martedì, Novembre 3, 2026
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Settant’anni di IA in sei puntate, ‘L’intelligenza del futuro’ arriva su RaiPlay

AGI – Settant’anni fa un informatico americano, John McCarthy, coniò un termine che oggi è diventato uno dei più popolari e utilizzati nel mondo: “intelligenza artificiale”. Da qui parte ‘L’intelligenza del futuro’, la docuserie in sei puntate da trenta minuti prodotta da San Marino RTV, disponibile da oggi, martedì 3 novembre, su RaiPlay. In tv va in onda dal 5 novembre, ogni giovedì alle 22, sul canale 550. Il progetto è di Paolo Alberti, la cura di Valentina Antonioli, la regia di Angelo Vitale, con la supervisione editoriale del direttore generale Roberto Sergio. L’obiettivo è spiegare l’AI a un pubblico non specialistico, senza mitizzarla.

Dalle origini al machine learning

Il racconto parte dalle origini, dal test di Turing ai pionieri fino al machine learning, per mostrare che dietro l’apparente magia ci sono matematica, modelli e approssimazioni. La seconda puntata entra nelle macchine, tra dati, algoritmi e reti neurali, fino al confine con le ipotesi di intelligenza artificiale generale e superintelligenza. La terza affronta i pregiudizi: un sistema eredita i limiti dei dati e di chi lo progetta, e resta aperta la domanda su chi risponda quando a decidere è un algoritmo.

L’AI generativa e i suoi rischi

Con la quarta si passa all’AI generativa. Si parla di architettura Transformer, modelli linguistici, prompt e allucinazioni, ma anche del rischio di “model collapse“, dei costi ambientali e degli attacchi informatici via prompt injection. La quinta guarda al lavoro: le professioni che scompaiono e quelle che nascono, il rischio di perdere competenze e la manodopera sottopagata, sparsa nel mondo, che serve ad addestrare i sistemi. La sesta si occupa di droni, armi autonome e sorveglianza, del potere delle big tech e della sfida europea di tutelare diritti e sicurezza senza fermare la ricerca.

Le voci della docuserie

Tra le voci ci sono il matematico Alfio Quarteroni, accademico dei Lincei, e Luigia Carlucci Aiello, considerata la madrina dell’AI in Italia. Poi il filosofo Massimo Cacciari e Roberto Navigli della Sapienza, ideatore di Minerva, primo modello linguistico italiano. Completano il quadro il fisico Roberto Cingolani, fondatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e Amalia Ercoli Finzi, la “Signora delle Comete”, insieme a ricercatori, esperti di cybersecurity e imprenditori del settore.

Il ruolo del servizio pubblico

Come ha spiegato il direttore generale di San Marino RTV, Robert Sergio, “il servizio pubblico deve aiutare le persone a formulare domande” e il futuro dell’AI dipende soprattutto da ciò che gli esseri umani sceglieranno di farne.

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