia strada, Roberto Morrione e Milena Gabanelli”. “Sono stato inviato, sono stato caporedattore, ho condotto e sono stato autore di varie trasmissioni”, ha rimarcato in conclusione Ranucci, “tra cui la migliore della storia del giornalismo d’inchiesta italiano perché Report è la trasmissione più premiata e io sono il giornalista più premiato della storia della Rai. Ho attraversato indenne oltre 240 atti di citazione, querele e mediazioni. Ho tenuto alto l’onore della Rai e tutto questo mettendo a repentaglio la mia vita, quella dei miei cari e anche dei miei inviati. Quindi io ho la coscienza a posto”.
Le repliche su Lavitola e l’inchiesta sull’attentato
Sollecitato dai cronisti sulle presunte omissioni relative agli avvertimenti ricevuti da Valter Lavitola su un possibile attentato, Ranucci ha chiarito la propria posizione, sottolineando che “Spiegherò agli inquirenti. Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola l’avrei denunciato. Ho sempre denunciato anche cose che riguardavano me. Voi siete padroni di fare tutti i collegamenti che volete. Io quello che ho da dire, per rispetto ai magistrati, lo dirò loro”.
Rispondendo poi alle contestazioni sui contatti con figure controverse, ha aggiunto: “Se non l’avessi ammessa, sarebbero usciti gli atti e sarebbe emersa l’amicizia. Ma che vi devo dire? Non c’erano degli elementi precisi. Io non sono puro, io sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino, perché faccio questo. Se potessi andrei a cena con Totò Riina”.
Sui dettagli dell’indagine per la bomba mossa contro la sua abitazione lo scorso ottobre, il giornalista ha messo poi un punto fermo: “Niente domanda sull’inchiesta giudiziaria. Siccome la bomba l’hanno messa a casa mia e dove c’era mia figlia io ho interesse che la giustizia vada avanti e fino in fondo, quindi non do informazioni che riguardano l’inchiesta giudiziaria. Io rispondo ai magistrati”.
Le reazioni politiche e la vicinanza della gente
Interpellato sulla differente reazione dei partiti e sulla mancanza di una solidarietà pubblica immediata da parte del Pd rispetto a quella del M5S, Ranucci ha minimizzato: “Io personalmente ho ricevuto tantissima solidarietà anche da gente che non avete idea. Poi la solidarietà io la ricevo dalla gente, dove vado vado, ho tantissime manifestazioni di solidarietà”. E sul clima aziendale interno ha chiosato: “Se mi sento isolato in Rai? Ho tanti amici clandestini che mi scrivono, hanno paura anche”.
Rispondendo a chi gli chiedeva del futuro della trasmissione, Ranucci ha difeso inoltre l’identità del programma e della sua squadra: “Io sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti: quindi non vedo perché bisognerebbe ricorrere a delle figure esterne”.
Chi arrivasse da fuori, ha spiegato il conduttore, non avrebbe “la memoria di Report, perché condurre la trasmissione non è semplicemente esserne il volto. Condurre Report significa avere memoria, avere capacità di individuare argomenti che reggono dopo 3-4 mesi, avere la capacità di conoscere il palinsesto e il confronto in prima serata, che è uno scenario competitivo molto, molto difficoltoso”.



