AGI – Dopo anni di guerra contro lo Stato islamico e di autonomia di fatto nel nord-est della Siria, le Forze democratiche siriane (Fds), principale formazione armata a guida curda del Paese, hanno annunciato la propria dissoluzione come forza militare indipendente. A comunicarlo è stato il comandante Mazloum Abdi, già capo delle milizie separatiste curde Ypg. L’annuncio rappresenta una svolta importante per la Siria post-Assad e per il futuro dei curdi siriani, ed è stato accolto dalla Turchia come “momento cruciale”. Ankara insiste per una Siria integra e stabile. Le Fds, sostenute per anni dagli Stati Uniti nella lotta contro l’Isis, hanno completato il processo di integrazione nelle forze armate dello Stato siriano, in base all’accordo raggiunto con il governo di Damasco.
“Oggi ci troviamo in un momento storico in cui voltiamo una pagina importante della storia della Siria e iniziamo ad aprirne una nuova, intitolata pace, stabilita’ e ricostruzione”, ha dichiarato Abdi. L’obiettivo, ha aggiunto, è passare “dai campi di battaglia ai campi della costruzione” e “dall’era delle armi all’era della pace”.
La fine delle Fds in Siria
Per anni le Fds sono state una delle principali potenze militari della Siria. La coalizione, dominata dalle forze curde, ha costituito il principale partner terrestre degli Stati Uniti nella guerra contro l’Isis, contribuendo alla riconquista di vaste aree del nord e dell’est del Paese. Parallelamente, le forze curde avevano costruito nel nord-est una struttura politica e amministrativa autonoma, esercitando il controllo su un territorio significativo e sviluppando proprie istituzioni civili e militari.
Quell’esperienza è però entrata in crisi dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024 e il successivo rafforzamento del governo di Damasco guidato da al-Sharaa. A gennaio, le Fds hanno perso gran parte del territorio precedentemente controllato a seguito dell’offensiva governativa. Di fronte al nuovo equilibrio di potere, è stato raggiunto un accordo per l’integrazione delle strutture curde nello Stato siriano, che prevedeva non soltanto l’integrazione militare, ma anche il trasferimento sotto il controllo centrale di importanti istituzioni e infrastrutture del nord-est.
Il futuro per i curdi
La rinuncia a un esercito autonomo è accompagnata da impegni politici sulla tutela dei diritti della popolazione curda, un tema particolarmente delicato dopo mezzo secolo di governo della dinastia Assad. Durante il regime precedente, i curdi siriani furono sottoposti a diverse forme di discriminazione. A una parte della popolazione era stata persino negata la cittadinanza, mentre l’uso pubblico della lingua e l’espressione dell’identità curda erano stati fortemente limitati.
Abdi ha sottolineato che il nuovo governo ha riconosciuto il diritto dei curdi all’istruzione nella propria lingua. Secondo il comandante, le autorità lavoreranno per introdurre l’insegnamento in curdo già nel corso dell’anno. “Vogliamo costruire una nuova Siria per tutti i suoi popoli curdi, arabi, turkmeni e assiri una Siria unita e stabile che protegga il futuro dei suoi figli e garantisca una vita dignitosa ai suoi giovani”, ha affermato. È proprio su questo punto che si giocherà una parte decisiva del futuro dell’accordo: non soltanto se le Fds verranno sciolte formalmente, ma se Damasco sarà effettivamente in grado di garantire i diritti promessi.
Il processo di integrazione è durato più di sette mesi ed è stato rallentato da alcune questioni ancora irrisolte, in particolare sul destino delle armi pesanti e delle Unità di protezione delle donne, le Ypj. Le combattenti curde hanno sostenuto di dover essere integrate nel ministero della Difesa come vere e proprie soldatesse, rivendicando il ruolo svolto nella guerra contro l’Isis. Damasco avrebbe invece offerto loro la possibilità di entrare nel ministero dell’Interno come forze di polizia. La questione è simbolicamente e politicamente importante. Le Ypj sono infatti diventate uno dei simboli della partecipazione femminile alla guerra contro l’Isis e della particolare struttura sociale e politica sviluppata dall’amministrazione curda nel nord-est della Siria.
Da alleati degli Stati Uniti a interlocutori di Damasco
La fine delle Fds e l’integrazione all’interno dell’apparato statale siriano arrivano dopo mesi di scontri tra le milizie curde e l’esercito di Damasco. Le Fds contavano sull’appoggio di Usa e Israele per ottenere il controllo su una parte di Siria. Abdi puntava sulla riconoscenza Usa per la lotta all’Isis e sulla determinazione di Israele a frammentare la Siria e conservare un alleato per infastidire la Turchia. Ma dopo la caduta del regime di Assad la politica americana nell’area è cambiata: gli Stati Uniti hanno progressivamente stretto rapporti con il nuovo governo di Damasco, riducendo così lo spazio strategico a disposizione delle forze curde.
L’inviato americano per la Siria, Tom Barrack, ha attribuito un ruolo centrale al presidente Donald Trump, sostenendo che la sua leadership abbia aperto la strada a un’integrazione delle Fds nello Stato siriano. Barrack ha inoltre affermato che l’accordo prevede ruoli di rilievo nel governo per Abdi e per Ilham Ahmed, figura di primo piano dell’amministrazione curda del nord-est. Damasco non ha però ancora confermato ufficialmente tali nomine. Secondo indiscrezioni riportate dai media locali, Abdi potrebbe diventare consigliere di al-Sharaa, mentre Ahmed potrebbe assumere un incarico nell’amministrazione del Parlamento.
Un nuovo equilibrio per la Siria
La dissoluzione delle Fds potrebbe avere conseguenze che vanno ben oltre il nord-est. Secondo alcuni analisti, l’accordo può contribuire a consolidare l’idea di una Siria unita e ridurre il rischio di nuove guerre tra Damasco e le forze regionali. È positiva la scelta di entrambe le parti di perseguire la strada meno conflittuale dopo la caduta di Assad, e l’accordo potrebbe avere un effetto a catena anche sugli altri gruppi armati presenti nel Paese, rafforzando l’idea che la Siria debba rimanere uno Stato unico, pur riconoscendo la propria diversità religiosa, etnica e linguistica. La fine delle Fds arriva dopo una fase in cui il loro ruolo nella guerra contro l’Isis aveva dato alla formazione curdo-araba un peso internazionale senza precedenti. Le Fds hanno sostenuto il peso di una delle campagne militari più difficili della guerra siriana, combattendo contro l’organizzazione jihadista e gestendo successivamente migliaia di



