giovedì, Settembre 3, 2026
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Ronchi: “‘Scarpe rotte’ non in concorso a Venezia? Giusto così”

AGI – Raccontare la guerra e le sue atrocità rifugiandosi in una “casa di bambola“, affidando a un paio di calzature logore il compito di esprimere paure e desideri. È l’anima di Scarpe rotte, il film di Roberta Torre con Barbara Ronchi, presentato come film d’apertura della sezione Notti Veneziane nell’ambito delle Giornate degli Autori, che indaga la resistenza intima mentre fuori dalla finestra c’è la guerra.

“Le scarpe rotte sono quel che resta dopo che uno ha fatto un lungo percorso”, spiega ad AGI la regista Roberta Torre, rivelando che l’opera prende le mosse da un racconto di Natalia Ginzburg. Nel film, due donne si chiudono in casa durante la guerra per pensare a tutt’altro: “Attraverso le scarpe raccontano la paura, il desiderio e il timore di quello che sta capitando nel mondo”.

Barbara Ronchi: le scarpe come memoria del dolore e delle persone perdute

Per Barbara Ronchi, le scarpe ferite, logore e sporche di terra rappresentano invece “qualcosa che non si vuole riparare”, un modo per non dimenticare “quello che si è passato” e per ricordare “le persone che non ci sono più”. Un isolamento, quello della protagonista Clara, che cerca di usare l’immaginazione per non impazzire mentre fuori infuria l’orrore. Un monito che guarda inevitabilmente ai conflitti di oggi: “Le guerre sono la parte peggiore di un mondo, dove l’umanità dà sfogo alle brutture più orrende”, sottolinea l’attrice. “Noi dobbiamo capire da che parte stare nella storia”.

Una sola donna in gara per il Leone d’oro: regista e attrice si dividono

A tenere banco al Lido è però anche la presenza di una sola donna in gara per il Leone d’oro. Su questo punto, le posizioni della regista e dell’attrice si dividono, pur puntando allo stesso obiettivo.

Torre: «Siamo superiori numericamente, ma minoranza nell’espressione»

Per Roberta Torre si tratta di un’anomalia culturale e sociale: la voce delle donne non dovrebbe essere vista come una questione di importanza, ma “dovrebbe essere naturale, fondante di qualsiasi occasione”. “Siamo superiori numericamente agli uomini”, osserva la regista. “Quindi è molto strano che una maggioranza numerica si sia poi rivelata una minoranza in termini di espressione“.

Ronchi: il vero nodo è nei finanziamenti e nei progetti di peso

Decisamente più legata alle dinamiche industriali e produttive la lettura di Barbara Ronchi, che in primo luogo allontana le polemiche sul loro specifico lavoro: “Non credo che Scarpe rotte fosse un film da presentare in concorso, credo che anzi avrebbe fatto uno sbaglio ad andare lì”. Secondo l’attrice, il vero nodo della disparità risiede nei finanziamenti alla base della filiera cinematografica: “Il festival è un punto d’arrivo, ed è chiaro che arrivano dei film molto grossi. Sarebbe bello vedere sempre di più donne a capo di progetti così grossi. In questo momento mi interesserebbe molto di più che le donne fossero a capo di progetti più importanti, perché ne sono capaci”.

 

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