sabato, Aprile 13, 2024
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RENT: No day but today

Rent è un rock musical che si ispira a La Bohème di Puccini e che racconta le vicende di un gruppo di giovani artisti e musicisti squattrinati, autentici Bohémiens contemporanei, che vivono nelle sperdute e degradate periferie di New York, il Lower East Side. Otto protagonisti, otto storie, otto vicende umane che si dipanano nell’arco di un anno e si raccontano al pubblico. Debuttato nel 1996 nell’Off Broadway, lo show ebbe un successo immediato, tanto da venire candidato a ben 10 Tony Awards (ne vinse quattro). Fu un musical rivoluzionario in quanto trattava, peraltro con estrema naturalezza, tematiche difficili quali l’abuso di droga, l’AIDS, l’omosessualità, argomenti che difficilmente si vedevano in teatro ma con i quali la generazione X poteva immedesimarsi, rivendicando una ribellione nei confronti del sistema.

Dunque Rent è un musical gay? Questa è una domanda che è stata posta da molti sin dall’uscita del musical. La risposta a questa domanda non è un semplice sì o un no, poiché ci sono molte opinioni diverse su questo argomento. Alcuni ritengono che Rent sia un gay-musical perché contiene temi e relazioni omosessuali. Altri sostengono che non sia gay perché contiene anche relazioni e temi eterosessuali. La verità è che non esiste una risposta giusta. Noi abbiamo avuto la fortuna di intervistare Mirko Galeotti, regista di una nuova mise en scene italiana, insieme ad una dei protagonisti della compagnia, Sara Pieri

Penso che Rent sia un Musical per tutti, affronta argomenti molto forti ma non solo il rapporto tra persone omosessuali. Rent parla di amore in ogni senso, sia quello omosessuale che eterosessuale, ma anche quello per la vita e per gli amici. – ci spiega il regista. Concorda anche Sara, qui nel ruolo di Maureen Johnson, personaggio bisex di Rent:

 Il musical RENT non è categorizzato esclusivamente come “musical gay”, perché la sua motivazione principale va oltre l’esplorazione di temi LGBTQ+. Sebbene lo spettacolo includa personaggi e trame LGBTQ+, il suo focus più ampio ruota attorno all’amore, all’amicizia, all’arte (…)

La canzone iniziale del musical si chiama, non a caso, Seasons of Love (Stagioni d’Amore). Dunque qual è l’amore di cui parla Rent?

L’amore è rappresentato come una forza potente e trasformativa che unisce le persone, trascendendo le barriere sociali. – ci spiega Sara. 

A questo punto sorge spontanea la domanda: perché fare Rent, oggi, in Italia?

Rent è un Musical molto bello e sicuramente meriterebbe di essere visto in molti più teatri. Le tematiche affrontate sono importanti visto che si parla di persone che affrontano una malattia ad oggi non ancora del tutto risolta. Secondo me potrebbe sensibilizzare molte persone. – afferma Mirko.

Rent nel suo tempo, Rent in questo tempo. Cosa è cambiato e cosa ancora non è cambiato?

Sicuramente, negli ultimi anni c’è stato un aumento del numero di personaggi gay che appaiono nei programmi televisivi e nei film tradizionali. Uno dei vantaggi di avere personaggi gay in televisione è che aiuta ad abbattere gli stereotipi e le idee sbagliate nei confronti delle persone omosessuali.

D’altro canto, le tematiche portate su palcoscenico da Rent hanno avuto un aggiornamento necessario: le tragiche vicende dell’opera pucciniana si adattano e si modificano per la New York degli anni ’90, il che sposta l’asset principale sulla tossicodipendenza. Eppure, ancora oggi Rent ci fa, in qualche modo, risuonare qualcosa dentro. Qualcosa che prescinde dall’epoca o dal contesto. 

Durante una pausa domenicale dalle prove, con alcuni dei ragazzi del gruppo abbiamo fatto un gioco…. un WHAT IF, ossia come sarebbe RENT se fosse ambientato nel 2020. – ci racconta Sara – Ovviamente non si sarebbe più parlato di AIDS/HIV (per il quale sono stati fatti enormi passi da gigante in questo campo) ma di Covid-19. Mark non sarebbe stato un documentarista con una cinepresa a 8mm ma un TikToker, Roger una rock star di youtube, Mimì avrebbe avuto un canale su Onlyfans, Maureen una Live streamer su Twitch, Joanne un’avvocatessa contro il cyberbullismo, Collins un Haker professionista, Angel un attivista per l’uguaglianza dei diritti e dell’inclusività…

E più facevamo brain storming, più ci accorgevamo di quanto la storia continuasse ad avere senso benché le epoche e le situazioni cambiassero.

Chissà, magari potremmo pensare in un futuro riadattamento…

Pur mutata la sua valenza sociale, quindi, “Rent” resta sicuramente un grandioso “tessuto sonoro” capace di emozionarci e, soprattutto, di porci delle domande.

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