domenica, Giugno 16, 2024
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Sorrentino porta la sua Napoli sulla Croisette

AGI – Oggi a Cannes è il giorno di Paolo Sorrentino. Esattamente 20 anni dopo (‘Le conseguenze dell’amorè), nello stesso giorno, debutta sulla Croisette il nuovo film del regista napoletano, ‘Parthenopè, qui per la settima volta a caccia della sua prima Palma d’Oro (ha vinto solo il premio della Giuria nel 2008 per ‘Il divo’). Un film personalissimo, fortemente autobiografico, in linea con quello che sembra essere il suo nuovo motivo ispiratore: la sua vita.

Girato tra Napoli e Capri con una cast internazionale formato da Dario Aita, Celeste Dalla Porta, Silvia Degrandi, Isabella Ferrari, Lorenzo Gleijeses, Biagio Izzo, Marlon Joubert, Peppe Lanzetta, Nello Mascia, Gary Oldman, Silvio Orlando, Luisa Ranieri, Daniele Rienzo, Stefania Sandrelli e Alfonso Santagata il film dal 1950, quando nasce, fino a oggi, ha per protagonista Partenope (Celeste Dalla Porta), che si chiama come la sua città, ma non è una sirena nè un mito. Il film scritto e diretto da Paolo Sorrentino è girato tra Napoli e Capri ed è una co-produzione Italia-Francia.

 

 

Il film è prodotto da ‘The Apartment Pictures’, una società del gruppo Fremantle, e Pathè in associazione con ‘Numero 10’, in associazione con PiperFilm e Saint Laurent. I produttori sono Lorenzo Mieli per ‘The Apartment Pictures’; Anthony Vaccarello per Saint Laurent, Paolo Sorrentino per Numero 10 e Ardavan Safaee per Pathè. Douglas Urbanski è il produttore esecutivo. Il direttore della fotografia è Daria D’Antonio, il Costume Artistic Director è Anthony Vaccarello per Saint Laurent, il costumista è Carlo Poggioli, il montatore è Cristiano Travaglioli, lo scenografo è Carmine Guarino, il casting è di Annamaria Sambucco e Massimo Appolloni. Pathè cura le vendite internazionali del film e lo distribuirà anche in Francia e Svizzera. A24 distribuirà il film in Nord America. In Italia il film sarà distribuito da PiperFilm.

Il film racconta il lungo viaggio della vita di Parthenope, dal 1950, quando nasce, fino a oggi. Un’epica del femminile senza eroismi, ma abitata dalla passione inesorabile per la libertà, per Napoli e gli imprevedibili volti dell’amore. I veri, gli inutili e quelli indicibili, che ti condannano al dolore. E poi ti fanno ricominciare. La perfetta estate di Capri, da ragazzi, avvolta nella spensieratezza. E l’agguato della fine. Le giovinezze hanno questo in comune: la brevità. E poi tutti gli altri, i napoletani, vissuti, osservati, amati, uomini e donne, disillusi e vitali, le loro derive malinconiche, le ironie tragiche, gli occhi un po’ avviliti, le impazienze, la perdita della speranza di poter ridere ancora una volta per un uomo distinto che inciampa e cade in una via del centro. Sa essere lunghissima la vita, memorabile o ordinaria.

 

 

Lo scorrere del tempo regala tutto il repertorio di sentimenti. E li’ in fondo, vicina e lontana, questa città indefinibile, Napoli, che ammalia, incanta, urla, ride e poi sa farti male. “è il procedere del tempo l’ambizioso tema di questo film – spiega Sorrentino nelle note di regia – quello scorrere della vita che contiene l’euforia e la delusione. L’amore e la sua fine. La fine della malinconia e l’inizio del desiderio. Tutto il repertorio dell’esistenza, insomma, laddove è possibile contenerlo in un film – aggiunge – e dunque, col passare del tempo, anche la vita napoletana, sbalorditiva e imprevedibile, si fa stantia. Parthenope è stata abbandonata. Dalla gioventu’, dagli sguardi, dagli addii improvvisi dell’emozione. Il mare di Napoli è diventato solo acqua – spiega il regista – lo stupore si affievolisce. Il grande inganno non inganna piu’. Si resta soli, si diventa quel che si è, diceva Nietzsche”.

 

 

“Allora Parthenope lascia la città, per un luogo piu’ anonimo – racconta il regista – ora è adulta, lavora. Per quarant’anni va a letto presto, come scriveva Proust e come recitava De Niro. Ama troppo poco. Quando ha settantatrè anni e va in pensione, deve cambiare ancora, imparare a vedere il suo passato, il sacro dentro di lei – aggiunge – tornare ad amare troppo. O immaginare di farlo. Dunque, tornare a Napoli, la città snob e selvaggia che non cambia mai e, ancora una volta, dopo tanti anni, sa illudere, regalando, forse, l’unico sentimento che ci tiene in vita fino all’ultimo: la capacità di meravigliarci”. “Allora Parthenope sospira – conclude – come faceva da ragazza”.

 

 

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