AGI – Dopo lo shock energetico dovuto alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ora Ue e Fao lanciano l’allarme su un possibile shock alimentare.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha avvertito, in un podcast pubblicato mercoledì, delle ripercussioni che potrebbe avere una prolungata chiusura dello Stretto, che a suo dire rischia di innescare una grave crisi globale dei prezzi alimentari entro sei-dodici mesi. Secondo l’agenzia Onu, la finestra temporale per adottare misure preventive si sta rapidamente chiudendo. Per evitare tale scenario, raccomanda di “stabilire rotte commerciali alternative, esercitare moderazione nelle restrizioni alle esportazioni, proteggere i flussi umanitari e accumulare riserve per assorbire l’aumento dei costi di trasporto”.
La FAO ritiene che le decisioni prese ora da agricoltori e governi in merito all’uso dei fertilizzanti, alle importazioni e ai finanziamenti determineranno se scoppierà o meno una crisi globale dei prezzi alimentari. È il momento, ha affermato Maximo Torero, capo economista della FAO, di “iniziare a pensare seriamente a come aumentare la capacità di assorbimento dei Paesi e accrescere la loro resilienza a questo collo di bottiglia, per minimizzare i potenziali impatti”.
Dello stesso avviso è la Commissione europea, che nei giorni scorsi ha presentato il “Piano fertilizzanti” per rispondere alle richieste degli agricoltori. Il piano, tuttavia, non ha ottenuto il plauso delle categorie interessate, che lo definiscono “deludente” e non in grado di rispondere alla crisi attuale. Confagricoltura, Coldiretti e Cia sono concordi nelle critiche.
Non è la prima volta che l’agricoltura europea affronta difficoltà nell’approvvigionamento dei fertilizzanti: era già accaduto allo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022, e la situazione non è migliorata con le tensioni in Iran. Oggi il costo dei fertilizzanti è ai livelli più alti da allora, ha dichiarato il commissario europeo all’Agricoltura, Christophe Hansen, presentando il piano d’azione alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.
Il costo dei fertilizzanti
“La dipendenza diretta dell’Europa dalle importazioni dal Medio Oriente è limitata, ma i fertilizzanti sono materie prime globali. I prezzi dei fertilizzanti azotati sono circa il 70% più alti rispetto alla media del 2024 e significativamente superiori ai livelli precedenti la pandemia. L’accessibilità economica dei fertilizzanti è ora al livello più basso dal 2022”, ha aggiunto Hansen.
Secondo Eurostat, nel quarto trimestre del 2025 il prezzo medio dei fertilizzanti e degli ammendanti del suolo nell’Ue è aumentato dell’8,0% rispetto allo stesso trimestre del 2024. Nel 2025 i prezzi sono tornati a crescere per quattro trimestri consecutivi. Nell’ultimo trimestre del 2025 aumenti sono stati registrati in 24 dei 27 Paesi Ue: i più significativi in Romania (+16,8%), Irlanda (+15,3%) e Paesi Bassi (+12,1%). I prezzi sono invece diminuiti in Bulgaria (-6,1%), Croazia e Lituania (entrambe -0,2%).
Se nel breve periodo non si registrano problemi di approvvigionamento, le preoccupazioni crescono per il 2027. A breve gli agricoltori decideranno le semine per i raccolti del prossimo anno e potrebbero scegliere colture che richiedono meno fertilizzanti, modificando così la disponibilità dei prodotti per il consumatore finale.
Le azioni proposte dalla Commissione
Nel breve periodo, la Commissione Ue fornirà un consistente pacchetto di sostegno finanziario agli agricoltori colpiti, da presentare a giugno con la modifica del bilancio. Ma per le associazioni agricole non basta: chiedono la sospensione del Cbam, il dazio climatico sui fertilizzanti prodotti in Paesi privi di politiche di decarbonizzazione. Per il commissario Hansen la sospensione non è “una buona idea”, mentre gli operatori la considerano una soluzione “immediata” per alleggerire il carico fiscale.
Apprezzata invece la misura sul digestato, il materiale residuo della fermentazione anaerobica negli impianti di biogas, ricco di nutrienti come azoto, fosforo e potassio e considerato un’alternativa ai fertilizzanti. L’apertura al digestato era stata richiesta a inizio anno dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
Nel lungo termine, la Commissione punta a incentivare l’uso di alternative europee, inclusi fertilizzanti organici, bio-based e sostituti dei prodotti minerali tradizionali. Tra le soluzioni: biomassa di alghe, ammendanti del suolo, soluzioni microbiche, biostimolanti e recupero di azoto e fosforo dai fanghi di depurazione.
Ma aldilà delle intenzioni, anche nobili della Commissione, la sfida reale è contro il tempo, che in agricoltura è un fattore essenziale, evitando che la crisi dei fertilizzanti diventi una crisi alimentare globale.



